Era attesa, le aspettative sono tante, AutoRacer aveva anticipato come l’obiettivo era sempre stato Monza ed alla fine Frederic Vasseur, nella presentazione del Gran Premio d’Italia ha confermato: Ferrari porterà a Monza la Power Unit aggiornata, sfruttando le possibilità di sviluppo fornite dall’ADUO. Questo sarà il secondo, ed ultimo, sviluppo stagionale concesso alla squadra di Maranello per il 2026. Il team di Enrico Gualtieri sta però già lavorando all’unita motrice 2027, che sarà poi la vera rivoluzione rispetto a quanto è stato usato quest’anno. Questo è solo il primo passo verso l’architettura che poi spingerà il progetto 679 del prossimo anno.

Monza, Gran Premio d’Italia e Gran Premio di Casa per la Ferrari. Le aspettative sono sempre alte; quest’anno la SF-26 sta regalando qualche speranza ed ha ottenuto già due vittorie, ma in particolare il motore si sta rivelando un punto debole che frena i sogni di gloria iridati, ma anche di lottare costantemente per vittorie. Ancora non si è riusciti ad ottenere una pole position soprattutto a causa dei cavalli mancanti che creano un importate deficit sui rettilinei.
In Austria ha debuttato un primo aggiornamento valso circa 7-8cv con anche l’aiuto di una benzina Shell aggiornata. In Italia, come già avuto modo di dire, farà il suo debutto una Power Unit modificata principalmente nel turbocompressore e che segue la filosofia che a Maranello hanno deciso per il progetto 2027. L’incremento di potenza atteso si aggira intorno ai 15cv, circa 2 decimi nel tempo della Velocità. Come già spiegato, è l’insieme di cavalli aggiuntivi ma anche un software aggiornato. Con queste Power Unit però il mero numero di cavalli ha un’importanza relativa: l’importante per Ferrari sarà disporre si di più potenza, ma migliorare l’efficienza della PU, il recupero e la gestione dell’energia, la distribuzione della potenza negli allunghi e la guidabilità in uscita (trazione).

Frederic Vasseur non ha mai nascosto che il motore fosse un problema per la SF-26 nei confronti dei rivali, seppur non abbia voluto nemmeno porci troppo l’accento. Qui a Monza debutterà così il penultimo grosso sviluppo di questa stagione (ADUO 2), mentre l’ultimo sarà rappresentato dal grosso pacchetto in elaborazione in fabbrica, che arriverà in autunno. A questi si potranno aggiungere piccoli sviluppi nelle varie tappe, ma è chiaro che tanto del rimanente campionato dipenderà dal motore ADUO 2 e dall’ultimo pacchetto di sviluppi.
Il Team Principal della Rossa presenta così l’appuntamento di Monza, confermando l’introduzione della nuova Power Unit: “Quello di Monza è sempre un weekend molto speciale per la Ferrari. Correre davanti ai nostri tifosi dà a tutta la squadra un’energia incredibile e quest’anno ci sarà un’ulteriore componente emotiva, perché celebreremo Michael Schumacher e l’eredità che ha lasciato nella nostra azienda. La sua instancabile ricerca del miglioramento, l’attenzione ai dettagli e la profonda convinzione nell’importanza del lavoro di squadra sono valori fondamentali per noi ancora oggi. Sul fronte della prestazione, introdurremo una power unit aggiornata nell’ambito delle opportunità di sviluppo previste dall’ADUO. Rappresenta un passo nella giusta direzione, e come sappiamo, questa stagione si gioca molto sui guadagni marginali. Monza è un circuito impegnativo e i valori in campo sono estremamente ravvicinati, quindi la nostra priorità sarà eseguire al meglio ogni aspetto del weekend, fin dal venerdì. Trarremo ulteriore motivazione dalla passione del nostro pubblico di casa e vogliamo regalare ai nostri tifosi un bel weekend.”

Insieme al Team Principal, a presentare e accompagnare la Scuderia al Gran Premio di Monza, anche il Vice Presidente Piero Ferrari: ” Ogni volta che arriviamo a Monza, ciò che mi colpisce di più è il calore dei tifosi. Monza è da sempre un luogo speciale per Ferrari e c’è sempre l’aspettativa che la squadra possa fare qualcosa di speciale, indipendentemente da come sia andata la stagione fino a quel momento. L’atmosfera unica del circuito, il sostegno dei tifosi e la passione che si respira riescono a trasmettere un’energia particolare a tutta la squadra, incoraggiando il team e i piloti a dare il massimo.”
“All’inizio dell’era Schumacher la Ferrari non era ancora nella posizione di poter lottare con continuità per la vittoria, ma Michael riusciva comunque a ottenere grandi risultati grazie alle sue straordinarie qualità. La vittoria di Monza del 1996 ne è un esempio perfetto: fu una prestazione da grande campione, arrivata in un luogo che per Ferrari ha un significato particolare. Credo che quella giornata sia stata importante anche per il rapporto tra Michael e i tifosi. Era alla Ferrari da pochi mesi, aveva già vinto in Spagna e in Belgio, ma vincere a Monza, davanti a quel pubblico, contribuì a creare un legame che negli anni successivi sarebbe diventato sempre più forte. Michael seppe capire cosa significasse correre per Ferrari e quanto fosse importante per i nostri tifosi, e credo che anche per questo sia entrato così profondamente nella loro storia e nel loro affetto.”
“Ai tempi di Michael ci fu un cambiamento importante nel modo di lavorare, è vero. Fino ad allora lo sviluppo della vettura si basava principalmente sulla sensibilità del pilota, sui suoi commenti e sui dati tecnici raccolti in pista. Michael fece un passo ulteriore: iniziò a studiare in maniera approfondita anche se stesso all’interno della vettura. Ricordo che portava a casa il computer con i dati della telemetria per analizzare ogni dettaglio della propria guida, capire dove potesse migliorare e individuare i punti del circuito in cui avrebbe potuto fare la differenza. Questo approccio, estremamente metodico e orientato ai dati, ebbe un impatto profondo sulla cultura Ferrari che si riflette ancora oggi in certe pratiche del team. Naturalmente i tempi erano molto diversi. All’epoca era possibile svolgere molti più test e tutto quel lavoro di analisi serviva a preparare al meglio prove, qualifiche e gara. Oggi i regolamenti limitano molto di più i test, ma il principio resta lo stesso. Michael ha dimostrato quanto fosse importante studiare ogni dettaglio, utilizzare i dati come strumento di miglioramento e prepararsi con la massima attenzione anche lontano dalla pista. Credo che questa capacità di analizzare il proprio lavoro e cercare continuamente qualcosa da migliorare sia una delle eredità più significative che abbia lasciato alla Ferrari.”



