Leclerc: “Vasseur come un padre. In Ferrari ora vedo aggressività e innovazione nello sviluppo”

Set 2, 2026

Luca Manacorda

L’attuale stagione è stata un alternarsi di sali e scendi per Charles Leclerc: dal nuovo rinnovo contrattuale con la Ferrari al periodo nero attraversato prima dell’estate, fino alla svolta arrivata con la vittoria di Silverstone. Un’altalena di emozioni che prosegue ora con la settimana più importante per il popolo della Rossa, quella del GP Italia. Il monegasco ha raccontato le emozioni e i retroscena della prima parte dell’anno nel corso della sua ospitata a ‘Beyond the Grid‘, il podcast ufficiale della Formula 1.

Il mito di Schumacher e la sua eredità in Ferrari

L’edizione 2026 del GP Italia sarà per la Ferrari fortemente nel segno di Michael Schumacher. A 30 anni dall’esordio del tedesco con il Cavallino Rampante, e dal suo primo successo in Rosso a Monza, la Scuderia di Maranello renderà omaggio al sette volte iridato con una serie di iniziative che vanno oltre la livrea celebrativa con cui si presenterà in pista la SF-26. Leclerc ha ricordato come assistere alle imprese di Schumacher quando era un bambino abbia contribuito ad alimentare il suo sogno di diventare un pilota della Ferrari: “Ho iniziato a guardare la Formula 1 quando vinceva praticamente tutto con la Ferrari, e ho cominciato a sognare di diventare un pilota del Cavallino proprio vedendolo vincere con loro. È stato la figura iconica per tanti anni“.

Leclerc ha poi ricordato un incontro speciale con Schumacher, avvenuto durante un test in Francia: “L’ho incontrato al Paul Ricard: c’era la pista da kart e quella di F1, non sapevamo che la Ferrari stesse provando. Non avevo mai chiesto una foto a nessuno, ma sentendo il suono del motore sono andato al tracciato e gli ho chiesto di firmarmi la tuta. Ho ancora quella foto, è stato un momento davvero speciale“.

La presenza di Schumacher è ancora forte all’interno della Ferrari, grazie ai ricordi e a un’eredità nel metodo di lavoro tramandata da chi era nel team già in quegli anni: “Ancora oggi parlando con i meccanici e gli ingegneri che hanno lavorato con lui, si sente quanto sia stato speciale – ha sottolineato Leclerc – All’epoca i briefing non erano così sviluppati: Michael è arrivato con una disciplina incredibile. Era il più talentuoso, ma anche il più stacanovista e strutturato. Quel livello di leadership ha fatto fare un salto di qualità a tutti“.

Dopo il nuovo rinnovo contrattuale firmato quest’anno, e grazie ai calendari sempre più ricchi di gran premi, Leclerc supererà già il prossimo anno il numero record di presenze con la Ferrari detenuto da Schumacher: “Superare il suo numero di gare con la Ferrari? Se me lo avessero detto 15 anni fa non ci avrei mai creduto – ha ammesso Leclerc, che però si è poi soffermato sui diversi traguardi raggiunti – Per me anche solo fare una gara con questo team sarebbe stato incredibile. Tuttavia, non è la statistica sulle presenze a rendermi felice: il dato che conta davvero è vincere il più possibile con la squadra, ed è quello per cui Michael è ricordato. C’è ancora molto lavoro da fare

I perché del rinnovo con Ferrari e il ruolo di Vasseur

Come detto, alla vigilia del GP Monaco è arrivato il nuovo rinnovo pluriennale per Leclerc con la Ferrari. Una scelta facile per il monegasco, ma non dettata semplicemente da questioni di affetto: “Ho firmato perché mi sembrava semplicemente la cosa giusta da fare. Questo è il posto a cui appartengo, dove mi sento bene e dove sono più motivato, perché amo questa squadra. Non voglio rinunciare al mio obiettivo finale: diventare campione del mondo con la Ferrari. Vedo aggressività e innovazione nello sviluppo e nel piano di aggiornamenti“.

