Dopo aver esposto i perché NO – che per lo più sono interrogativi che è lecito porsi visti gli ultimi anni – riguardo il sogno mondiale Ferrari, ecco invece perché la Scuderia può crederci. La SF-26 come già detto è nata bene e su AutoRacer ne abbiamo analizzato già diversi aspetti. Ora tentiamo di comprendere i perché sì di questo atteso sogno mondiale. Perché la SF-26 potrebbe essere la Rossa che, finalmente, porta i suoi piloti a potersi giocare il Mondiale da Melbourne fino ad Abu Dhabi.
IL CORAGGIO DI OSARE METTE IL TURBO
La prima e più importante parola positiva che possiamo associare alla SF-26 è coraggio. Perché se da un lato lo stesso direttore tecnico Loic Serra ha parlato di un concetto nato per poter evolvere in più direzioni, è altrettanto innegabile che la nuova nata a Maranello abbia delle scelte di fondo nette. E coraggiose. L’aletta FTM, ideata su un’interpretazione geniale dei volumi del regolamento e figlia di un lunghissimo scambio tecnico con la FIA, ne è l’esempio più lampante.

Illustrazione di Rosario Giuliana
Arretrare la posizione del differenziale non è un gioco da ragazzi, né tantomeno una scelta di compresso: è un azzardo tecnico ben preciso che permette un altrettanto innegabile azzardo. Perché se per questa stagione l’aletta FTM rimarrà sulla Rossa, è facile che, per evitare una copiatura generale degli avversari, la FIA modifichi i volumi del regolamento 2027 e la vieti. In fondo, sfruttare lo scarico a fini aerodinamici – per quanto si sia lontani da un soffiaggio in stile RB7 – è qualcosa di relativamente gradito alla FIA. E allora, ideare un intero castello di soluzioni che porta a sfruttare un congegno mal digerito dal Regolatore, ma fondamentale per la prestazione del proprio diffusore, può davvero sembrare una scelta conservativa? Un qualcosa di pensato per essere facilmente modificabile in corsa, nel caso una filosofia avversaria si rivelasse migliore? No, certo che no.
È una decisione netta e coraggiosa che flirta con le zone grigie del regolamento, e lo fa in maniera spudorata, e non semi-nascosta come poteva accadere per il fondo della F1-75 prima della TD-039 di Spa 2022. Questo coraggio, a Maranello, sembrava mancare da tempo. La speranza è che sia sintomatico di uno sblocco delle idee, di una ventata d’aria fresca nel cercare soluzioni al limite che, come un piano inclinato, porta la squadra a spingersi sempre più in là, sempre un passo avanti rispetto agli avversari. Che poi è quello che accade a chi riempie la bacheca dei trofei.
Un ragionamento analogo si può fare sull’apparente scelta di un turbo più piccolo e quindi più pronto nella risposta rispetto alla concorrenza. Senza entrare nei dettagli del sistema di sovralimentazioni, che merita una puntata a sé di 6 cilindri, anche in questo caso siamo di fronte a una scelta netta dei motoristi. Qualcosa che definisce la Power Unit da qui ai test del 2027. Non si torna indietro. E se questa scelta volesse dire, ad esempio, partire meglio degli altri a Melbourne e magari recuperare una qualifica semi-storta – facile dubitarne, in molti potrebbero sistemarsi -, saremmo davanti un successo incredibile. Una Power Unit che permette di recuperare tre, quattro posizioni in partenza come le Renault dei primi anni 2000? In una F1 dove sarà difficilissimo sorpassare? Non so se si comprende la portata di un’eventualità del genere.
BUCARE L’ARIA E CURARE LE GOMME: SARA’ LA CHIAVE?
Rimanendo in tema Power Unit, un altro aspetto che può infondere fiducia, dopo che per mesi era sembrato il contrario, è la benzina.
La scelta di un blend basato su provenienze biologiche da parte di Shell, come riportato su queste pagine, aveva creato qualche dubbio nell’autunno 2025. Difficoltà a rendere affidabili i vari lotti, una scelta diametralmente opposta ai produttori avversari…

E invece, la benzina 2026 Shell avrebbe ottenuto l’omologazione di sostenibilità senza rinunciare ad alcuno dei raffinati composti pensati per ottimizzare la combustione del V6 Ferrari, e, per quanto suggeriscono i test in Bahrain, la qualità della miscela portata in pista è di alto livello. Basterà per avere più cavalli degli altri? Non è detto sia questa la giusta domanda, perché ancora più importante è che le benzine 2026 garantiscano efficienza, nel motore. L’aver seguito una strada propria, per ora, sembra però aver quanto meno evitato di deludere le attese. E, trattandosi dell’ennesimo rischio, non era scontato. Andando oltre il motore, l’efficienza sarà fondamentale nell’intero concetto delle monoposto 2026. Siamo abituati a scandagliare le vetture alla ricerca di soluzioni che possano fornire qualche punto di carico in più.
Quest’anno, pur di diminuire la seta energetica delle PU, la ricerca si spingerà sempre di più verso l’efficienza aerodinamica. Ottenere carico, sì, ma senza mai aumentare il drag. Anzi, possibilmente, diminuendolo ad ogni modifica della monoposto.
L’ala Macarena è il perfetto esempio di questa mentalità. È qualcosa di certo comune a tutte le scuderie, da Mercedes a Cadillac; ma che Ferrari abbia per prima portata in pista un esempio così lampante e aggressivo di questa ricerca, non può che essere motivo di positività. Tutti i piloti saranno impegnati a ricercare ogni singolo briciolo di MJ durante il giro, sia esso di qualifica o di gara. E in questo esercizio, l’efficienza aiuterà a dismisura; non bisogna scordarsi, però, che le basi della F1 rimarranno sempre le stesse.

Una monoposto capace di coccolare le gomme e contenerne il degrado sarà fondamentale per ottimizzare la gestione energetica in gara. Meno scivolo, meglio freno e meglio accelero: un’equazione che si sposa alla perfezione con l’ottimizzare carica e scarica della batteria. E allora, l’impressionante simulazione gara di Leclerc nel caldo di metà giornata in Bahrain, non può che far sorridere i Tifosi della Rossa. A serbatoio pieno e parità di mescola C3, dopo dieci giri dall’inizio dello stint, Charles faceva segnare un tempo di 1’39’’445. La temperatura dell’asfalto superava i 44°C. Il pomeriggio precedente, quando ormai era calata la sera sul Bahrain e il tracciato era crollato al di sotto dei 35°C, Verstappen si fermava a 1’39’’654 con la stessa mescola, mentre Piastri superava il minuto e 40.
Sono segnali piccoli ma non banali, che magari rimarranno circoscritti al Bahrain, ma che possono invece segnalare un potenziale vantaggio tutt’altro che indifferente per la Rossa. Guai a pensare che la gestione energetica di una F1 dipenda solo dalla qualità della Power Unit.
E, a proposito di personaggi decisamente validi nella gestione gomme, rimane l’ultimo, grande perché sì rispetto alle possibilità di giocarsi un Titolo per il Cavallino Rampante. Se la SF-26 lo permetterà, lo Charles Leclerc degli ultimi anni non lascia dubbi. Quando, nella seconda metà del 2024, la Ferrari ha annusato un Mondiale, come capita con tutti i Campioni, presenti o futuri che siano, Leclerc è scattato nelle prestazioni e ha trascinato la Scuderia: una dimostrazione innegabile.



