Analisi: Antonelli costruisce il tempo dove serve, Ferrari tra pregi e limiti. Verstappen non è solo scia.

Lug 19, 2026

Cristiano Sponton

La qualifica di Spa ha dato una risposta netta: oggi il riferimento sul giro secco è la Mercedes di Antonelli. Ma dietro la pole non c’è soltanto una questione di cavalli o di velocità massima. C’è una macchina capace di mettere insieme uscita curva, deploy, efficienza aerodinamica e continuità sugli allunghi. Ed è proprio su questo terreno che Ferrari ha visto crescere il distacco, pur con una SF-26 ancora solida e competitiva nel guidato.

Antonelli ha firmato la pole con un giro completo nel modo in cui serve a Spa: pulito nella costruzione della velocità, molto forte nella parte alta dei rettilinei e sostenuto da una gestione dell’energia efficace fino alla fine del giro. Alle sue spalle Verstappen ha conquistato una prima fila preziosa, anche grazie alla scia del compagno nel terzo settore, mentre Norris ha confermato la qualità della McLaren con il terzo tempo, prima di arretrare in griglia per la penalità di dieci posizioni legata alla sostituzione di componenti della power unit.

Ferrari chiude la qualifica con Leclerc e Hamilton quasi sullo stesso livello, ma il cronometro restituisce solo una parte del quadro. Il distacco dalle prime posizioni non nasce da una vettura lenta in senso assoluto. Al contrario, la SF-26 ha mostrato tratti molto competitivi nel guidato. Leclerc è stato particolarmente efficace nelle curve medie, Hamilton più equilibrato nei tratti veloci e nel lento. Il problema è emerso quando la pista ha iniziato a distendersi: nei rettilinei la Ferrari ha restituito quasi tutto ciò che riusciva a costruire nelle curve.

 

Il confronto con Antonelli è netto. Hamilton perde poco più di mezzo secondo sul giro e quasi tutto quel ritardo arriva dalle sezioni di piena accelerazione. Leclerc è in una situazione simile: il suo passivo nei rettilinei è persino superiore al distacco finale, perché nel guidato riesce a recuperare una parte del tempo. È un dato pesante, ma va letto con attenzione. Non significa semplicemente che la Ferrari non abbia velocità massima. Significa che la SF-26 non riesce a sostenere la stessa velocità media della Mercedes lungo l’intero allungo.

La differenza più importante è proprio questa. Una punta velocistica isolata può essere anche competitiva, ma Spa premia chi costruisce velocità presto, continua ad accelerare e mantiene energia nella parte finale dei rettilinei. La Mercedes di Antonelli sembra riuscirci meglio. La Ferrari, invece, appare costretta a spendere più energia nelle fasi intermedie, arrivando meno coperta quando la velocità supera i 280 km/h. La simulazione QMAX tra Antonelli e Hamilton va nella stessa direzione: il deploy totale è quasi identico, ma la Mercedes porta una quota maggiore di energia nella fascia più alta della velocità. Ferrari non manca tanto di energia in quantità assoluta; manca di efficienza nel trasformarla in velocità utile fino alla fine degli allunghi.

Il confronto interno alla Mercedes aggiunge un altro livello di lettura. Russell partirà comunque in una posizione favorevole dopo la penalità di Norris, ma il suo distacco da Antonelli mostra che la W17 non era automaticamente dominante con entrambe le vetture. Russell ha pagato soprattutto sopra i 240 km/h, mentre nelle fasi più lente e in alcune curve medie il confronto è stato molto più equilibrato. Questo suggerisce una differenza di deployment, di configurazione o di efficienza nella preparazione del giro. Antonelli ha trovato la finestra migliore: ha avuto velocità, energia e continuità. Russell, pur sulla stessa base tecnica, non ha replicato lo stesso rendimento nei tratti dove Spa decide il cronometro.

Ferrari arriva in qualifica con due percorsi diversi, ma entrambi portano allo stesso esito. Leclerc ha vissuto un weekend complicato, soprattutto tra venerdì e FP3, quando il deficit sui rettilinei era diventato difficile da spiegare. Il monegasco ha parlato di un problema specifico sulla sua vettura, poi individuato e corretto prima della qualifica. Ha anche chiarito un aspetto molto interessante: con queste power unit, il momento in cui si va sull’acceleratore è decisivo. Anticipare troppo il pieno gas può consumare energia elettrica prima del tratto in cui rende di più; ritardarlo leggermente può permettere di avere più assistenza nella parte alta del rettilineo. È una guida molto fine, quasi controintuitiva, ma a Spa può valere centesimi importanti.

