Pirelli sorpresa dalle prestazioni e c’è un’allarme legato agli pneumatici

Nov 29, 2025

Jacopo Moretti

Il venerdì del GP del Qatar ha fornito indicazioni molto chiare sul comportamento delle mescole e sulle condizioni del circuito di Lusail. Simone Berra, da Pirelli, ha parlato di un tracciato in “condizioni decisamente migliori rispetto allo scorso anno”, quando il vento aveva portato diversa sabbia in pista riducendo il grip. Una situazione positiva anche oltre le aspettative, al punto che “gli attuali livelli di aderenza combinati con l’evoluzione delle vetture, hanno reso i tempi molto più bassi non solo rispetto al 2023, ma anche alle simulazioni”.

Nella unica sessione di prove libere a disposizione, “i team hanno scelto di familiarizzare con il tracciato usando la gomma dura”, per poi concludere su pneumatici soft. Proprio le morbide hanno poi segnato un chiaro “gap con le medie, quantificabile in sei-sette decimi durante le qualifiche sprint”. Quando alla gara, “con due soste obbligatorie e il limite di giri non era necessario conservare due set di hard nelle libere”. La gomma C1, in particolare, si è rivelata “particolarmente efficace sia in termini di performance che nei run prolungati, con un degrado praticamente vicino allo zero”. Anche il comportamento della C2 e della C3 è stato coerente: “c’è un salto di grip in favore della C3”, con i piloti che “sono riusciti a fare più di un push lap” su entrambe. Colpisce soprattutto il fatto che, su un tracciato ad alta energia, “con le procedure di cool-down potessero migliorare il tempo nel secondo tentativo su C3”. L’elevata evoluzione della pista ha infatti consentito ai piloti di “recuperare performance da un giro all’altro, specialmente sulle medium”.

FATTORE GHIAIA E RED BULL: “HANNO OSATO TROPPO”

Uno dei fattori tecnici più rilevanti riguarda i danni da ghiaia: “abbiamo visto tagli sul battistrada causati dalla ghiaia portata in pista dalle auto finite nelle nuove vie di fuga”, spiegano da Pirelli. Questi danneggiamenti “non sono comunque abbastanza profondi da causare perdita di pressione”, ma saranno comunque monitorati attentamente. Le analisi interne hanno poi confermato che alcuni segni “raggiungevano la costruzione, pur senza intaccare le tele”, situazione che, se ripetuta, “potrebbe comportare un rischio di foratura”. Parallelamente è emerso anche il tema Red Bull: passando da medium a soft la vettura ha generato bouncing. La spiegazione dietro a questo strano fenomeno sta nella “differente deformazione dello pneumatico”, visto che “pur avendo la stessa costruzione, a cambiare è la rigidità della mescola”. In ogni caso la sensazione è che il team di Milton Keynes “abbia probabilmente spinto troppo sul setup, specie in termini di altezze”.

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