Il successo nel GP Qatar ha portato Max Verstappen vicino come mai prima d’ora al suo quinto titolo iridato consecutivo. Se l’errore del muretto McLaren è stato decisivo in questo senso, non vanno però dimenticati i meriti della controparte: dalle chiamate al box, al lavoro nei cambio gomme, fino al consueto rendimento dell’olandese ben supportato dalla RB21, sono diversi i fattori che hanno contribuito a questa inaspettata vittoria. Tra questi, emerge in particolare ancora una volta il ruolo di Hannah Schmitz, la prima a non avere dubbi sull’occasione da sfruttare quando la Safety Car è entrata in pista al settimo giro.
Verstappen: “La Safety Car è entrata al giro giusto”
L’analisi della gara da parte di Verstappen è stata molto lucida e il quattro volte iridato non ha dimenticato di sottolineare i meriti del muretto Red Bull che ha effettuato la giusta chiamata: “La partenza è stata buona, ho guadagnato una posizione e da lì ho solo badato un po’ alle gomme. La Safety Car è entrata praticamente al giro giusto (per poter chiudere effettuando due stint da 25 giri, ndr). Quindi, abbiamo optato per i box, e immagino che molti dietro di me abbiano avuto la stessa idea. La squadra ha fatto un ottimo lavoro, siamo rimasti fuori dai guai in pit lane, era piuttosto trafficata“.

Il mancato rientro di Oscar Piastri e Lando Norris è sembrato da subito un gran bell’assist, come lo stesso Verstappen ha presto compreso: “Da lì in poi, ho capito che probabilmente avevamo fatto la cosa giusta e che le due McLaren avevano bisogno di molto ritmo per superare quel tipo di strategia. Inizialmente hanno allungato parecchio, ma per me si trattava solo di assicurarmi che questi due stint fossero al miglior ritmo possibile dal primo all’ultimo giro. Penso che ci siamo riusciti bene, ho cercato di mantenere il mio ritmo e di gestire le gomme, ed è stato sufficiente fino alla bandiera a scacchi“.
I fattori chiave, parte 1: l’ottimo lavoro del team Red Bull
Per la vittoria di Verstappen ha dunque giocato un peso enorme la corretta chiamata ai box al momento dell’ingresso della Safety Car: “Quando mi hanno chiamato ai box, ho dovuto guardare e ricordare che giro era. Stavamo entrando nel settimo giro, quindi ho pensato ‘ok, ora possiamo andare fino alla fine’. Sono rimasto un po’ sorpreso una volta fatto tutto il pit stop perché, quando ti chiamano ai box, ti concentri sulla tua sosta. Poi, quando sono uscito dai box, ho pensato che questa era un’ottima opportunità per noi di vincere la gara“. Il muretto Red Bull ha gestito benissimo quei momenti decisivi, dando istruzioni chiare a Verstappen su cosa fare: “Non ho sentito niente circa la possibilità di restare fuori. Forse stavano parlando al muretto dei box, ma per me era tutto molto chiaro. Ho solo ricevuto la chiamata ai box“.
Se si parla di chiamata corretta dal muretto non si può non chiamare in causa Hannah Schmitz, l’ingegnere capo della strategia Red Bull non a caso mandata dal team sul podio del GP Qatar per ritirare il trofeo riservato alla scuderia vincitrice della gara. La britannica ha svelato di aver vinto lo scetticismo dei colleghi, rimasti spiazzati dalla decisione della McLaren: “Esattamente in quel momento si sono aperte le finestre per far rientrare entrambe le vetture. C’è un tale vantaggio nel fare il pit stop in regime di SC quando si devono effettuare due soste che, per noi, era ovvio che dovessimo farlo. E immagino che gran parte della pit lane abbia avuto la stessa impressione. Ma in quel giro di rientro abbiamo sentito che le McLaren restavano in pista. Tutti dicevano ‘Siete sicuri di voler fare il pit stop?’ E io ho risposto: ‘Sì, credo proprio di sì!’“.

