La FIA ha deciso di intervenire pubblicamente dopo le polemiche che hanno accompagnato la decisione della Corte Internazionale d’Appello nel caso ICA-2026-06-07-08-09. Un comunicato piuttosto insolito nei toni, con il quale le Corti della Federazione hanno voluto difendere apertamente l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici chiamati a pronunciarsi sul caso.
Il punto centrale della posizione FIA riguarda soprattutto ciò che era accaduto durante il procedimento. Secondo quanto precisato dalla Federazione, sia all’inizio sia alla conclusione dell’udienza era stata concessa alle parti la possibilità di sollevare eventuali questioni relative alla composizione della Corte o allo svolgimento del procedimento. Nessuna delle parti aveva presentato obiezioni.
Allo stesso modo, durante l’udienza non erano state formulate contestazioni sul modo in cui la Corte aveva interrogato i testimoni o condotto il procedimento.
È un passaggio tutt’altro che secondario, soprattutto alla luce delle critiche arrivate successivamente. Il messaggio della FIA è abbastanza evidente: discutere nel merito una sentenza è perfettamente legittimo, mettere in dubbio indipendenza e imparzialità dei giudici è invece un terreno differente.

La FIA difende il sistema di nomina dei giudici
Nel comunicato viene anche ricordato come vengono scelti i componenti delle Corti FIA. I giudici sono eletti dalle Assemblee Generali della Federazione e alcuni vengono indicati su proposta di un gruppo composto da almeno cinque squadre di Formula 1, secondo quanto previsto dallo Statuto.
Esistono inoltre diversi strumenti destinati a garantire l’indipendenza del collegio: i giudici devono rispettare gli obblighi previsti dal Regolamento Giudiziario e Disciplinare FIA, presentare annualmente una dichiarazione dei propri interessi al Compliance Officer e, soprattutto, sottoscrivere per ogni procedimento una specifica dichiarazione di indipendenza relativa alle parti coinvolte e alla materia oggetto del giudizio.
La FIA ha inoltre sottolineato l’importanza di avere collegi formati da giudici provenienti da differenti contesti geografici e culturali, ritenendo questa pluralità un elemento capace di rafforzare l’equità e la credibilità del processo decisionale.
Criticare la sentenza sì, mettere in dubbio i giudici è un’altra cosa
Probabilmente è proprio qui che si trova il significato più importante dell’intervento.
La Corte Internazionale d’Appello riconosce esplicitamente che una propria decisione possa essere discussa e interpretata diversamente sul piano giuridico. Fa parte del sistema ed è qualcosa che, secondo la stessa FIA, i giudici accettano.
Diverso è però contestare pubblicamente l’integrità del procedimento dopo che, nelle sedi previste, non erano state sollevate obiezioni.

Per questo la dichiarazione firmata dai vertici delle Corti FIA — Laurent Anselmi, Rui Botica Santos, Waltraud Wünsch e Gérard Martin — assume il carattere di una vera difesa istituzionale. La Federazione ribadisce di essere certa della correttezza della procedura seguita e dell’integrità dei giudici, riaffermando l’impegno a tutelarne indipendenza e imparzialità.
Non è quindi una replica sul merito tecnico della decisione. È soprattutto una risposta alle accuse che hanno investito la credibilità stessa dell’organo giudicante.
Ed è probabilmente proprio questo ad aver spinto la FIA a intervenire pubblicamente: le sentenze possono essere criticate, ma secondo la Federazione le contestazioni sull’imparzialità della Corte non trovano riscontro nel comportamento tenuto dalle parti durante il procedimento.11:14



