Mekies spiega perché la Red Bull non può permettersi di perdere Verstappen

Apr 4, 2026

Luca Manacorda

Il futuro di Max Verstappen in F1 è diventato ufficialmente un caso diplomatico in questo inizio 2026. Le sue dichiarazioni dopo il GP Giappone hanno confermato l’intenzione del quattro volte iridato di valutare seriamente l’addio al Circus, con la possibilità di concentrarsi maggiormente su altri progetti che lo gratificano di più, come ad esempio le gare GT che già lo vedono coinvolto nella doppia veste di proprietario di un team e di pilota part time. Con una clausola di uscita attivabile entro una finestra di soli tre mesi, la Red Bull si trova davanti a un bivio. In questo clima di incertezza, il team principal Laurent Mekies ha voluto tracciare un ritratto dell’uomo dietro il pilota, spiegando durante la sua partecipazione al podcast Beyond the Grid perché perdere Verstappen significherebbe per la sua scuderia perdere molto più di un semplice fuoriclasse del volante.

Il “metodo Max”: leadership naturale e analisi a sangue freddo

Secondo Mekies, la vera forza di Verstappen non risiede solo nel piede destro, ma in una capacità quasi soprannaturale di compattare la squadra e indicare la via dello sviluppo. Il manager francese fatica a definire se si tratti di un talento innato o costruito: “Non riesco ancora a decidere se sia un’abilità conscia o inconscia, ma Max ha questo modo naturale di far capire a chi lo circonda cosa sia importante per lui in macchina e dove si trovino le riserve di tempo sul giro ancora inespresse”.

Verstappen

Questa leadership si manifesta soprattutto nei debriefing che seguono le sessioni ufficiali di un weekend di gara. Mekies li descrive come sessioni di analisi chirurgica, dove il tono di Verstappen rimane lo stesso a prescindere dal risultato: “Se partecipassi a uno dei nostri debriefing dopo le qualifiche o la gara, non saresti in grado di capire dal suo tono di voce se si è trattato di una vittoria o di un ritiro da dimenticare. Analizzerà il problema e i limiti con la stessa intensità e disciplina, sia che abbia vinto, sia che sia stato battuto dalla concorrenza”. Per il team di Milton Keynes, avere un pilota capace di trascinare 30 ingegneri in pista e centinaia in fabbrica verso l’obiettivo è un vantaggio competitivo che Mekies definisce semplicemente “impareggiabile”.

Ha questa capacità innata di trascinare tutti con sé, di spingere le persone a dare il 101% – ha sottolineato il manager francese – Essere veloci in macchina è una cosa, ma essere fuori dalla macchina e riuscire a far sì che la propria squadra, le proprie persone, diano il massimo nel tentativo di comprendere e risolvere i limiti che si presentano. […] E avere qualcuno come lui, che possa supportarti nello sviluppo della vettura, soprattutto con i nuovi regolamenti come quelli attuali, è un enorme vantaggio“.

Un futuro da Team Principal? L’ossessione totale per il motorsport

L’idea di un Verstappen lontano dalle corse appare quasi paradossale se si ascoltano le parole del suo Team Principal sulla sua dedizione totale. Max non stacca mai la spina: “La sorpresa più grande è quanto sia profonda la connessione tra Max e il motorsport. Non è solo un pilota di F1; vive giorno e notte per questo sport. Gli lasci qualche ora di libertà e andrà a correre al simulatore; gli dai qualche giorno e cercherà qualsiasi cosa abbia quattro ruote sul pianeta per gareggiare”. Questa simbiosi con il mezzo meccanico è ciò che lo rende fondamentale nell’interpretare i complessi regolamenti del 2026.

Mekies si spinge oltre, immaginando per l’olandese una carriera d’eccellenza anche una volta appeso il casco al chiodo, magari proprio dietro una scrivania di comando: Sono sicuro che un giorno potrebbe essere un eccellente Team Principal, e questo probabilmente vale per molti altri ruoli nel motorsport”. La sua capacità di gestire anche gli aspetti meno amati del lavoro, come gli eventi di marketing e gli impegni con gli sponsor, con la stessa dedizione riservata alla pista, testimonia una disciplina mentale che lo rende, secondo Mekies, “imbattibile in tutto ciò che fa”.

Il divario con i giovani: perché Hadjar non può essere Verstappen

Nel podcast è emerso anche il confronto generazionale con Isack Hadjar, promosso quest’anno al suo fianco dopo una positiva stagione da rookie alla Racing Bulls. Mekies ha chiarito che, nonostante il talento del giovane, il feedback di un debuttante non potrà mai avere lo stesso peso di quello di un quattro volte campione del mondo: “Non puoi pensare che sia la stessa cosa dopo dieci anni in F1 e quattro titoli mondiali. Isack cerca di attenersi alle sue sensazioni attuali sulla vettura, come è giusto che faccia data la sua limitata esperienza. Max, invece, cerca costantemente di fare il passo successivo: collega ciò che sente a quella che pensa possa essere la causa meccanica o aerodinamica.

È proprio questa capacità di “leggere” l’auto e guidare i tecnici verso la soluzione dei problemi che rende il possibile addio di Verstappen un incubo per la Red Bull. Mentre il team cerca soluzioni per chiudere l’attuale pesante gap dalla Mercedes, aggrapparsi alla leadership dell’olandese resta l’àncora di salvezza, come testimoniato dalla clamorosa rimonta sui piloti McLaren quasi completata nel finale della passata stagione. Resta da vedere se il “fuoco” per le corse descritto da Mekies sarà sufficiente a convincere Verstappen a non attivare quella clausola che cambierebbe il volto della F1, oltre a rappresentare una sconfitta per tutto il Circus e per l’attuale regolamento, già pesantemente criticato da piloti e appassionati.

 

Autore

RIPRODUZIONE VIETATA. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge

Condividi l'articolo

SEGUICI SU
PODCAST