Schmitz ha poi aggiunto: “Ho pensato: ‘Certo che è la cosa giusta da fare’. Poi, non appena ho visto tutti gli altri arrivare, ho pensato: ‘Ok, va bene così’. Anche se significava non avere alcuna flessibilità al momento della seconda sosta, solo il vantaggio di guadagnare così tanto tempo“. Riguardo alla scelta McLaren, l’ingegnere Red Bull ha parlato di possibile influenza delle celeberrime Papaya rules: “Penso che si trovino in una situazione molto difficile, in cui è ovvio che vogliano trattare i piloti in modo equo. E immagino che siamo nella posizione di trarne vantaggio. Quindi, sì, credo che sarà difficile per loro, ma hanno anche un buon ritmo rispetto al resto del gruppo. Forse speravano di poter sfruttare i distacchi ai box e forse erano preoccupati di riuscire a completare quegli stint massimi di 25 giri“.
I fattori chiave, parte 2: il ritmo della coppia Verstappen-RB21
Per concretizzare il vantaggio dato dalla chiamata del muretto Red Bull, Verstappen ha dovuto comunque metterci del suo mantenendo un ritardo non eccessivo dalle due McLaren chiamate a fare due stint a tutta per cercare di non perdere la posizione sull’olandese. Grazie anche a una RB21 molto migliorata nel corso del weekend a Lusail, il compito è stato egregiamente svolto da Verstappen: il suo passo gara è stato di 0.389 secondi più alto rispetto a quello di Piastri e quasi identico a quello di Norris, andato in difficoltà dopo un’escursione su una gravel trap. L’australiano ha chiuso a 8 secondi scarsi dal vincitore, il cui successo non è mai stato in discussione.

La RB21 ha cambiato passo dopo la sosta estiva, giocando un ruolo importante nell’incredibile rimonta del quattro volte iridato: “Direi che da Zandvoort abbiamo trovato una direzione – ha spiegato Verstappen – In alcune piste ha funzionato molto bene, in altre abbiamo ancora dei limiti. Sappiamo che le curve lunghe a media velocità non si adattano alla nostra macchina. Questa pista non è l’ideale e probabilmente non lo è nemmeno Abu Dhabi, ci sono anche delle curve lunghe lì. E’ qualcosa che, ovviamente, cercheremo di capire meglio anche in futuro“.
Come dimostrato dal GP Qatar, la Red Bull è riuscita a vincere anche delle gare dove non aveva la miglior monoposto dello schieramento: “Abbiamo sicuramente fatto degli ottimi passi avanti con la macchina e, in alcuni weekend, eravamo in uno stato di grande competitività, tale da poter vincere delle gare. Ma allo stesso tempo, abbiamo anche vinto gare in cui forse non avremmo dovuto, come oggi, prendendo la decisione giusta come squadra. E poi, ovviamente, spetta a me eseguirla nel miglior modo possibile. Questo, alla fine, è un vero lavoro di squadra. Il modo in cui lavoro con il mio ingegnere di pista e con i ragazzi dietro le quinte – l’intero team è molto vicino a me – penso che siamo davvero ben integrati e sappiamo esattamente cosa dobbiamo chiederci a vicenda. Questo probabilmente aiuta anche quando ti trovi in una battaglia come questa, quando non sei il più veloce, ma riesci comunque a massimizzare tutto ciò che hai“.
Abu Dhabi decisiva: analogie e differenze con il 2021
A quattro anni di distanza dal clamoroso finale di stagione che gli consegnò il primo titolo iridato, Verstappen si presenterà di nuovo al via del GP Abu Dhabi in lizza per il mondiale. Allora si trovava a pari punti con Lewis Hamilton, questa volta veste i panni dell’inseguitore con 12 lunghezze da recuperare su Norris: “Ora sono molto più rilassato. So di essere sotto di 12 punti, ma arrivo lì con energia positiva. Proverò tutto quello che posso ma, allo stesso tempo, anche se non vinco so comunque di aver fatto una stagione fantastica. Quindi, non importa e mi toglie molta pressione. Sono semplicemente lì fuori a divertirmi come oggi. Quando sono in macchina, cerco sempre di massimizzare tutto ciò che posso ed è quello che cercherò di fare ad Abu Dhabi, ma allo stesso tempo so anche che probabilmente dovremo fare affidamento su alcuni fattori esterni per provarci. Ma una gara come quella di oggi dimostra che quando pensi che sarà noiosa e semplice, non lo è. Quindi, spero che Abu Dhabi sarà simile“.

La gara di Yas Marina sulla carta vedrà la McLaren poter contare sulla miglior monoposto e sicuramente su una situazione di punteggio iniziale favorevole, ma ciò ancora una volta non è garanzia di successo: “Sono felice di andare lì e provarci – ha aggiunto Verstappen – Ma, come ho detto prima, bisogna anche essere realistici: credo che sul ritmo puro non siamo allo stesso livello. Allo stesso tempo, quando entra in gioco la strategia o si prendono le decisioni giuste al momento giusto, potremmo avere l’opportunità“.



