Red Bull, Waché e la sfida dei regolamenti 2026: “Avere una buona macchina ora non è la cosa più importante”

Feb 23, 2026

Luca Manacorda

Nel nuovo corso Red Bull che ha portato all’avvicendamento di tutte le figure chiave dei primi 20 anni del team austriaco, uno dei nomi più importanti è quello di Pierre Waché. Direttore tecnico del team dal 2018, Waché ha raccolto l’eredità di Adrian Newey. Il francese è noto per essere un perfezionista estremo, un uomo che raramente si concede il lusso di celebrare i traguardi raggiunti. Anche quando si parla della leggendaria RB19, la monoposto capace di vincere 22 Gran Premi su 23 nel 2023, Waché preferisce sottolineare come il successo sia arrivato quasi più per demeriti altrui: “Il nostro lavoro non è stato brillante, è stato quello degli altri a essere meno buono del nostro”.

Questa mentalità si riflette nel lavoro svolto sulla vettura 2026, dove ogni componente viene messa costantemente in discussione, anche quando i primi dati sembrano incoraggianti. Intervistato da L’Équipe nel pieno dei test invernali, l’ingegnere francese ha analizzato la transizione verso il 2026, in quello che Oltralpe viene visto come un derby con il connazionale Loic Serra che ricopre il medesimo ruolo alla Ferrari.

Il motore Red Bull-Ford: “Un lavoro allucinante”

Una delle maggiori incognite per la Red Bull nell’approccio al nuovo regolamento riguardava la competitività della prima Power Unit prodotta interamente a Milton Keynes con il supporto di Ford. Ai timori di possibili catastrofi tecniche o ritardi nello sviluppo del nuovo propulsore circolati durante l’inverno, sono seguiti dei test invernali alquanto convincenti, dove il motore si è ben comportato mostrando un’affidabilità notevole per un debuttante.

Waché ha elogiato il lavoro dei suoi colleghi, definendo i progressi del reparto motori come straordinari. Nonostante le piccole criticità che hanno ostacolato Isack Hadjar nel corso dei test in Bahrain, la fiducia nel progetto è totale; “Il lavoro fornito dal dipartimento motori è stato allucinante. Ci hanno dato qualcosa di performante e affidabile. Per il direttore tecnico, i piccoli intoppi visti in pista fanno parte del normale processo di apprendimento e non scalfiscono la solidità di una base tecnica che promette di essere competitiva fin da Melbourne. La priorità resta però concentrata su come questa potenza verrà scaricata a terra attraverso i nuovi concetti aerodinamici.

Aerodinamica 2026: l’era del diffusore e del controllo dei flussi

Entrando nei dettagli tecnici della nuova generazione di monoposto, Waché ha evidenziato come il cambiamento regolamentare abbia spostato l’equilibrio della performance. Con la fine dell’effetto suolo “estremo” della precedente generazione, la progettazione del retrotreno è tornata a essere il campo di battaglia principale tra i progettisti. Ogni team ha cercato la propria strada, come dimostrano le tante soluzioni messe in pista nelle due settimane in Bahrain, ma Waché prevede una rapida uniformazione delle soluzioni tecniche non appena i valori in campo saranno chiari.

“Chiaramente, il diffusore diventa molto importante con la fine dell’effetto suolo, ha analizzato l’ingegnere francese. “Sulla griglia ci sono diversi concetti che vanno in direzioni differenti, ma l’obiettivo principale per tutti è generare o controllare il flusso d’aria che va verso la parte posteriore della vettura. Con questo nuovo regolamento abbiamo molte soluzioni diverse… per il momento. Perché rischiamo di convergere molto rapidamente (verso un unico concetto dominante, ndr)”.

In questo scenario, Waché non nasconde di osservare con interesse la concorrenza, lodando in particolare la cura dei dettagli della nuova Mercedes, che definisce “molto ben rifinita“. Nonostante le parole di Toto Wolff, che indicava proprio la Red Bull come la vettura da battere, Waché restituisce il favore, indicando le Frecce d’Argento come le favorite di questo inizio stagione. Un segnale di rispetto, ma anche la solita strategia comunicativa volta a togliere pressione al proprio team, indicando sempre nei rivali la squadra da battere ad inizio stagione.

La chiave del campionato: l’adattabilità

Per Waché, la stagione 2026 non si vince alla presentazione della vettura, ma attraverso un processo di mutazione continua del pacchetto tecnico. La capacità di correggere il tiro e di comprendere le risposte della pista sarà il vero fattore discriminante tra il trionfo e il fallimento. Il concetto di “vettura base” è ormai superato in favore di una piattaforma dinamica che deve essere modellata gara dopo gara.

“Il concetto globale delle auto non è bloccato”, ha dettagliato il direttore tecnico. “Non potremo cambiare tutto, ma potremo modificare molto. Penso che questa sia la chiave: la cosa più importante non è avere una buona macchina ora, ma è essere capaci di migliorarla. Waché sa bene che la Red Bull ha storicamente eccelso in questa capacità di “remuntada” tecnica, ma questo non gli permette certo di dare tutto per scontato, specialmente di fronte a una rivoluzione tecnica così profonda. “Non è perché lo abbiamo già fatto in passato che lo rifaremo di nuovo”, ha concluso.

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