Ancora una volta, Drive to Survive ha fatto centro. La celebre docu-serie firmata Netflix, la cui ottava stagione è in uscita il prossimo 27 febbraio, continua a dividere appassionati e addetti ai lavori: se da un lato viene spesso criticata per una narrazione eccessivamente romanzata e per l’uso di montaggi creativi che distorcono i fatti in pista, dall’altro si conferma lo strumento definitivo per svelare autentici scoop dietro le quinte. In questa nuova stagione, il piatto forte è l’intervista esclusiva a Christian Horner, che per la prima volta parla in un evento mediatico del suo traumatico addio alla Red Bull Racing, avvenuto nel luglio del 2025. Le telecamere di Netflix sono riuscite a penetrare nel muro di silenzio che ha circondato uno dei licenziamenti più scioccanti della storia recente della F1, regalando una testimonianza cruda e priva di filtri al centro dell’episodio 4, non a caso intitolato “Un toro senza corna (A Bull with no Horns)“.
Per capire il peso di queste dichiarazioni e contestualizzarle, è necessario fare un passo indietro e tornare all’estate del 2025. Dopo vent’anni alla guida della scuderia, Horner è stato sollevato dall’incarico di team principal subito dopo il GP Gran Bretagna. Una decisione che ha lasciato il paddock senza parole, non solo per la tempistica – nel bel mezzo della stagione – ma per il modo in cui è stata gestita la successione con l’arrivo di Laurent Mekies. Nonostante un calo di performance della vettura rispetto al dominio assoluto degli anni precedenti, è stato evidente fin da subito che alla base della rottura di un binomio capace di riscrivere il libro dei record della F1 c’erano le tensioni e quella lotta di potere che da un paio di anni avvelenava l’atmosfera all’interno del team.
Il “sandwich di m…” e il dolore per un addio improvviso
Nelle immagini di Drive to Survive, un Horner visibilmente emozionato descrive quei momenti come un vero e proprio shock emotivo. “Provo un reale senso di perdita e di dolore. È stato tutto piuttosto improvviso. Non ho avuto davvero l’opportunità di dire un addio come si deve”, ha confessato Horner alle telecamere. Per l’uomo che ha costruito il team mattone dopo mattone, trasformando la scuderia di un marchio di bevande energetiche in una macchina da guerra capace di vincere sette titoli piloti, essere accompagnato alla porta a metà luglio è stato un colpo durissimo. “Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Ovviamente, la tua reazione immediata quando ti viene servito un sandwich di m… come questo è: ‘vaffanculo a loro’. Mi è stato portato via qualcosa che non è stata una mia scelta, qualcosa che era molto prezioso per me”.

Il manager britannico ha provato a difendere il suo operato fino all’ultimo, pur ammettendo le difficoltà tecniche incontrate dalla RB21 nella prima parte della scorsa stagione. “Ho sempre dato solo il massimo. Ho fatto del mio meglio per la mia squadra, per le persone che rappresentavo. Ma le prestazioni non sono state forti come in precedenza”, ha spiegato Horner, lasciando intendere che il calo di competitività in pista sia stato usato come il pretesto perfetto da parte dei vertici aziendali per regolare conti rimasti in sospeso per troppo tempo.
Il fattore Verstappen e il potere di Mintzlaff e Marko
Uno dei punti caldi dell’intervista riguarda il ruolo della famiglia Verstappen nella decisione. Le frizioni tra Horner e Jos Verstappen erano ormai di dominio pubblico fin dall’inizio del 2024, ma l’ex team principal ha voluto fare chiarezza sul peso reale del pilota olandese in questa vicenda. Quando gli è stato chiesto se i Verstappen avessero avuto a che fare con il suo licenziamento, Horner è stato categorico: “Il padre di Max non è mai stato il mio più grande fan. È sempre stato molto esplicito su di me. Ma non credo che i Verstappen siano stati responsabili in alcun modo”.

BARCELONA, SPAIN – FEBRUARY 27: Red Bull Racing Team Principal Christian Horner and Jos Verstappen talk in the Pitlane during Day Two of F1 Winter Testing at Circuit de Barcelona-Catalunya on February 27, 2020 in Barcelona, Spain. (Photo by Charles Coates/Getty Images) // Getty Images / Red Bull Content Pool // SI202002270172 // Usage for editorial use only //
Secondo Horner, la regia dell’operazione sarebbe stata squisitamente politica e interna ai vertici di Red Bull GmbH, nata da una visione diversa della gestione sportiva dopo la scomparsa del fondatore Dietrich Mateschitz. “Penso che questa sia stata una decisione presa da Oliver Mintzlaff, con Helmut Marko a dare consigli dalle linee laterali. Penso che alla fine le cose siano cambiate all’interno dell’azienda, all’interno del gruppo. Il fondatore è morto. E dopo la morte di Dietrich, penso che probabilmente sia stato ritenuto che avessi forse troppo controllo”. Un’ammissione pesante, che conferma la lotta di potere tra la sede di Salisburgo e la base operativa di Milton Keynes, una guerra di logoramento che ha visto Horner come vittima illustre in un piano di ristrutturazione globale del brand sportivo.
Una ricostruzione che, seppur da un punto di vista diametralmente opposto, non è poi tanto diversa da quella fatta nei mesi scorsi proprio da Marko, il quale aveva spiegato di essere intervenuto per bloccare i giochi di potere avviati proprio da Horner dopo la scomparsa di Mateschitz.
Lo scambio di messaggi con il rivale Wolff
Un altro passaggio gustoso riguarda il messaggio che Toto Wolff, con il quale Horner si è scontrato tante volte alimentando la rivalità tra Mercedes e Red Bull, ha inviato al britannico dopo la notizia del suo licenziamento. Il team principal austriaco ha reso l’onore delle armi a Horner, non senza dell’ironia: “Non sapevo cosa dire, perché da un lato sei stato un vero stronzo. Ma dall’altro lato, allo sport mancherà uno dei suoi principali protagonisti. Con chi dovrei combattere? È ‘amore e odio’, come hai sempre detto? Wolff e Horner hanno vinto insieme 14 degli ultimi 15 campionati del mondo. Non male come statistica“.

La replica dell’ex team principal della Red Bull è stata dello stesso tono, tra ammirazione e una piccola presa in giro: “Mi è piaciuto molto scontrarmi con voi in tutti questi anni. Quindi grazie per la rivalità, la competizione e l’ago della bilancia. Nessun altro ci è andato nemmeno vicino, come dimostrano le statistiche. Ti auguro il meglio per il futuro. P.S. Hai bisogno di un taglio di capelli“.
Il futuro: tra rumors di ritorno e nuove sfide
L’episodio si chiude lasciando aperta la porta a un possibile ritorno di Horner nel Circus. Nonostante il licenziamento bruciante, il prestigio accumulato in due decenni di successi lo rende il profilo più ambito per qualsiasi scuderia in cerca di rilancio o per nuovi costruttori pronti a entrare in griglia. Le voci di un suo approdo in un team rivale o in un ruolo dirigenziale per la FIA continuano a rincorrersi: la più recente è quella che riporta le trattative per entrare come azionista all’interno dell’Alpine, acquistando le quote di Otro Capital.
Ciò che resta, dopo la diffusione di questa anteprima, è l’immagine di un leader ferito che non ha ancora digerito il modo in cui la sua creatura gli è stata strappata dalle mani. Il “sandwich di m…” non è ancora stato digerito e Horner non sembra intenzionato a dimenticare chi glielo ha servito.



