Dopo quattro titoli mondiali consecutivi, Max Verstappen quest’anno ha ceduto lo scettro di campione a Lando Norris, nonostante alcune prestazioni davvero clamorose e un grande recupero nella fase autunnale del campionato. Proprio nelle difficoltà di questa stagione, con una RB21 inferiore alla spaziale MCL39, le qualità dell’olandese sono emerse ancora di più: di ciò ne è convinto anche Helmut Marko che ha spiegato perché non ha dubbi nel considerare Verstappen uno dei migliori piloti della storia della F1. L’austriaco, ospite nelle scorse settimane del podcast ufficiale del Circus “Beyond the Grid“, si è soffermato a lungo su ciò che rende unico il suo pupillo, paragonandolo poi all’altro grande talento uscito dal vivaio della Red Bull: Sebastian Vettel.
Marko: “Max è molto maturato e continua a migliorare”
Parlando di Verstappen, Marko non ha dubbi nell’inserirlo tra i più grandi piloti della F1 e tra i motivi che lo rendono tale c’è la sua capacità di migliorarsi anno dopo anno: “È sicuramente uno dei più grandi. Cosa lo rende così bravo? Sta migliorando e migliorando. È completamente concentrato e ora sono 10 anni che è con noi“. A riguardo, un esempio concreto riguarda la gestione delle gomme: “Se gli diciamo che quella sinistra si sta surriscaldando, entro due giri fa lo stesso tempo, ma la temperatura delle gomme scende. Ha imparato questo feeling con le gomme che a 21 anni per lui era un handicap, perché in questo aspetto Hamilton era un po’ più bravo di lui“.

Verstappen ha esordito in F1 con la Toro Rosso nel 2015 quando era ancora un adolescente. Oggi è ancora un giovane di 28 anni diventato da poco padre, ma la sua maturazione è evidente: “Ha solo 28 anni, ma è molto maturo – ha osservato Marko – È molto più bravo nel suo feedback tecnico e si è evoluto fino a diventare una vera personalità e un leader di squadra. Con il successo ha acquisito ancora più sicurezza e fa anche commenti impegnativi: le sue interviste dimostrano che ha un fisico da ventenne, ma la forza mentale, l’esperienza e la saggezza sono come quelle di un quarantenne“.
Questo processo di miglioramento prosegue anno dopo anno, anche in stagioni come quella attuale meno ricche di successi rispetto, ad esempio, a quella magica del 2023 con 19 vittorie su 22 gran premi disputati: “Questa stagione è decisamente migliore – ha dichiarato senza dubbi Marko – Prima di tutto, non abbiamo avuto una macchina sempre nella posizione di vincere, ma lui è più calmo ed è in grado di dare il massimo in qualifica. Abbiamo affrontato circuiti difficili con le gomme, dove è complicato ottenere il riscaldamento necessario per portarle nella finestra giusta. Ma con lui, quando si tratta del Q3, ottiene sempre il massimo“.
Il confronto tra Vettel e Verstappen
Marko, il cui rapporto con Red Bull si è interrotto nelle scorse settimane dopo oltre 25 anni nel ruolo di responsabile del vivaio, non ha avuto dubbi nemmeno quando si è trattato di scegliere i due migliori piloti avuti in tutti questi anni: “È molto facile. Ovviamente sono Max e Sebastian Vettel“. Il tedesco lasciò la scuderia austriaca al termine del 2014 per passare alla Ferrari, proprio mentre l’olandese muoveva i primi passi in F1. Il passaggio di testimone tra i due non fu diretto, ma quasi.

Portrait, Circuit of the Americas, GP2219a, F1, GP, USA
Sebastian Vettel, Aston Martin
I due sono differenti sotto molti aspetti, ma Marko sottolinea anche l’aspetto principale che li accomuna: “Sono personaggi completamente diversi e quando Vettel se n’è andato non abbiamo cercato un nuovo pilota, ma un nuovo campione. Ciò che fa la differenza è che penso che Max sia assolutamente dedito alla sua carriera di pilota. Sapete cosa non capisco? Dopo aver vinto un Gran Premio, salta sul suo aereo, va al simulatore e fa una gara online. Vettel invece era molto attento ai dettagli fin dall’inizio. Era seduto con il suo ingegnere, un po’ come Senna che insisteva sui piccoli dettagli, come la quantità di carburante e così via. La loro somiglianza sta invece nella forza mentale. Ricordo che nel 2013 eravamo circa 40 punti dietro ad Alonso e abbiamo comunque vinto il campionato“.
Ad accomunare Vettel e Verstappen c’è anche quella cattiveria al volante che fa la differenza tra un campione e molti buoni piloti: “Seb era un pilota e, se vuoi diventare campione, non sei un gentleman driver. Ovviamente l’ego è enorme e devi essere così per vincere un campionato. Max è un genero perfetto per ogni mamma, ma una volta in macchina, è una persona diversa e non scende a compromessi. Ci prova, sembra uno che ha fatto un’impresa, con le sue manovre e i suoi sorpassi. Osserva l’avversario e puff, sorpassa. Alcuni degli altri piloti che ho scartato, provavano a destra e sinistra e così via“.
Il feeling con Mekies e quella sensibilità fuori dal comune
Tornando a parlare delle caratteristiche uniche di Verstappen, Marko ha sottolineato come il lavoro assieme al nuovo team principal della Red Bull Laurent Mekies abbia permesso alla RB21 quel cambio di passo che dopo l’estate ha portato l’olandese a rifarsi sotto alle McLaren nella lotta per il titolo: “Max è stato abbastanza importante nel cambiamento tecnico di questa monoposto, ma questo è arrivato con Laurent. È un ottimo ingegnere e sa lavorare con le persone in modo molto comunicativo. Direi che entrambi hanno pensato a un nuovo modo di entrare nei dettagli o semplicemente dire che i numeri del simulatore non sono ciò che più conta. Conta ciò che mostra il cronometro. Questo significa ottenere il massimo dalla vettura. Il pilota può contare su questo e non è un vantaggio così piccolo: se non ha la fiducia necessaria, non può spingersi al limite come fa ora“.

La caratteristiche che probabilmente rende unico Verstappen è la sua sensibilità di guida. A riguardo, Marko ha ancora fatto un esempio relativo al 2024 che rende bene l’idea di questa qualità del quattro volte iridato: “La sua sensibilità e il controllo della vettura sono ciò che fa la differenza. Lo scorso anno avevamo la macchina che era molto cedevole al posteriore. Checo (Perez) alzava il piede ma, se chiedevamo a Mark, rispondeva che forse era un po’ instabile, ma lui era proseguiva comunque a dare tutto gas“.



