Nel pomeriggio di Barcellona l’Aston Martin AMR26 ha finalmente assaggiato l’asfalto scendendo in pista e rivelando le linee della prima vettura plasmata da Adrian Newey. La nuova monoposto del team di Silverstone è scesa in pista con Lance Stroll al volante, segnando il primo vero shakedown anche della Power Unit Honda. La AMR26 si è mostrata con una livrea completamente nera, soluzione provvisoria dovuta al fatto che il team non ha ancora svelato i colori ufficiali in attesa dell’unveiling programmato per il 9 febbraio
Doppio push-rod, airbox triangolare, pance con labbro inferiore stile 2023 e altre soluzioni “estreme”: c’è il ritorno del bracket?
Il debutto “in extremis” della AMR26, dopo un giovedi passato ad assemblare in pista la vettura, è stato il risultato di una fase complessa e con alcuni ritardi legati alla nascita della monoposto inglese. Dalle immagini la mano di Newey si vede, eccome. L’ala anteriore mostra un muso piuttosto tozzo, e dei profili dallo sviluppo abbastanza piatto. Il corpo vettura mostra delle pance a discesa ma che vanno a stringersi nella zona più arretrata, seguendo un po’ il filone di auto come Ferrari e Mercedes. Gli ingressi pancia non sono cospicui nelle dimensioni, come piace a Newey, che ha sempre la tendenza ad avere auto aggressive dal punto di vista del compromesso fra aerodinamica e raffreddamento. Il labbro inferiore è avanzato, richiamando un po’ il concetto che aveva usato sempre Newey fra il 2022 e il 2023.

La sospensione anteriore push-rod mostra degli attacchi molto alti, soprattutto del triangolo inferiore, che predilige lasciare più spazio nella parte bassa fra scocca e asfalto, e una minor luce fra i triangoli sovrapposti. Il triangolo superiore è molto alto anche nella zona del porta mozzo, che oltre ad essere multi-link, mostra una sorta di richiamo a quelli che erano i “bracket”, che andavano in voga nelle auto fino al 2021. L’ airbox è triangolare, più di “scuola Cardile”, con le annesse corna piuttosto vistose, e i famosi “cobra” ai lati del cockpit.

Scelte aggressive al posteriore: il braccio della sospensione è ancorato al doppio pilone
La zona che più è da tenere sotto la lente di ingrandimento della AMR26 potrebbe trovarsi al retrotreno dove ci sono le soluzioni più interessanti. Il doppio pilone è piuttosto verticale, anzi quasi inclinato in direzione inversa rispetto al design mostrato, ad esempio, sulla McLaren MCL40. Alla base del doppio pilone si vede uno dei bracci della sospensione posteriore infulcrarsi proprio sui supporti di sostegno dell’ala posteriore. Una scelta che, anch’essa, richiama a scelte del passato presenti sempre nelle auto pre-epoca venturi. Il puntone del push-rod è piuttosto inclinato e alto, e anche per la AMR26 si presenta un importante tirante per il fondo. Non vi è una grande ricerca apparentemente dei cosiddetti “cannoni” nel cofano motore. Vi è preferita invece una grossa apertura laterale sopra le pance.




