Da Baku in poi, qualcosa si è incrinato nella testa di Oscar Piastri. Fino a inizio settembre, l’australiano era visto come il volto perfetto del nuovo campione del mondo: veloce, lucido e implacabile nei duelli. Ma dal GP dell’Azerbaijan in avanti il suo rendimento è cambiato, quasi in modo netto e per molti inaspettato. Ora Verstappen è diventato davvero il terzo incomodo per il mondiale, un qualcosa che post GP d’Olanda nessuno avrebbe potuto davvero prevedere “-40 da Piastri dopo Austin? Se qualcuno me lo avesse detto in Olanda gli avrei dato dell’idiota” ha giustamente fatto sapere il quattro volte campione del mondo olandese.
Non dimentichiamocelo: Piastri è ancora un rookie, seppur ‘evoluto’
Da Baku si sono visti errori e soprattutto scelte sbagliate da parte del pilota australiano. L’ultima, quella in curva 1 della gara Sprint di Austin ma non dimentichiamoci anche la non lungimirante scelta di concedere troppo spazio a Norris in partenza a Singapore. Ma, così come a Singapore, anche ad Austin è stato chiaramente un incidente di gara, nato dalla conformazione di curva 1 che al primo giro può causare incidenti del genere. Tuttavia, ad Austin è la scelta di chi è al comando del mondiale a far discutere poichè poco intelligente e non alla Oscar Piastri che abbiamo conosciuto per due terzi di stagione, perchè quell’incrocio è tanto rischioso quanto tirare la staccata come hanno fatto Hulkenberg e Alonso. Ma i due avevano poco da perdere, l’australiano praticamente tutto.
Not the start to the Sprint either Lando Norris or Oscar Piastri hoped for 😢#F1Sprint #USGP pic.twitter.com/AmyI0xmNPm
— Formula 1 (@F1) October 18, 2025
Il punto è che Piastri è al suo terzo anno in Formula 1 ed è da considerarsi ancora un rookie nel senso più profondo del termine. È un pilota di talento purissimo, cresciuto in fretta, forse troppo. Perché non è solo la velocità a fare un campione, ma anche la gestione del momento in cui il Mondiale inizia davvero a pesare. E quello è un terreno che nessuna simulazione, nessuna esperienza in squadra può davvero insegnare: ci arrivi solo vivendolo. E’ chiaro che con il passare delle gare, Piastri si è trovato immerso in quella fase in cui ogni decisione vale doppio. A Baku ha commesso due gravi errori e da lì la pressione ha cominciato a crescere. È un meccanismo quasi inevitabile: più ci si avvicina al traguardo, più la mente si fa rumorosa e pensierosa. E per un pilota giovane, trovarsi davanti a un titolo mondiale ancora aperto significa convivere con un peso che può anche cambiare il modo stesso di vivere il weekend in ogni sua sfumatura.
Corsa mondiale: è ancora tutto nelle mani di Oscar Piastri
Il contrasto con l’inizio stagione è netto. Allora Piastri era freddo, preciso, quasi impassibile. Ora lo si vede e si sente più teso, più esposto, a tratti incerto. Ma non deve per forza essere visto come un segnale negativo: è semplicemente la traiettoria di crescita di un campione in costruzione. Ogni grande pilota, prima di vincere il suo primo titolo, ha attraversato una fase simile — quella in cui impari a vincere non quando tutto va bene, ma anche quando la pressione potrebbe schiacciarti. Negli ultimi due Gran Premi non si può dire che l’australiano abbia effettuato scelte folli piuttosto, oltre ad errori netti, alcune sfumature negative su cui, un campione completo come Max Verstappen per esempio, fa la differenza. Piastri non è al livello di Verstappen ma ha già dimostrato di essere al livello di un compagno di squadra ben più esperto, viste le ben 7 stagioni in F1.

Per questo non bisogna cedere al pessimismo nel valutare il giovane pilota australiano. La maturità e l’esperienza si costruiscono così, attraverso errori o sfumature negative più o meno grandi. Il vantaggio di 40 punti resta un margine importante, seppur oltre 60 punti siano stati dilapidati in soli quattro appuntamenti. Tuttavia, di positivo c’è che è ancora tutto nelle sue mani e il pilota australiano è ben consapevole di ciò. “Se riusciremo a ritrovare il nostro ritmo, le cose si sistemeranno da sole“ ha infatti affermato nel post gara di Austin. In definitiva, Piastri deve quindi ritrovare sé stesso (perché la MCL39 rimane una certezza) a partire già dal prossimo GP del Messico e dimostrare che non sta crollando ma bensì imparando. La differenza è sottile ma fondamentale: chi impara resta in piedi, chi crolla si perde. Il talento non è mai stato in discussione ma ora è il momento di capire se dentro quel casco c’è già un Campione o se servirà ancora del tempo perché lo diventi davvero.



