Ferrari, Leclerc-Hamilton: il gioco di squadra spetta al muretto, non ai piloti

Ago 25, 2026

Giuliano Duchessa

Lewis Hamilton ha voluto innanzitutto fare un passo indietro. Ieri sera, tornando sui team radio e sulle dichiarazioni successive al GP d’Olanda, il sette volte campione del mondo ha riconosciuto che la frustrazione aveva preso il sopravvento: «Quella non è stata la mia miglior versione. Mi assumo la responsabilità e sarò migliore». Hamilton ha poi ribadito la propria fiducia nella Ferrari, spiegando che quella passione nasce proprio dal credere nella squadra e in ciò che si sta costruendo insieme.

Una presa di posizione importante, che aiuta anche a riportare l’intera vicenda nella sua dimensione corretta. Non c’è nessuna novità particolare nei rapporti tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton. Quanto accaduto va letto soprattutto come una questione di gestione della gara: è il team che deve eventualmente impartire un ordine, non può essere il pilota a decidere autonomamente di togliersi mentre sta disputando la propria corsa.

Hamilton ha perso tempo, questo è evidente. Si può discutere sulla tempestività delle decisioni prese dal muretto e certamente qualcosa poteva essere gestito meglio. Ma bisogna stare attenti a non andare troppo oltre nei commenti, trasformando ogni episodio in un processo o, peggio ancora, nell’occasione per costruire paragoni poco sensati.

Anche perché la situazione Ferrari è molto diversa da quella Mercedes. A Brackley avrebbe decisamente più senso applicare un gioco di squadra più netto: Toto Wolff, giustamente, non vuole nemmeno prendere in considerazione la possibilità di mettere a rischio un campionato che sembrava già vinto, soprattutto adesso che la concorrenza sta migliorando e aumentando la pressione.

Ferrari si trova in una condizione differente e non può pretendere che uno dei propri piloti interpreti autonomamente il ruolo di seconda guida. Se serve uno scambio di posizione, deve essere il muretto a stabilirlo chiaramente.

Il muretto può sbagliare? Certamente. E può sbagliare chiunque. Persino Fred Vasseur, o chi prende determinate decisioni insieme a lui, può aver commesso degli errori o valutato male qualche situazione. Non dovrebbe esserci nulla di scandaloso nell’ammetterlo.


Del resto, lo stesso Hamilton ha vinto anche perché Mercedes ha commesso un errore a Barcellona. E, allargando lo sguardo alla stagione, praticamente tutti hanno sbagliato qualcosa: piloti, strateghi, tecnici e responsabili.

In Ferrari, quando è successo, tutti sono stati richiamati all’ordine. Perché, piaccia o meno, la Ferrari è la Ferrari e ogni errore viene inevitabilmente amplificato.

Il punto, però, dovrebbe essere un altro: commentare per capire e possibilmente costruire, non utilizzare ogni episodio per alimentare polemiche o fare paragoni sciocchi. La critica tecnica e sportiva è necessaria, anche dura quando serve. Ma ha valore quando prova a spiegare cosa non ha funzionato e come migliorarlo, non quando serve soltanto a trovare un colpevole.

Autore

RIPRODUZIONE VIETATA. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge

Condividi l'articolo

SEGUICI SU
PODCAST