Kimi Antonelli arriva all’ultimo weekend di gara prima della sosta estiva già sicuro di mantenere saldamente la leadership del Mondiale di F1 qualunque sia il risultato del GP Ungheria. La prima parte di campionato ha eletto il giovane talento italiano a nuovo padrone del Circus, in grado di battagliare e di battere piloti più maturi ed esperti, oltre che a ribaltare le gerarchie interne alla Mercedes. Tra i fattori di crescita esponenziale in quella che è appena la seconda stagione in F1 di un ragazzo che compirà 20 anni solo tra un mese ci sono l’ambiente creatosi nel team, il papà Marco e un processo di adattamento alle nuove monoposto iniziato molto presto con estenuanti sessioni al simulatore. Antonelli ne ha parlato nel giovedì dell’Hungaroring, incontrando i media tra cui AutoRacer.it.
L’analisi della prima parte di stagione e il ruolo della famiglia
La leadership nella classifica generale rappresenta il frutto di un lavoro costante basato sulla riduzione degli errori e sull’esecuzione ottimale di ogni fine settimana: “Penso di essere stato uno dei migliori, ma non direi di essere stato in assoluto il miglior pilota sulla griglia. Guardando indietro, credo che siamo stati quelli che hanno commesso il minor numero di errori, e questo ci ha permesso di ottenere ottimi risultati. Certo, abbiamo avuto anche una vettura molto forte, ma dal mio lato posso essere felice di come siamo arrivati alla pausa estiva. Insieme alla squadra abbiamo fatto un lavoro incredibile sul piano dell’esecuzione” – ha dichiarato Antonelli, analizzando il rendimento mostrato nella prima metà del campionato.

A sostenere la crescita del giovane talento è stato un ambiente solido e la presenza costante della figura paterna nel box della Mercedes: “Avere un grande team e una grande famiglia intorno mi ha aiutato in questo percorso. Sono con la squadra dal 2018, quindi sono cresciuto con loro e conoscere le persone dall’interno aiuta anche in Formula 1, permettendoti di essere più libero. Mio padre è la mia roccia perché condividiamo tantissime cose. Mi piace sempre ascoltare il suo punto di vista dopo le sessioni, dopo la qualifica o la gara, come abbiamo sempre fatto fin dai tempi dei kart. In un anno come questo, la presenza di qualcuno che mi conosce meglio di chiunque altro è fondamentale. Insieme al team mi ha aiutato a crescere e maturare come persona, ed è questo che sta facendo la differenza rispetto allo scorso anno“ ha spiegato Antonelli, sottolineando l’importanza del fattore umano.
La gestione del momento di forma e la sosta estiva
L’ultima gara prima delle vacanze chiuderà una prima parte di campionato incredibile per il pilota della Mercedes, ma la pausa estiva rappresenta un passaggio fondamentale per recuperare le energie dopo mesi di attività ininterrotta: “Sento che la pausa è necessaria perché sono stati quasi otto mesi a tavoletta, avendo iniziato le attività già il 3 gennaio. Dopo il Giappone pensavo che quattro settimane di stop potessero farmi perdere il ritmo dopo una vittoria, ma poi a Miami mi sono sentito subito benissimo in macchina. Quindi il momento di forma rimarrà. La pausa serve per staccare, uscire con la famiglia e gli amici e ricaricare corpo e mente per la seconda parte, anche se so che dopo tre o quattro giorni mi annoierò e vorrò tornare in pista. Fortunatamente dove andrò c’è una pista da kart, quindi sicuramente mi allenerò” ha confidato Antonelli.

Il lavoro svolto dietro le quinte ha riguardato anche l’adattamento dello stile di guida alle complesse esigenze delle monoposto attuali: “Ho dovuto adattarmi molto. Portare molta velocità in curva e mantenere alta la velocità minima ha sicuramente aiutato, ma c’è stato un grande lavoro per rendere naturali cose che all’inizio sembravano forzate. Ho fatto un numero di ore al simulatore di cui ho perso il conto fin dallo scorso anno. Il lavoro pre-stagionale è stato intensissimo e ha reso tutto più facile, così ora non devo preoccuparmene mentre guido perché è già nella mia testa” ha rivelato il bolognese.
Il nodo dei limiti della pista e i siparietti con il padre
Uno degli aspetti su cui Antonelli può ancora lavorare è quello relativo ai track limits, che spesso lo portano a rischiare una penalità: “So che a volte mi piace usare la pista un po’ troppo ed è qualcosa su cui devo lavorare. Guardando a Spa, le due infrazioni sui limiti della pista che ho preso sono state molto stupide e mi sono chiesto cosa stessi facendo. È successo anche a Barcellona e Miami, devo lavorarci perché se uso i jolly quando non ne ho bisogno rischiamo di trovarci nei guai” ha riconosciuto il giovane alfiere della Mercedes.

In Belgio, i richiami del padre Marco Antonelli sul tema sono arrivati puntuali subito dopo il traguardo: “È stata una delle prime cose che mi ha detto dopo la gara. Mi ha detto ‘Congratulazioni, ma c’è sempre un ma’. Mi ha detto che se mi vede fare un altro limite della pista per niente mi tira il collo come a un pollo. Quelle sono state le sue parole, quindi è decisamente un aspetto su cui devo lavorare” – ha concluso il leader del mondiale con un sorriso.



