Il Gran Premio d’Ungheria ha confermato ancora una volta quanto, nella Formula 1 attuale, la gestione della gara conti almeno quanto la prestazione sul giro secco. Lando Norris ha costruito il successo con un ritmo semplicemente superiore, capace di adattarsi a ogni mescola senza mostrare punti deboli. Dalle Medium alle Hard, fino alle Soft nel finale, la McLaren è sembrata sempre avere una risposta migliore rispetto agli avversari.
Secondo i dati interni del team, nei momenti migliori della corsa Norris è arrivato a girare anche sei-sette decimi più veloce di Oscar Piastri, un margine enorme considerando che i due disponevano della stessa monoposto. Il britannico è riuscito a estrarre prestazione con qualsiasi mescola, gestendo al tempo stesso il degrado senza mai dare l’impressione di forzare oltre il limite. È stato probabilmente uno dei suoi weekend più completi in Formula 1.
Se Norris ha vinto seguendo la strategia più lineare, Max Verstappen ha invece dovuto inventarsi la gara. La Red Bull non disponeva del passo per controllare i rivali e l’olandese ha cercato di costruire il risultato sfruttando ogni occasione possibile. Il momento decisivo è arrivato con il sorpasso estremamente aggressivo su Lewis Hamilton: una manovra che ha cambiato completamente l’inerzia della sua corsa e gli ha permesso di rimanere nella lotta per le posizioni di vertice. È stata la dimostrazione di come Verstappen riesca ancora a trasformare una gara complicata in un risultato pesante attraverso iniziative che pochi altri piloti prenderebbero.

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Tra i protagonisti merita una menzione anche Andrea Kimi Antonelli. Ancora una volta il pilota Mercedes ha confermato quella che sta diventando una sua caratteristica: quando nelle prime fasi sembra fuori dal radar dei protagonisti, giro dopo giro emerge grazie a una gestione degli pneumatici di altissimo livello. Mentre altri iniziano a perdere prestazione, lui continua a trovare ritmo, recuperando terreno e risalendo la classifica. Un copione già visto più volte in stagione e che racconta quanto il degrado gomme sia ormai uno dei suoi punti di forza. Con il risultato di Budapest, Antonelli consolida ulteriormente la propria leadership interna in Mercedes: ora vanta 50 punti di vantaggio su Lewis Hamilton e 59 su George Russell, un dato che fotografa la continuità di rendimento mostrata nel corso della stagione.
Più difficile, invece, interpretare la gara della Ferrari. Il vero limite è arrivato già allo spegnimento dei semafori. Leclerc, schierato sulla traiettoria sporca, non è riuscito a trovare uno spunto migliore allo start, finendo quasi immediatamente sulla difensiva. Questo lo ha costretto a trascorrere gran parte del primo stint in aria sporca, proprio nel momento in cui la SF-26 sembrava avere il ritmo migliore della propria gara. La finestra di prestazione più favorevole è così sfumata senza poter essere realmente capitalizzata.

Credit: Mateusz Mroz
Dal punto di vista strategico, invece, la Ferrari aveva inizialmente letto bene la corsa. La scelta di partire con le Soft si è rivelata corretta, tanto che il potenziale nel primo stint appariva elevato. Come ha spiegato Fred Vasseur nel dopogara, la strategia che avrebbe probabilmente consentito di sfruttare meglio il passo della SF-26 era una Soft-Soft-Hard, limitando l’utilizzo della mescola Hard che, invece, si è rivelata meno competitiva del previsto.
A complicare ulteriormente il pomeriggio della Ferrari ha contribuito anche la configurazione aerodinamica. Non era sbagliata, tuttavia l’ala posteriore con il cosiddetto “appendiabiti”, pensata per incrementare il carico aerodinamico, aumentava inevitabilmente anche il drag. Su una pista dove sorpassare è già estremamente complicato, questa configurazione non poteva aiutare nei duelli.

Una serie di errori per la Ferrari
La SF-26 non disponeva della velocità relativa necessaria per liberarsi rapidamente del traffico e l’aria sporca davanti a Hamilton e Leclerc ha amplificato ulteriormente le difficoltà, impedendo alla Ferrari di sfruttare il potenziale mostrato nelle prime fasi.
La seconda metà del Gran Premio ha poi evidenziato un limite inatteso. Con la mescola Hard la Ferrari non è riuscita a mantenere il livello di competitività mostrato nel primo stint. Il passo si è progressivamente allontanato da quello delle McLaren e anche rispetto ad alcuni diretti rivali la prestazione è risultata inferiore alle aspettative. Un comportamento che sarà oggetto di analisi a Maranello, perché fino al cambio gomme la SF-26 aveva lasciato intravedere un potenziale ben diverso.



