Aston Martin: la scelta insolita che ha permesso ad Honda di eliminare le vibrazioni

Mag 19, 2026

Luca Manacorda

Il fine settimana di Miami ha segnato un punto di svolta per il sodalizio tra Aston Martin e Honda, mettendo in luce i primi frutti di una collaborazione tecnica sempre più stretta. Dopo un inizio di stagione tormentato da enormi problemi di affidabilità, la scuderia di Silverstone è riuscita a portare entrambe le AMR26 al traguardo sul tracciato della Florida. Il risultato è stato frutto di una decisione insolita ma efficace: lasciare una vettura in Giappone, per consentire ai tecnici nipponici di lavorare direttamente sul telaio presso il centro di ricerca e sviluppo di Sakura.

La scelta di non introdurre aggiornamenti aerodinamici durante l’appuntamento americano è stata dettata dalla necessità di isolare le variabili tecniche. Per il team britannico era essenziale effettuare comparazioni dirette per validare le contromisure adottate contro le vibrazioni che avevano afflitto la Power Unit sin dai primi test invernali. I progressi sono stati evidenti sia nella Sprint che nel Gran Premio, dove Fernando Alonso è riuscito a lottare e concludere davanti alla Cadillac di Sergio Perez, confermando che la strada intrapresa è quella corretta per la risalita nelle gerarchie della F1.

La soluzione alle vibrazioni: lasciare un’AMR26 ai tecnici Honda

Le radici dei problemi risiedevano in una discrepanza tra i test al banco e l’effettivo utilizzo in pista. Koji Watanabe, presidente di HRC, aveva precedentemente confermato che le vibrazioni non si erano mai manifestate sui banchi prova. È stato solo con l’integrazione nel telaio britannico che la risonanza armonica è diventata un fattore critico, capace di compromettere l’integrità dei componenti. Da qui la decisione di spedire una vettura completa in fabbrica per test statici e dinamici approfonditi, permettendo agli esperti giapponesi di analizzare il percorso di trasmissione delle vibrazioni attraverso l’intera struttura dell’auto.

Mike Krack, Team Principal della scuderia inglese, ha spiegato la logica dietro questo sforzo congiunto: “Siamo felici del risultato e credo che il nostro partner voglia spingersi ancora oltre. Abbiamo lasciato una delle monoposto a Sakura per alcuni test al banco. Honda è un’azienda enorme e possiede una vasta esperienza nell’analizzare questi fenomeni, molto più di quanto possa fare un team di corse. Il fatto di aver potuto lasciare una vettura lì ci ha aiutato a mitigare alcuni dei problemi che stavamo riscontrando”. Questo ha permesso di lavorare simultaneamente sulle interfacce del telaio e sull’origine meccanica delle vibrazioni.

Dall’affidabilità alle prestazioni: il prossimo obiettivo di Honda

Il lavoro svolto tra il GP Giappone e quello di Miami ha permesso di completare l’intera distanza di gara in Florida senza inconvenienti tecnici di rilievo. Shintaro Orihara, ingegnere di punta del progetto Honda in F1, ha confermato l’efficacia delle soluzioni adottate: “Le vibrazioni provenivano dall’energia trasferita dal lato telaio alla Power Unit. Abbiamo avuto bisogno di contromisure da entrambi i lati, ma le abbiamo combinate in un’unica soluzione che funziona molto bene”: ha dichiarato il tecnico nipponico. I commenti positivi dei piloti hanno confermato il superamento della fase di emergenza, permettendo ai tecnici di iniziare finalmente a esplorare il vero potenziale prestazionale del motore.

Un punto centrale del weekend di Miami è stato il focus sulla gestione dell’energia, in particolare riguardo alla regolamentazione del superclipping, la cui potenza di picco è stata innalzata da 250 a 350kW. Nonostante lo scetticismo sulla capacità del propulsore Honda di raggiungere tali livelli, le prestazioni in pista hanno spazzato i dubbi. Ora che l’affidabilità di base è stata raggiunta, l’obiettivo si sposta sull’ottimizzazione del software e della guidabilità: “C’è ancora molto spazio per migliorare la nostra Power Unit, ma questo è il prossimo passo per noiha puntualizzato Orihara, indicando che i dati raccolti nelle calde e umide condizioni della Florida saranno fondamentali per affinare le strategie di recupero energetico.

Alonso guarda al 2027: “Saremo pronti a lottare al vertice”

Nonostante le difficoltà iniziali di questo 2026, Alonso non ha mostrato segni di cedimento nella sua fiducia verso il progetto Aston Martin-Honda. Il pilota spagnolo, che compirà 45 anni a luglio, sembra aver accettato che la prima stagione di una partnership così complessa richieda una fase di apprendimento forzato, ma punta con decisione al secondo anno della collaborazione. La capacità di macinare chilometri, mancata durante i primi mesi dell’anno, è ora la priorità per colmare il divario con i leader: “Non ho dubbi che saremo in una posizione più forte l’anno prossimo. Se così non fosse, significherebbe che stiamo tornando indietro”.

La visione di Alonso è condivisa dai vertici del team, che vedono nel 2027 il vero banco di prova per le ambizioni mondiali. Lo spagnolo ha riconosciuto la durezza del momento attuale, definendolo il periodo più difficile dell’anno, ma intravede una luce chiara all’orizzonte: “Sono abbastanza sicuro che durante questa stagione miglioreremo sempre di più man mano che arriveranno gli aggiornamenti. L’anno prossimo, al secondo anno, il progetto sarà molto più preparato di quanto lo sia stato nel primo”. Una considerazione che sembra allontanare i progetti di ritiro dell’asturiano al termine di questa stagione.

Autore

RIPRODUZIONE VIETATA. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge

Condividi l'articolo

SEGUICI SU
PODCAST