Finalmente è scesa in pista anche la McLaren MCL40 quest’oggi a Barcellona. La monoposto Papaya, colorata per l’occasione più in nero che arancione, ha mostrato le sue vere forme. Un po’ a sorpresa, i renders hanno mostrato già grosso modo la reale forma della vettura di Lando Norris e Oscar Piastri, però i dettagli erano stati ben celati. Rob Marshall ed Andrea Stella hanno anticipato che questa sarà grossomodo la monoposto che girerà anche in Bahrain e soprattutto Melbourne. E’ lecito attendersi qualche sviluppo ma diciamo che l’approccio sarà diverso da quello da Ferrari, in attesa di apportare modifiche alla veste aerodinamica della SF-26.
Sospensioni, pance e cofano motore presentano la stessa filosofia di base della Ferrari
A Woking da qualche anno hanno preso oramai sempre più indipedenza da Brackley. Usufruiscono della Power Uniti Mercedes, ma sospensioni, cambio ed anche il sistema di raffreddamento è prodotto in proprio. Questo ha portato per esempio ad enormi differenze negli ultimi due anni. Mercedes ha spesso mostrato grosse aperture e sfoghi d’aria, mentre McLaren è stata al top dell’innovazione con un sistema di raffreddamento che permetteva una carrozzeria sempre molto chiusa. In queste prime auto del nuovo ciclo tecnico le due squadre inglesi adottano un approccio leggermente diverso. A livello di air box non ci sono grosse differenze, e dalle forme sembrano adottare entrambe un radiatore centrale subito dietro l’abitacolo. La W17 mostra poi un cofano motore più bombato nella parte alta, per poi essere estremamente rastremato e chiuso nella zona della Coca Cola. Al contrario McLaren ha seguito uno sviluppo che sembra ricalcare più le forme della Ferrari SF-26: una parte alta più stretta ed efficienza e poi un cofano motore più largo nella parte bassa, con i ‘cannoncini’ in coda.

Questo evidenza una diversa disposizione del raffreddamento che ha un impatto anche sulle scelte aerodinamiche. A livello di pance infatti vediamo sulla MCL40 uno scivolo piuttosto aggressivo, anch’esso più simile alla soluzione Ferrari che Mercedes (o Red Bull). Ad accomunare tutti i top team rimane l’adozione del doppio schema push rod, con un disegno sempre piuttosto complesso che va in contro ad una migliore gestione dei flussi in due zoni molto delicate.
Freni, aerodinamica attiva, ala anteriore e doppio pilone ‘inclinato’ al posteriore
Presentando una monoposto più evoluta di altri nella veste aerodinamica, si notano alcune soluzioni particolari sulla MCL40, diverse da altri team. Sull’ala anteriore si è scelto di ancorare i piloni del muso al mainplane, con Mercedes che adotta così al momento unica nel suo genere. Particolare è invece quel filo d’acciaio che sbuca da sotto la parte alta del muso e si attacca ai flap. McLaren ha integrato in questo modo l’attuatore singolo dell’aerodinamica attiva, posizionandolo in una parte più alta ed arretrata, sempre centrale. L’ala anteriore mostra anche un disegno aggressivo dei flap che sembrano richiamare un po’ la ricerca di un effetto outwash più spinto. I flap terminano ancor prima di collegarsi all’endplate, creando un soffiaggio laterale verso le ruote anteriori. Questa è una zona molto delicata che nell’ultimo ciclo regolamentare è stata spinta all’estremo per enfatizzare la spinta del flusso d’aria verso i lati.

Da sottolineare anche le dimensioni del muso, che rimane anche in questo caso piuttosto alto ma molto stretto. A Woking c’è stato certamente un lavoro importante in termini di crash test e di peso, per omologare una soluzione del genere senza intoppi, mentre altri team hanno riscontrato più di un problema nel superare i test FIA. A livello di freni, i due top team si dividono equamente nel disegno delle prese d’aria. Mercedes e Ferrari hanno fin qui usato prese d’aria più strette ed alte, mentre Red Bull e McLaren in una forma più ‘canonica’ hanno optato per prese d’aria più larghe e poste in alto. Non solo l’anteriore, ma appare molto particolare anche l’attacco dell’ala posteriore. Il doppio pilone, richiamato dal regolamento, vede però un inclinazione arretrata dei due attacchi piuttosto marcata rispetto alle altre vetture. Una soluzione decisamente più spinta. Vedendola in pista, in questi primi giri, è apparso evidente anche un certo quantitativo di angolo rake, visibile sin dai primi giri, con auto dunque molto puntata all’anteriore di base.



