Hamilton, Serra, Sanchez ma non solo: finalmente Ferrari inizia a fare tesoro del know how esterno?

Giu 17, 2026

Piergiuseppe Donadoni, Paolo D’Alessandro

Ne abbiamo già parlato ieri, ma all’interno del pacchetto di aggiornamenti portato dalla Ferrari a Barcellona non c’erano soltanto la nuova ala anteriore, il fondo rivisto, le pance aggiornate, gli interventi al diffusore e le migliorie sotto il cofano motore in termini di fluidodinamica interna. Tra le novità introdotte dalla Scuderia figuravano anche componenti meno visibili, come dei nuovi cerchi posteriori, un elemento che non è più standardizzato e che può quindi essere sviluppato liberamente dai vari team.

L’Austria è già terra di importanti conferme per Ferrari e Leclerc

Partendo da un presupposto sottolineato dalla stessa Ferrari, ovvero che una singola gara non può essere considerata rappresentativa del valore assoluto della vettura né di ciò che necessariamente ci si deve aspettare nelle gare successive, in Spagna la SF-26 e soprattutto Lewis Hamilton avrebbero dovuto soffrire in maniera significativa le altissime temperature al posteriore. Invece, uno dei principali talloni d’Achille della monoposto italiana, almeno al Montmeló, non si è praticamente visto.

La strategia a tre soste, scelta non casualmente proprio per limitare lo stress sugli pneumatici, ha certamente contribuito a questo risultato. Un aiuto importante, però, è arrivato anche dai nuovi cerchi utilizzati per la prima volta in Catalogna, che hanno ottimizzato lo scambio termico tra gomme, cerchi e componenti frenanti.

Anche la gara di Charles Leclerc è stata particolarmente positiva dal punto di vista del degrado, segno che i passi avanti possono essere considerati generalizzati. Hamilton resta tuttavia il riferimento più significativo sotto questo aspetto, considerando le difficoltà incontrate nei primi appuntamenti stagionali e il forte surriscaldamento del posteriore che aveva caratterizzato il suo inizio di campionato.

Il prossimo Gran Premio, in programma in Austria, rappresenterà un banco di prova molto importante per ottenere ulteriori conferme. Il Red Bull Ring è infatti una pista che mette a dura prova trazione e gestione del degrado, dove preservare gli pneumatici posteriori diventa quasi un obbligo. Inoltre, si tratta di un tracciato molto severo per l’impianto frenante, dove Leclerc potrà valutare ulteriormente la bontà dei dischi Carbon Industrie.

Loic Serra, Lewis Hamilton e non solo: Ferrari inizia a fare tesoro del know-how esterno

I nuovi cerchi che hanno contribuito a limitare il degrado del posteriore sulle SF-26 di Barcellona portano inevitabilmente a pensare alla figura del direttore tecnico Ferrari, Loic Serra. Ex Mercedes ed ex Michelin, il francese è uno dei maggiori conoscitori delle gomme e della loro integrazione con la vettura.

Serra è stato inoltre uno degli uomini che hanno contribuito allo sviluppo di alcune Mercedes dominanti, monoposto che facevano della gestione delle temperature uno dei propri punti di forza in gara. Viene in mente, ad esempio, la W09, che poté sfruttare i celebri e discussi cerchi forati. A Brackley si è sempre investito molto su questi dettagli – anche quest’anno – elementi che spesso passano inosservati ma che possono fare la differenza nella Formula 1 moderna.

Questa è stata per lungo tempo una delle aree più deboli della Ferrari e, non a caso, anche internamente veniva considerata non all’altezza dei migliori riferimenti. Proprio per questo Frederic Vasseur ha deciso di intervenire per rafforzarla, portando a Maranello, nell’ottobre del 2024, Loic Serra e successivamente altri profili provenienti da team concorrenti.

Negli ultimi due anni abbiamo visto scelte tecniche a livello meccanico decisamente più aggressive e in netta discontinuità con il passato, decisioni che portano chiaramente anche la firma del silenzioso ingegnere francese. Tuttavia, i benefici del know-how acquisito all’esterno stanno emergendo anche in altre aree.

È il caso, ad esempio, di Franck Sanchez, altro profilo fortemente voluto da Vasseur a Maranello e che sta fornendo un contributo importante sul fronte aerodinamico. Più in generale, tutta la GES sta sfruttando molto più che in passato le competenze provenienti dall’esterno, migliorando settori nei quali Ferrari aveva spesso mantenuto un approccio eccessivamente conservativo.

Non si tratta soltanto del raffreddamento degli pneumatici, ma anche della Power Unit e dei suoi sistemi ausiliari. Nell’ultimo anno, infatti, è stata condotta un’intensa attività di analisi sulla McLaren, con l’obiettivo di comprendere e replicare alcuni dei concetti che hanno reso vincente la MCL39.

Per questo motivo, anche modifiche invisibili o comunque poco appariscenti, come i nuovi cerchi, sono il risultato anche di conoscenze arrivate dalla concorrenza e di analisi svolte ad hoc. Tutto ciò si traduce in scelte più coraggiose, in prestazione e, nel caso della Spagna, anche in risultati concreti. Senza dimenticare il contributo di Lewis Hamilton, che ha portato all’interno dell’ambiente Ferrari un patrimonio di esperienza e conoscenze maturato durante la sua lunga e vincente carriera in Mercedes.

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