La nuova era della Formula 1 ieri ha mosso i primi passi ufficiali sul tracciato del Montmeló, regalando una prima giornata decisamente produttiva per le due scuderie di casa Red Bull. Il debutto della nuovissima Power Unit realizzata da Red Bull Ford Powertrains ha colpito in positivo: Isack Hadjar, al volante della RB22, ha completato ben 107 giri, siglando anche il riferimento cronometrico della giornata in 1’18″159. Liam Lawson, con la Racing Bulls DM01, ha totalizzato 88 passaggi, nonostante una bandiera rossa causata a ridosso della pausa pranzo, rivelatasi poi un semplice stop precauzionale. Inizio più tribolato invece per Audi, ferma in via precauzionale dopo alcuni problemi emersi sulla R26.
Isack Hadjar: “La base della nuova Power Unit è solida”
Il giovane francese ha espresso grande soddisfazione per la costanza mostrata dalla vettura fin dai primi chilometri: “È stata una giornata piuttosto produttiva. Sorprendentemente, siamo riusciti a fare molti più giri di quanto ci aspettassimo. Tutto è andato in modo abbastanza fluido”, ha dichiarato Hadjar dopo essere sceso dall’abitacolo. “Abbiamo avuto solo problemi minori, il che è impressionante considerando che è il nostro primo giorno con un motore prodotto in proprio. È stato decisamente tutto molto regolare”.

Sollecitato sulle prime sensazioni riguardanti la guidabilità dell’unità Red Bull-Ford, Hadjar ha aggiunto: “Onestamente, è piuttosto soddisfacente per essere il primo giorno. Non sembra troppo lontano da ciò a cui sono abituato, almeno per quanto riguarda i passaggi di marcia, sia in salita che in scalata. Ci sono ancora alcune cose da perfezionare, ovviamente, ma la base è solida”. Il pilota ha poi sottolineato le differenze nel guidare le monoposto 2026, caratterizzate dall’aerodinamica attiva e nuove mappature: “C’è decisamente molto meno carico aerodinamico in generale. La vettura è un po’ più prevedibile rispetto alla precedente generazione: sono più semplici ed è più facile giocarci. Inoltre, lato Power Unit, ci sono molte più opzioni con cui il pilota può interagire; ho già iniziato a lavorarci oggi ed è stato molto interessante”.
Liam Lawson: “Nessun guasto, la Power Unit è andata molto bene”
Nonostante l’interruzione che ha fatto scattare la bandiera rossa nella tarda mattinata, il neozelandese della Racing Bulls è apparso sereno, confermando che l’affidabilità della power unit “DM01” (omaggio a Dietrich Mateschitz) resta la priorità assoluta: “Abbiamo fatto un buon numero di giri oggi e abbiamo imparato molto. Abbiamo riscontrato alcuni piccoli inconvenienti lungo il percorso, cosa del tutto prevista al primo giorno, ma credo che siamo in una buona posizione”. Lawson ha poi chiarito la natura dello stop in pista: “Onestamente, gli unici problemi che abbiamo avuto sono stati precauzioni di sicurezza, non veri guasti. Dal lato della Power Unit, è andata molto, molto bene finora. È difficile sapere dove siamo rispetto agli altri, ma continueremo a imparare nei prossimi giorni e nelle settimane che ci porteranno in Bahrain”.
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Il pilota neozelandese ha anche evidenziato come il nuovo regolamento metta più potere nelle mani di chi guida: “È tutto molto diverso. Sembra che ci sia molto di più che noi piloti possiamo fare potenzialmente per fare la differenza, il che è positivo. Al momento è molto presto, quindi è difficile capire i valori in campo, stiamo solo cercando di ottimizzare la vettura. Mi sto divertendo molto finora”. A fargli eco è stato il Chief Race Engineer di Racing Bulls, Mattia Spini, che ha ribadito come lo stop di Lawson fosse legato a settaggi cautelativi per non danneggiare i componenti durante una prova di partenza: “Il motore funziona bene. Non è perfetto, ma non ce lo aspettavamo. Stiamo lavorando per affinare la Power Unit in vista della prima gara a Melbourne”.
Audi, Wheatley spiega lo stop in pista
La prima giornata di test privati a Barcellona ha riservato qualche grattacapo in più per il progetto Audi. La R26 guidata da Gabriel Bortoleto è rimasta ferma lungo il tracciato durante la sessione mattutina, costringendo i commissari a intervenire e il team a una lunga sosta ai box. Il brasiliano ha minimizzato l’accaduto parlando di una giornata inevitabilmente breve: “Stavamo facendo un lavoro discreto al mattino, mettendo insieme un po’ di giri e testando alcune soluzioni, ma si tratta di uno shakedown e tutto può succedere. Abbiamo riscontrato un paio di problemi che purtroppo ci hanno messo fuori gioco; stiamo cercando tutto ciò che è fragile ora per sperare di non ritrovarlo nei prossimi test o nella prima gara dell’anno”.
A fornire una spiegazione più dettagliata sulla natura dello stop è stato il team principal Jonathan Wheatley, il quale ha confermato come lo spegnimento della monoposto in pista sia stato una scelta deliberata e precauzionale: “Abbiamo avuto un problema tecnico sull’auto, lo abbiamo individuato e abbiamo deciso di spegnere la vettura sul tracciato. Abbiamo molte sessioni di test quest’anno e volevamo davvero capire a fondo il problema, quindi lo stiamo analizzando con cura”.
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Il manager britannico ha poi spostato l’attenzione sulla gestione strategica dei run plan, condizionata non solo dall’affidabilità ma anche dalle previsioni meteo e dalla disponibilità dei ricambi: “È interessante notare come tutti i team stiano affrontando la stessa questione: in primo luogo, se hai i pezzi di ricambio giusti per supportare l’attività in pista e, in secondo luogo, come evolvono le condizioni meteo”. Wheatley ha ammesso che, nonostante il clima di riservatezza dei test privati, nel paddock si cerchi sempre di scrutare il lavoro altrui: “Ho parlato con altri team principal, nessuno vuole scoprire le proprie carte. Nemmeno io, ma è stato interessante notare come ognuno abbia la propria strategia su quando scendere in pista“.



