McLaren, gli ordini di scuderia sono un’opzione: “Useremo il buon senso”

Dic 5, 2025

Luca Manacorda

Come far convivere Papaya Rules e ordini di scuderia? È questo uno dei grandi quesiti che aleggiano attorno alla McLaren per il weekend del GP Abu Dhabi, decisivo per l’assegnazione del titolo Piloti 2025. La volontà di trattare sempre in maniera identica i due piloti è stata alla base del mancato pit stop in Qatar che ha riacceso le speranze iridate di Max Verstappen. La scuderia di Woking ha dalla sua la possibilità di contare su numerose combinazioni che permettono a Lando Norris di vincere il titolo anche senza l’aiuto di Oscar Piastri, ma nel caso in cui le cose si complicassero terribilmente, come si comporterà la squadra? I due piloti giovedì hanno spiegato di non aver ancora discusso, aumentando le perplessità sulla gestione della situazione da parte del team. A dissipare i dubbi su nuove possibili scelte masochistiche è stato Zak Brown, presente nella conferenza stampa del venerdì ad Abu Dhabi.

Brown: “Non butteremo un campionato Piloti”

La McLaren non ha intenzione, almeno inizialmente, di abbandonare il consueto trattamento identico per entrambi i piloti: “Finché entrambi i piloti hanno la possibilità di vincere il titolo, allora tutto procede come al solito e sono liberi di correre” ha dichiarato Brown.

Verstappen Norris Piastri Abu Dhabi

Questo discorso può valere soprattutto per il primo stint di gara, poi se lo scenario che viene a crearsi vedrà Verstappen in una posizione tale da riuscire a scavalcare Norris, allora la McLaren interverrà per evitare la più clamorosa delle beffe: “I nostri ordini di squadra sono stati volti a garantire pari opportunità di vincere il campionato. Se, durante la gara, diventerà chiaro che entrambi non possono, faremo il possibile per assicurarci che la squadra vinca il campionato Piloti – ha ammesso Brown – Useremo il buon senso, non butteremo via un campionato piloti per un quinto e un sesto posto o qualsiasi altra cosa se uno dei piloti non sta avendo l’opportunità di vincere“.

Per la McLaren, e per Norris, questo è sicuramente un notevole favore a proprio vantaggio. Condizione imprescindibile, ovviamente, è che Piastri si renda disponibile ad aiutare il compagno di squadra rinunciando ai suoi residui sogni di gloria: “I nostri piloti hanno sempre rispettato i desideri della squadra, proprio come noi rispettiamo i loro – ha aggiunto Brown – Quindi non ho dubbi che entrambi i nostri piloti continueranno a correre, come hanno fatto brillantemente, nel migliore interesse della squadra“. Il CEO della McLaren ha poi aggiunto: “Credo che l’anno scorso, quando è diventato chiaro che Lando avesse le migliori possibilità di raggiungere Max e Oscar era quasi statisticamente fuori dai giochi – a Baku – abbiamo chiesto a Oscar di supportare Lando, e alla fine è stato Lando a supportare Oscar in quella particolare gara, e Oscar ha vinto“.

I principi delle Papaya Rules non cambieranno

Con Verstappen vincitore, a Norris basterà un terzo posto per laurearsi campione del mondo senza dover chiedere aiuto a Piastri. Dunque, la McLaren potrebbe anche non dover ricorrere ad alcun ordine di scuderia che andrebbe a infrangere le Papaya Rules. Ma dopo questo finale di stagione riacceso proprio da questo tipo di approccio, cambierà qualcosa per il team di Woking? “Ricordo che quando siamo arrivati ​​primo e secondo in Spagna, il nostro debriefing di lunedì riguardava otto cose che, per un soffio, avremmo potuto fare meglio – ha dichiarato Brown – Credo che questa sia la natura di un team di F1: valutare sempre e chiedersi cosa avremmo potuto fare diversamente e meglio“.

Nonostante queste riflessioni, Brown ha spiegato che l’approccio della McLaren non cambierà: “Credo che nello sport si vinca e si perda. Certo, quando si commettono errori, si vorrebbe non averli commessi, ma non è realistico. Devo ancora vedere una persona o una squadra, in qualsiasi sport, avere la stagione perfetta. Quindi, non siamo diversi da così. Ma fondamentalmente, il modo in cui svolgiamo le gare non cambierà“.

E in caso di mancata conquista del titolo? Brown spiega perché questo scenario non potrà essere considerato un completo fallimento: “Sarà chiaramente una delusione, ma Max non è un quattro volte campione del mondo facile da spodestare. Ha vinto sette gare, non è che ne abbia vinte due. Ha avuto una stagione altrettanto competitiva. Max è un pilota fantastico, sicuramente, uno dei più grandi di sempre. È fantastico gareggiare contro di lui ed è fantastico gareggiare contro la Red Bull. È uno dei team migliori di sempre. Quindi, essere qui nell’ultima gara con due piloti in lizza è fantastico. È sport. Ci piace. È un po’ come una Gara 7“.

Mekies: “Verstappen è incredibilmente rilassato”

All’innegabile clima di tensione che si vive in McLaren, si contrappone il clima rilassato di Max Verstappen e della Red Bull, già felicissimi di aver mantenuto viva la contesa fino all’ultimo gran premio dell’anno dopo che durante l’estate tutto sembrava ormai perduto. Accanto a Brown era presente il team principal Laurent Mekies che riguardo al suo pilota ha detto: “È incredibilmente rilassato, non c’è finzione. Per quel poco che l’ho visto nella seconda parte dell’anno, è stato così sia nei momenti negativi che in quelli positivi. Sta abbracciando molto il nostro approccio: affrontiamo la gara gara per gara e non abbiamo mai guardato troppo ai punti in campionato. Abbiamo sempre pensato che quando si va in gara, si cerca di portare la macchina nella finestra giusta, il che è già abbastanza difficile, e se ci riuscivamo significava avere la possibilità di lottare per la vittoria. E poi la domenica sera, ci si guarda negli occhi e si capisce se si sta facendo un buon lavoro o no. E i punti sono solo la conseguenza“.

Verstappen Mekies (Red Bull)

Spiegando i motivi che portano la Red Bull e Verstappen ad approcciare l’ultima gara dell’anno senza pressione, Mekies ha aggiunto: “Qualunque cosa accada in questi tre giorni, il cambio di rotta è stato sensazionale. Punto primo, credo che la squadra debba esserne orgogliosa e Max dovrebbe esserne enormemente orgoglioso. Il secondo punto è che lavoriamo tutta la vita per essere coinvolti in questo tipo di momenti, dove l’intensità è alle stelle, la pressione è alle stelle. È proprio per questo che siamo qui: per essere in quella lotta. Se si combina questo con l’esperienza, e al fatto che anche ora vincere non basta, ma serve che il tuo principale concorrente finisca fuori dal podio per te, allora tutto è ancora molto remoto. La combinazione di tutto questo e il nostro approccio – concentrati su questa gara, porta la macchina nella finestra giusta – fa sì che tutti cerchiamo di godercela più che pensare alla pressione“.

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