Al termine della domenica in Qatar, in casa McLaren ci sono solo musi lunghi. Nessun uomo papaya può oggi considerarsi soddisfatto dopo che, a causa di una mancata chiamata nel momento cruciale del GP, Max Verstappen è entrato a gamba tesa nella corsa al titolo 2025, con sole 12 lunghezze dalla testa della classifica ad un weekend dall’ultima bandiera a scacchi. Dopo aver dominato la tre giorni a Lusail, conquistando due pole position e la vittoria nella Sprint, Oscar Piastri ha chiuso secondo e si è visto scavalcare in classifica dal pilota della Red Bull. Il suo compagno Lando Norris ha chiuso addirittura giù dal podio, dopo che nella sua corsa ben poco è andato per il verso giusto. La scelta di perseguire la via democratica sul fronte strategico si è rivelata un assist per Verstappen; un errore riconosciuto da Andrea Stella, che però ha ribadito come anche nel gran finale di stagione l’approccio con i propri piloti non cambierà.
Piastri: “è frustrante considerando come avevo guidato per tutto il weekend”
Alla vigilia del GP partiva con i favori del pronostico e valle della corsa è forse il più deluso all’interno del box McLaren. Dopo essere stato l’assoluto protagonista del fine settimana, tornando ad esprimere quel ritmo che non si vedeva da settimane, Oscar Piastri è stato beffato da Verstappen, a causa della mancata reattività del suo muretto box in occasione della Safety car che ha poi svoltato le redini della corsa. “Chiaramente non è stata la scelta giusta,” ha affermato Piastri in merito alla decisione strategica del team. “Il nostro passo era fenomenale e considerando come ho guidato per tutto il weekend è davvero frustrante.” Nel cercare di evitare favoritismi, l’immobilismo del muretto ha tradito entrambe le punte, lasciando entrambi i piloti in pista con la Safety Car e offrendo il miglior assist a Verstappen per il successo di tappa. “Troppo democratici? Noi siamo sempre stati liberi sul fronte strategico, a volte ha dato beneficio all’uno, a volte all’altro.” Con 16 lunghezze di distacco dal leader e un solo GP da disputare, Piastri è il pilota nella situazione peggiore nell’economia dei tre contendenti al campionato. “Sapevo che sarebbe stata dura in ogni caso, non so come sarebbe andata la gara se fossimo rientrati o se avessi guadagnato più punti su Lando. In ogni caso il prossimo weekend farò del mio meglio e vedremo come andrà.”

Norris: “sappiamo perché non è stata presa la decisione giusta”
Occupando la posizione di leader fino al momento della Safety Car, nel caso di Piastri la McLaren può richiamare all’aspetto della prudenza nel giustificare la mancata sosta dell’australiano. Invece, nell’ottica di difendere il successo di tappa, evitando quantomeno di consegnarlo nelle mani di Max Verstappen, la scelta di fermare Norris sarebbe stata la mossa più logica, al fine di avere almeno un pilota a parità di condizioni con l’olandese. Restando coerenti con le papaya rules, la McLaren è invece incappata in un errore strategico, con una mancata chiamata che ha rimesso Verstappen definitivamente in corsa per il titolo. “Ero fiducioso che il team prendesse la decisione giusta,” ha affermato un Norris deluso e stizzito a fine gara. “Per certi versi siamo sempre stati noi a tentare un azzardo, ma oggi non abbiamo fatto un buon lavoro. Sappiamo già perché non abbiamo preso la decisione giusta, ma non possiamo sempre azzeccarle tutte…” L’unica nota positiva della corsa del britannico è da relegare alla quarta piazza ottenuta proprio finale, quando nel penultimo giro Antonelli ha commesso un errore e Norris ne ha approfittato, guadagnando una posizione, ma soprattutto due punti che potrebbero essere determinanti ai fini della lotta mondiale. Ad Abu Dhabi a Norris basterà comunque salire sul podio per assicurarsi la certezza matematica del titolo, ma la storia racconta che a Yas Marina i ribaltoni sono già avvenuti e il carico di pressione che Norris dovrà gestire sarà tutt’altro che indifferente. “Il team dovrà fare il suo lavoro, io dovrò fare il mio. Se lo faremo tutto andrà bene,” ha concluso l’attuale leader in classifica.

Andrea Stella commenta l’episodio: “abbiamo sbagliato interpretazione, ma ad Abu Dhabi non cambieremo approccio”
Al termine della penultima corsa della stagione era tanta la curiosità verso quelle che potevano essere le spiegazioni di Zak Brown e Andrea Stella in merito all’episodio che ha deciso il GP. Il CEO di McLaren ha affermato come l’intenzione fosse quella di non cambiare i piani tracciati alla vigilia della corsa. “Non volevamo cambiare ciò che abbiamo deciso prima della gara. Penso che sia sempre pericoloso mettere in dubbio se stessi”, ha dichiarato Brown al ring delle interviste. “Non volevamo finire nel traffico dopo il pit-stop, ma non è stata l’interpretazione corretta,” ha aggiunto Stella di fronte alla stampa. “È stata una decisione fortemente penalizzante, perché Oscar stava controllando la gara e avrebbe meritato di vincerla.”
Il Team Principal della McLaren ha poi lasciato intendere come l’integrità nei confronti dei propri piloti fosse una delle ragioni per cui non è stata differenziata la strategia fra le due vetture. “Penso che qualunque decisione che prendiamo debba seguire i nostri principi fondamentali, vogliamo essere corretti con i nostri piloti e vogliamo correre in una maniera tale per cui non prendiamo decisioni che li sorprendano.” L’approccio ‘democratico’ lasciato trasparire dall’ingegnere italiano ha però sollevato diversi punti interrogativi sull’effettiva efficacia nel momento in cui a beneficiarne è stato il rivale numero uno della squadra, indipendentemente dalle due punte. “Da ora ad Abu Dhabi ci saranno ulteriori conversazioni con Lando e Oscar e confermeremo il nostro approccio. Finché ciascuno dei due piloti sarà in condizione di poter vincere noi lo rispetteremo e non ci sarà nessuna chiamata che possa escludere un pilota, quando anche l’altro pilota è in condizione di poter vincere.” Quel che è certo è che a Yas marina la situazione all’interno del box sarà tesa, perché a sfidarsi non saranno soltanto i due alfieri della McLaren, ma dovranno vedersela anche con il più temibile degli avversari.



