GP Australia: Pirelli porta le tre mescole più morbide, graining fattore chiave

Mar 2, 2026

Luca Manacorda

Il sipario sulla stagione 2026 di F1 si alza ufficialmente sul tracciato dell’Albert Park, portando con sé un carico di incognite tecnico-sportive mai visto nell’ultimo decennio. Dopo nove giornate di test collettivi suddivise tra lo shakedown di Barcellona e le due settimane a Sakhir, i team affronteranno il GP Australia con monoposto radicalmente trasformate rispetto al 2025. In questo scenario di rivoluzione totale, Pirelli assume un ruolo di primo piano, introducendo pneumatici progettati per rispondere alle nuove specifiche delle vetture di ultima generazione.

Mescole Pirelli GP Australia 2026

Le nuove coperture, pur mantenendo il cerchio da 18 pollici ormai standard dal 2022, presentano cambiamenti strutturali profondi: l’impronta a terra e il diametro totale sono stati ridotti per adattarsi a vetture più agili, corte e leggere. La gamma rimane articolata su cinque mescole da asciutto (dalla C1 alla C5), integrate dalle opzioni da bagnato Intermedie e Full Wet. Per il debutto stagionale nel GP Australia, il fornitore unico ha selezionato il tris più morbido del lotto: C3 (Hard), C4 (Medium) e C5 (Soft), confermando la scelta già effettuata negli ultimi due anni.

Analisi tecnica: l’impatto delle nuove Power Unit sulle gomme

Il tracciato di Melbourne, con i suoi 5,278 km che si snodano attorno al suggestivo lago dell’Albert Park, è un circuito semi-cittadino che alterna rettilinei ad altissima velocità a sequenze di curve tecniche a bassa e media percorrenza. Sebbene la pista non sia classificata tra le più “severe” per gli pneumatici in termini di carichi laterali, la sfida del 2026 sarà dettata dalla gestione della trazione. Le nuove unità motrici scaricano infatti una coppia elettrica istantanea molto più elevata rispetto al passato, sollecitando in modo brutale l’asse posteriore in uscita dalle curve lente.

Pirelli GP Australia 2026

Questo fenomeno accentuerà inevitabilmente un’asimmetria termica tra i due assi che i tecnici dovranno monitorare con estrema attenzione. Già dalle prove libere del venerdì, l’analisi dei performance run e dei long run servirà a capire se sarà necessario differenziare le temperature delle termocoperte tra anteriore e posteriore o se i piloti dovranno ricorrere a un giro di preparazione particolarmente lento per evitare il surriscaldamento del retrotreno prima di lanciarsi per la qualifica. L’asfalto di Melbourne, pur essendo molto liscio, ha mostrato in passato tendenze al graining: con le nuove vetture che scivolano potenzialmente di più a causa del minor carico aerodinamico complessivo, la capacità dei piloti di “pulire” la gomma senza distruggerne la superficie sarà la chiave per la pole position.

Le strategie e l’incognita del “Overtake Mode”

Sul fronte strategico, l’Albert Park è storicamente un tracciato dove il sorpasso non è mai banale. Nonostante le monoposto 2026 siano dimensionalmente più contenute, le zone di frenata restano brevi. Tuttavia, l’introduzione del nuovo “Overtake Mode” — il sistema di gestione della potenza elettrica che sostituisce concettualmente il DRS — potrebbe facilitare le manovre di attacco, rendendo più dinamiche le scelte dei muretti box. In una pista “gentile” con le gomme come questa, l’opzione di una singola sosta resta teoricamente la più veloce, ma la possibilità di utilizzare la Soft (C5) per uno stint di gara più lungo potrebbe aprire la porta a strategie a due soste (Medium-Hard-Soft), specialmente se il differenziale di velocità permesso dal nuovo sistema elettrico dovesse rivelarsi incisivo.

GP Australia

Un altro fattore determinante sarà il meteo. La gara si disputa all’inizio dell’autunno australe, un periodo caratterizzato da forti sbalzi termici e piogge improvvise. L’edizione 2025 è ancora fresca nella memoria degli addetti ai lavori: una corsa frammentata dal meteo, vinta da Lando Norris su Intermedie dopo un valzer di cambi gomme che ha visto i piloti passare dalle slick alle scolpite per ben due volte durante il Gran Premio. Se la pioggia dovesse rifarsi viva, la capacità di portare in temperatura le nuove coperture da bagnato con le ridotte potenze termiche dei motori 2026 diventerà il parametro discriminante tra il successo e il ritiro.

40 anni di storia e l’omaggio nel Podium Cap

Il GP Australia celebra quest’anno un traguardo storico: quarant’anni nel calendario iridato. Melbourne, che dal 1996 ha raccolto l’eredità di Adelaide, ospita la gara per la ventinovesima volta, confermandosi uno degli appuntamenti più amati del circus. Se Michael Schumacher detiene ancora il record di quattro successi, la varietà di vincitori (24 piloti diversi sono saliti sul gradino più alto del podio australiano) sottolinea l’imprevedibilità di questa tappa. Tra i costruttori, McLaren guida la classifica con 12 trionfi, tallonata dalla Ferrari.

Infine, un tocco di stile accompagnerà le celebrazioni del podio. Prosegue infatti la collaborazione tra Pirelli Design e il designer Denis Dekovic per la creazione dei “Podium Cap Special Edition“. Per l’Australia, i primi tre classificati indosseranno un cappello esclusivo che richiama le stelle della Croce del Sud e i colori profondi del cielo dell’emisfero australe, un omaggio all’identità culturale del Paese che apre ufficialmente questa nuova, attesissima era della F1.

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