Le prime dichiarazioni di Lewis Hamilton relative all’episodio con Charles Leclerc al via del GP Italia erano state piuttosto distensive, con il sette volte iridato che aveva spiegato di aver pensato in quel momento soprattutto ai punti che la Ferrari stava perdendo nella battaglia fratricida tra le due SF-26. Il monegasco era stato più diretto, spiegando che entrambi avevano esagerato e che il suo compagno di squadra si era avvicinato troppo nell’approccio alla prima variante di Monza. Forse anche per questo motivo, nel tardo pomeriggio Hamilton ha rilasciato dichiarazioni più critiche sulla situazione che si è creata, respingendo le accuse di una condotta eccessivamente aggressiva e puntando il dito sulle carenze organizzative della Scuderia di Maranello.
Hamilton: “Ero davanti in curva 2, non corro in modo scorretto”
Analizzando quanto accaduto tra curva 1 e curva 2 di Monza nel primo giro di gara, Hamilton ha sottolineato: “Ero in testa alla curva 2. All’apice ero in testa. Non c’è stato nessun ‘noi’ in tutto questo. Guardate, non corro in modo scorretto. Ho sempre corso in modo pulito e corretto e ho sempre lasciato spazio“.
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L’episodio di domenica, arrivato dopo che già nel gran premio precedente a Zandvoort c’erano state critiche alla gestione Ferrari dei piloti in pista, mette inevitabilmente al centro delle critiche anche il team principal Fred Vasseur. La novità è che ora è lo stesso Hamilton a chiamare in causa il manager francese: “Sono entrato a far parte del team e ho cercato di rispettare gli spazi e di non mettere assolutamente a repentaglio la squadra – ha sottolineato il sette volte iridato – Rimango fermo su questo punto e posso parlare solo di ciò che riguarda il mio lato. Bisogna parlare con Fred per quanto riguarda l’altro lato e le decisioni che vengono prese lì. In definitiva, tutto parte dall’alto. Le decisioni si ripercuotono a cascata. Tutto inizia da Fred“.
La mancanza di regole interne
La critica di Hamilton verso la gestione dei piloti è poi continuata: “Penso che i ragazzi in fabbrica stiano facendo un ottimo lavoro. Non stiamo eseguendo gli ordini con la stessa precisione che potremmo. Sicuramente non al livello delle altre squadre. Ma in alcuni momenti della stagione ci siamo riusciti“.

Credit: MAteusz Mróz
Da quando è arrivato alla Ferrari, Hamilton ha parlato più volte delle modifiche all’interno dell’organizzazione che ha voluto portare per migliorare la situazione, forte di una lunga e vincente esperienza con la Mercedes. Se in precedenza il britannico si riferiva principalmente al metodo di lavoro e allo sviluppo della monoposto, ora l’attenzione sembra rivolta alla gestione dei piloti, aspetto su cui la Scuderia di Maranello ha spesso mostrato lacune negli ultimi anni: “Credo che tutto si riduca alle regole di ingaggio. Quando ero alla Mercedes, avevamo un regolamento scritto. Non abbiamo mai avuto grossi problemi. Forse qualche momento con Nico (Rosberg), un paio di volte. Ma il più delle volte andava tutto bene. Qui, non ci sono regole“.
Parole forti quelle del britannico, che ora chiede cambiamenti e un confronto interno da tenersi probabilmente dopo il weekend del GP Spagna, in programma a Madrid già nel prossimo weekend. L’obiettivo è migliorare quell’esecuzione che Vasseur ripete come un mantra ad ogni gran premio, ma che finora è stata tutt’altro che impeccabile, costando alla Ferrari troppi punti preziosi.



