Ferrari, il rischio che si conosceva già: Hamilton è troppo ingombrante per il team di Maranello?

Set 9, 2026

Piergiuseppe Donadoni

Quello che è successo a Monza, con il contatto in curva 2 con Leclerc e l’attacco di Hamilton a Vasseur nel post gara, non deve essere considerata totalmente una sorpresa: è semplicemente la materializzazione di un rischio che si era teorizzato fin dall’arrivo del sette volte campione del mondo a Maranello. Portare in Ferrari il pilota più vincente della storia della F1 comportava vantaggi enormi, ma anche un rovescio della medaglia di cui si è sempre parlato sottovoce: prima o poi, la stazza di una leggenda come Lewis avrebbe potuto diventare un problema di gestione per un team che con una stella di questo calibro non aveva mai davvero avuto a che fare nella sua Storia.

Un rischio annunciato, non un imprevisto

Non è un caso che, già all’annuncio del suo arrivo, in tanti si fossero chiesti se un campione con sette titoli e uno status quasi da icona pop potesse davvero convivere a lungo con la struttura del team più iconico della F1 che, storicamente, non ha mai avuto bisogno di gestire un ego di quelle dimensioni, sia dentro che fuori dalla pista. Quello visto a Monza, con Hamilton che ha scelto di passare direttamente all’attacco di Vasseur, dopo le brutte parole nel team radio a Zandvoort (con tanto poi di successive scuse), è esattamente lo scenario che si temeva potesse emergere col tempo.

Leclerc Hamilton

Credit: MAteusz Mróz

Non stiamo parlando di un errore di valutazione della Ferrari, ma di un compromesso che molto probabilmente Vasseur aveva accettato in partenza, sapendo che i benefici avrebbero superato i rischi. Almeno inizialmente. Perché i vantaggi ci sono stati e sono tutt’altro che marginali. Sul fronte commerciale, l’impatto di un nome come Hamilton sul valore del marchio Ferrari in Formula 1 è difficile anche solo da quantificare. Ma, soffermandosi sulla pista, il contributo più interessante è quello tecnico: Lewis ha lavorato parecchio nell’ex GES, portando a Maranello conoscenze e metodi di lavoro tipici di un team vincente e strutturato come la Mercedes, portando migliorie innegabili in tutti i processi e facendo crescere un team che ha sempre più difficoltà degli altri ad ottenere e ricevere conoscenze ‘esterne’. 

Il rovescio della medaglia: quando il peso di una leggenda diventa ingombrante

Il sette volte campione del mondo, dopo un certo periodo di ambientamento, è stato  sempre più ascoltato. Il passaggio al carbonio Carbon Industrie ad inizio 2026 è stata una chiara volontà del sette volte campione del mondo, che Vasseur gli ha concesso non senza remore (Hamilton voleva già il cambio lo scorso anno) vista la forte, duratura e comunque positiva partnership storica con Brembo. Così in altri ambiti, maggiormente tecnici e non. Il problema è che a Lewis tutto questo sembra non bastare più, soprattutto dopo il rinnovo per la stagione 2027, e vorrebbe plasmare ancor più a sua immagine e somiglianza la Ferrari.

Ed è qui che il rischio annunciato ha iniziato a farsi concreto. Hamilton non si accontenta più di portare solo conoscenze e metodi di lavoro ma vorrebbe diventare il punto di riferimento assoluto del team. Sente di non essere ascoltato a sufficienza e ha iniziato a far pesare, anche pubblicamente, la propria statura. Vasseur, dal suo lato, resta convinto che le due guide debbano restare alla pari, sia internamente che in pista, privilegiando il bene della squadra e massimizzando i punti per il Costruttori piuttosto che favorendo uno o l’altro pilota per una corsa ad un mondiale piloti che mai è stato un obiettivo possibile. La Ferrari, d’altronde, ha deciso di puntare a lungo termine su Charles Leclerc e non ha assolutamente senso, anche per quanto mostrato in pista nel 2025 nonché nel 2026,  relegarlo a comprimario in questo momento. 

Comunque, almeno per ora, la situazione non va ulteriormente ingigantita ma certamente monitorata. Certo, fa sorridere, o forse no, è una coincidenza, o forse no, che sia una delle prime volte dove per primi i media inglesi abbiano messo il team principal francese sotto la lente d’ingrandimento, avvicinando nuovamente i nomi di Coletta e Horner alla Scuderia. Questo proprio dopo l’importante sfogo di Hamilton nel post Monza, quando storicamente è dalla stampa italiana che arrivano le più importanti pressioni al management del team italiano.  Comunque, di certo c’è che quel compromesso su cui la Ferrari aveva costruito questo progetto — grande nome, grande contributo, in cambio della gestione di un ego altrettanto grande — sta iniziando a mostrare il suo prezzo.

 

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