Leclerc chiude davanti entrambe le libere di Austin, mentre Hamilton resta a 615 millesimi nelle FP2. In FP1 Ferrari ha confrontato due specifiche aerodinamiche differenti, poi ha scelto di montare gli aggiornamenti su entrambe le vetture. Il pomeriggio, invece, racconta soprattutto un diverso rapporto dei piloti con il bilanciamento della SF-26.
Il pacchetto riguarda fondo e gestione dei flussi attorno alle fiancate e alla zona posteriore. Leclerc ne ha riconosciuto il miglioramento, definendolo però contenuto. Per Charles il segnale più incoraggiante è stato avere trovato immediatamente una vettura equilibrata, condizione che Hamilton non è riuscito a riprodurre.
Il test del mattino e il limite del confronto
Nelle FP1 Leclerc ha girato con il pacchetto nuovo, Hamilton con quello precedente. La scelta di estendere l’aggiornamento a entrambe le macchine indica un esito positivo della valutazione tecnica di Maranello, ma non permette di ricavare il valore del fondo dai tempi dei due piloti. Cambiano infatti stile di guida, gomme e regolazioni, mentre la pista evolve rapidamente.Il confronto telemetrico, ricondotto alle stesse 16 finestre geometriche, mostra una differenza utile soprattutto nella distribuzione del tempo: nelle curve lente Hamilton pagava circa quattro decimi già al mattino; nel veloce il distacco relativo era modesto. Fra FP1 e FP2 lo scarto più evidente si sposta nelle medie. È una variazione da interpretare insieme alle modifiche di setup, non un effetto causale dimostrato del nuovo fondo.

FIGURA 1 / FP1 e FP2 · Come si distribuisce il distacco
FP2: il distacco nasce quasi tutto nel misto
Con entrambe le SF-26 aggiornate e i rispettivi migliori giri sulla Soft, Leclerc firma 1:35.291 e Hamilton 1:35.906. La suddivisione del tracciato racconta bene dove si costruiscono i 615 millesimi: Lewis perde circa 342 millesimi nelle curve lente e 282 nelle medie. Nelle veloci rimangono soltanto 27 millesimi, mentre sui rettilinei recupera circa 37 millesimi.

FIGURA 2 / FP2 · Dove nasce il divario
Sono tempi cumulati in finestre di distanza comuni, non una misura diretta di carico aerodinamico o grip. Il dettaglio resta però eloquente: Hamilton non sta pagando una Ferrari meno veloce sul dritto, ma la difficoltà di completare la curva con la stessa efficacia del compagno.
Ingresso e rotazione: la parte più delicata per Hamilton
Nelle sei finestre lente Lewis lascia circa 209 millesimi nella fase d’ingresso e 340 in quella centrale, recuperandone 206 nei tratti d’uscita. Il conto torna a circa 342 millesimi. In altre parole, una parte consistente del tempo è già persa quando la vettura arriva al momento di accelerare. Non è corretto ridurre il divario a un problema di trazione.

FIGURA 3 / FP2 · Le sei curve lente
Nelle curve medie il ritardo è più distribuito: Hamilton perde circa 77 millesimi in ingresso, 168 nella fase centrale e altri 37 in uscita. La SF-26 numero 44 non è quindi priva di prestazione quando il motore spinge; fatica piuttosto a offrire una rotazione prevedibile mentre si passa dalla frenata alla percorrenza.
Da curva 7 a curva 12, i punti segnalati dal muretto
Il dialogo con Carlo Santi fornisce una corrispondenza preziosa. Alla richiesta di Hamilton di individuare il mezzo secondo perso, l’ingegnere richiama l’apice di curva 7, l’uscita di 9 e quella di 11, poi il picco di frenata e il rilascio del freno in curva 12. Lewis chiede due punti di ala anteriore: cerca una vettura che entri meglio e permetta di fidarsi del primo comando di sterzo.

FIGURA 4 / Circuit of the Americas · Le zone richiamate via radio Curva 7 (apice), 9 e 11 (uscite), 12 (frenata e rilascio): i riferimenti forniti da Carlo Santi a Hamilton. Evidenziazione editoriale su mappa fornita dall’utente.
Aumentare l’incidenza dell’ala, però, non risolve automaticamente il problema. Hamilton ha spiegato che nelle FP2 la sua squadra ha seguito una direzione di assetto diversa, trovandosi a disagio soprattutto sugli avvallamenti. Se una piattaforma reagisce in modo poco uniforme quando cambia altezza o trasferisce carico, più risposta davanti può anche rendere il retrotreno meno stabile.
Hamilton, le correzioni di assetto per ritrovare fiducia nella SF-26
Prima della qualifica, la priorità è verificare la stabilità nel passaggio dalla massima pressione al rilascio del freno e confrontare con Leclerc la risposta della vettura sui dossi e nei cambi di direzione. I dati indicano che serve una finestra di utilizzo più prevedibile, non soltanto più carico. Anche le traiettorie possono incidere: forte della fiducia nel bilanciamento, Leclerc ha potuto affinare l’approccio alla tripla finale. Il miglioramento rilevato da Leclerc è un progresso limitato, non una trasformazione della SF-26. La buona percorrenza mostrata venerdì, inoltre, non dimostra ancora vantaggi analoghi in trazione o nella gestione delle gomme posteriori durante uno stint. Dopo due sessioni, il quadro è chiaro: Ferrari proseguirà con il nuovo fondo, mentre Hamilton deve trovare un assetto che gli consenta di sfruttarlo nelle fasi decisive per il tempo sul giro.