Il punto è che, come ha spiegato lo stesso Leclerc, in quel caso “non era niente sulla guida”. Ferrari ha trovato qualcosa e lo ha cambiato prima della qualifica, riportando la vettura più vicina al comportamento atteso. Questo passaggio è fondamentale: il problema anomalo di Leclerc è stato ridotto, ma il limite generale della Ferrari sui rettilinei è rimasto.

Hamilton ha vissuto un sabato diverso. In FP3 aveva trovato una macchina molto convincente, poi l’incidente ha costretto i meccanici a un lavoro importante prima della qualifica. Il britannico ha ringraziato il team, ma ha spiegato che dopo la riparazione la vettura non era più identica. Secondo lui sono mancati circa due decimi rispetto alla macchina che aveva guidato al mattino. È una valutazione credibile: con quei due decimi, Hamilton avrebbe potuto inserirsi più vicino a Russell e Norris. Non avrebbe necessariamente lottato per la pole, come ha riconosciuto lui stesso, ma avrebbe avuto una qualifica più forte.

Le sue parole sulla Mercedes sono però ancora più significative. Hamilton ha indicato il terzo settore come una zona in cui Ferrari perde per “pura potenza del motore”. È una semplificazione da pilota, ma fotografa bene la sensazione in macchina: sul lungo tratto da Stavelot verso Blanchimont la Mercedes conserva qualcosa che Ferrari non riesce a replicare. Può essere potenza termica, può essere minore resistenza, può essere una gestione elettrica più efficace. Probabilmente è la somma di tutti questi fattori.

 

Verstappen, in questo scenario, ha costruito una qualifica di grande intelligenza. La Red Bull non sembrava avere il pacchetto più completo, ma Max ha sfruttato al massimo i punti di forza della RB, soprattutto nelle curve lente. A questo ha aggiunto un elemento decisivo: la scia del compagno nel terzo settore. Quel traino è stato prezioso perché, nel lungo tratto finale, gli ha dato velocità utile proprio dove serviva, trasformando un ottimo giro in una prima fila. La sua prestazione, però, non può essere ridotta alla sola scia: preparazione del giro ed esecuzione sono state di altissimo livello. Resta corretto dire che l’aiuto ricevuto ha inciso sul margine finale, soprattutto in una zona di classifica così compatta tra seconda e quarta posizione.

Anche Norris merita una menzione separata. Il terzo tempo della McLaren conferma che la MCL40 è dentro la partita prestazionale, specialmente nel guidato veloce e nella capacità di generare fiducia. La penalità di dieci posizioni per la sostituzione di componenti della power unit cambia però completamente la sua gara. Partire indietro a Spa offre possibilità di rimonta, ma su una gara probabilmente a singola sosta ogni giro perso nel traffico rischia di pesare. Norris avrà bisogno di superare rapidamente le vetture più lente, senza danneggiare troppo la gomma nella prima parte dello stint.

La gara potrebbe essere molto diversa dalla qualifica. La temperatura della pista è attesa più bassa e questo può modificare l’equilibrio delle gomme. La strategia più probabile resta la singola sosta, con la Medium come gomma centrale del primo stint e la Hard per arrivare fino alla fine. Il punto delicato sarà la gestione del graining. In FP1, durante le simulazioni gara con le medie, alcune vetture hanno mostrato segni di graining, e su un circuito come Spa il fenomeno può condizionare pesantemente il ritmo se compare nei primi giri dello stint.

Una pista più fredda può aiutare sul degrado termico, ma può anche complicare l’attivazione della gomma, soprattutto sull’anteriore. Chi scivolerà troppo nel secondo settore rischierà di aprire il graining; chi proteggerà eccessivamente potrebbe diventare vulnerabile sul Kemmel. È qui che la Ferrari può sperare di rientrare in gioco: se la SF-26 riuscirà a trattare meglio la Medium e a mantenere ritmo nel guidato, potrà mettere pressione a Russell e forse a Verstappen. Ma dovrà convivere con un limite evidente: in rettilineo non avrà lo stesso margine offensivo della Mercedes.

Antonelli partirà da favorito, ma Spa non protegge mai davvero chi scatta dalla pole. Verstappen avrà la scia verso Les Combes già al primo giro. Russell dovrà difendere con una Mercedes meno brillante sugli allunghi rispetto a quella del compagno. Le Ferrari avranno bisogno di ritmo, gestione gomma e strategia pulita. Norris sarà il grande elemento mobile della corsa, costretto alla rimonta ma con una McLaren che sul passo potrebbe avere molto da dire.

La qualifica ha premiato chi ha saputo portare energia, velocità ed efficienza fino alla fine dei rettilinei. La gara dirà se questo vantaggio basterà ancora, con temperature più basse e una gestione gomme destinata a pesare di più.

 

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