Un ruolo importante nella permanenza di Leclerc alla Ferrari l’ha avuto la figura di Fred Vasseur, con il quale ha un rapporto di lunga data, tanto da paragonarlo a un’importante figura della sfera famigliare: “Fred è stato una ragione fondamentale per il rinnovo, credo in lui al 200%. Per certi versi mi ricorda mio padre, anche se sul lavoro si deve separare l’aspetto affettivo dal business. Ma quando le cose vanno bene, le emozioni con lui si moltiplicano“.

Leclerc ha poi confermato quanto aveva già svelato ai tempi, ossia che alcune alternative sul tavolo era presenti: “Per quanto riguarda il mercato, è il lavoro del mio manager valutare le opportunità e darmi un quadro completo delle alternative; ci sono state altre opzioni, ma ci siamo seduti con la Ferrari e abbiamo trovato l’accordo molto velocemente“.

Gli alti e bassi del 2026 e la svolta di Silverstone

Proprio il gran premio di casa è coinciso con il periodo più difficile della stagione per Leclerc, culminato poi con un altro weekend da dimenticare a Barcellona: “A Montreal e Monaco abbiamo avuto problemi che rendevano la vettura difficilissima da guidare, non avevo alcun feeling – ha ricordato il pilota della Ferrari – A Barcellona le sensazioni erano migliori, ma poi ho commesso un errore in qualifica spingendo oltre il limite, a cui si è aggiunto un problema alla domenica. Quando le cose vanno male in F1, la spirale negativa si ingrandisce in modo esponenziale“.

La svolta è arrivata dopo il venerdì di Silverstone, trovando finalmente la quadra con il setup della SF-26: “Con due gare difficili alle spalle hai due strade: adattare il setup al tuo stile naturale o cambiare stile di guida. Con Lewis [Hamilton] come compagno di squadra vedevo che il suo stile funzionava benissimo, ma replicare lo stile di un altro pilota è complicatissimo. Ho preferito lavorare sul setup per ritrovare il mio feeling naturale. Venerdì notte a Silverstone ho notato due o tre dettagli sui dati, li abbiamo modificati per il sabato e la macchina è tornata a rispondere come volevo. In queste vetture non puoi ‘iper-pensare’: quando guidi dovendo riflettere su ogni reazione, perdi prestazione“.

Il GP Gran Bretagna è così diventato un’occasione di riscatto, culminata con la vittoria su una pista sulla carta poco favorevole alla Ferrari che ha permesso a Leclerc di lasciarsi alle spalle la negatività del periodo precedente: “Silverstone è stata una vittoria fondamentale perché arrivata in un momento di forte negatività. Molti piloti negano di essere influenzati dal rumore esterno, ma non puoi isolarti del tutto, specialmente durante i giovedì con i media. Per questo in quel periodo ho tolto i social dal telefono: volevo concentrarmi solo sulla guida e sulle sensazioni in macchina“.

In questo scenario, Leclerc ha anche ammesso di lasciarsi andare un po’ troppo all’autocritica quando parla con i media: “A volte sono fin troppo onesto nel giudicare le mie prestazioni e finisco per pagarne le conseguenze con i media. Ma sono fatto così, la passione per questo sport è totale e quando le cose vanno male la prendi sul personale.

Il titolo 2026 ancora nel mirino

Anche se dopo Zandvoort il distacco di Leclerc dal leader del mondiale Kimi Antonelli è salito a 87 punti, il pilota della Ferrari non si è ancora arreso alla necessità di rinviare di un altro anno l’idea di vincere il primo titolo iridato: “È difficile fare previsioni perché questo regolamento è dominato dagli sviluppi aerodinamici. Ogni singolo punto di carico genera un impatto enorme sul comportamento della vettura e le gerarchie possono cambiare rapidamente. Ragiono gara per gara, ma finché i numeri non ci condannano continuerò a crederci” ha concluso.

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