La Red Bull ha comunicato la conclusione del rapporto con il suo storico consulente e responsabile del vivaio Helmut Marko. L’ex pilota austriaco, classe 1943, ha ricoperto questi ruoli fin dall’esordio della scuderia nel mondiale di F1, avvenuto nel 2005. Il rapporto tra le parti affonda però le radici addirittura allo scorso millennio, quando il team di Formula 3 e Formula 3000 RSM Marko prese nel 1999 il nome di Red Bull Junior Team. Dal 2001, Marko iniziò la gestione del neonato programma di sviluppo piloti voluto dalla multinazionale allora guidata dal cofondatore Dietrich Mateschiz.
Il comunicato Red Bull
Dopo oltre 20 anni come consulente per gli sport motoristici della Red Bull, Helmut Marko ha deciso di dimettersi alla fine del 2025. L’82enne è stato uno dei principali artefici dell’era della Red Bull in Formula 1 e anche a capo del Red Bull Junior Program.

Helmut Marko, consulente Red Bull Motorsport: “Sono coinvolto nel motorsport da sei decenni e gli ultimi 20 anni in Red Bull sono stati un percorso straordinario e di grande successo. È stato un periodo meraviglioso che ho potuto contribuire a formare e condividere con così tante persone di talento. Tutto ciò che abbiamo costruito e realizzato insieme mi riempie di orgoglio. Aver mancato di poco il campionato del mondo in questa stagione mi ha profondamente commosso e mi ha fatto capire che ora è il momento giusto per me personalmente per concludere questo capitolo molto lungo, intenso e di successo. Auguro a tutta la squadra un successo continuo e sono convinto che combatteranno di nuovo per entrambi i titoli mondiali l’anno prossimo.”
Oliver Mintzlaff, CEO Corporate Projects and Investments di Red Bull: “Helmut mi ha contattato con l’intenzione di concludere il suo ruolo di consulente per il motorsport alla fine dell’anno. Mi rammarico profondamente della sua decisione, poiché è stato una figura influente per oltre due decenni e la sua partenza segna la fine di un’era straordinaria.”
“In oltre 20 anni, Helmut ha maturato meriti incomparabili per il nostro team e per l’intera famiglia del motorsport di Red Bull. Ha svolto un ruolo decisivo in tutte le decisioni strategiche chiave che hanno reso Red Bull Racing ciò che è oggi: un pluricampione del mondo, un motore di innovazione e una pietra miliare del motorsport internazionale. Il suo istinto per il talento eccezionale non solo ha plasmato il nostro programma junior, ma ha anche lasciato un segno indelebile sulla Formula 1 nel suo complesso. Nomi come Sebastian Vettel e Max Verstappen rappresentano i tanti piloti che sono stati scoperti, supportati e guidati fino ai vertici sotto la sua guida. La sua passione, il suo coraggio nel prendere decisioni chiare e la sua capacità di individuare il potenziale rimarranno indimenticabili.”
“Dopo una lunga e intensa conversazione, sapevo di dover rispettare i suoi desideri, poiché avevo l’impressione che fosse giunto il momento giusto per lui per compiere questo passo. Anche se la sua partenza lascerà un vuoto significativo, il nostro rispetto per la sua decisione e la nostra gratitudine per tutto ciò che ha fatto per la Red Bull Racing la superano. Helmut Marko ci mancherà profondamente, sia a livello personale che professionale. Gli auguriamo tutto il meglio per il futuro e speriamo che rimanga strettamente e calorosamente legato al team.”
Il canale social della Red Bull ha condiviso anche le parole dell’attuale Team Principal, Laurent Mekies, la cui carriera è legata a quella di Helmut Marko, sin dai tempi della Toro Rosso, oltre che in quest’ultimo periodo in Red Bull.
20 Years, 417 Races, 6 Constructors’ Championships, 8 Drivers’ Championships.
Thank you, Helmut 💙 pic.twitter.com/svFn8TTJc7
— Oracle Red Bull Racing (@redbullracing) December 9, 2025
Horner e Marko: una coppia vincente, con tante polemiche
Come abbiamo scritto in precedenza, di fatto nasce ora una Red Bull 2.0 che vuole tagliare i ponti con il passato anche a livello di stile e gestione meno spregiudicata. Con l’addio di Helmut Marko si chiude definitivamente l’era degli uomini protagonisti della nascita e dell’ascesa del team austriaco voluto dal compianto Dietrich Mateschitz e che comprendeva, oltre allo stesso Marko, il team principal Chris Horner e il progettista Adrian Newey. Assieme, il terzetto ha festeggiato tra il 2010 e il 2024 sei titoli Costruttori e otto Piloti (l’ultimo arrivato quando Newey aveva già salutato la squadra da alcuni mesi), lanciando nell’Olimpo della F1 due nomi come Sebastian Vettel e Max Verstappen.
Un palmares impressionante, macchiato dalle numerose polemiche che, più di una volta, hanno travalicato i limiti già piuttosto spinti delle classiche lotte tra team di vertice e che, non a caso, sono state alla base della disgregazione di questo formidabile formazione. Il ruolo di Horner ha cominciato a scricchiolare per i contrasti con il clan Verstappen, sfociati nella vicenda della denuncia per molestie presentata nell’inverno del 2023 da una dipendente del team da cui era riuscito a uscire scagionato, ma non senza lasciare conseguenze. Nella primavera del 2024 era arrivata infatti la decisione di Newey di lasciare la Red Bull, indebolendo notevolmente il team che, solo grazie alle prestazioni eccellenti di Verstappen, era riuscito a conquistare quantomeno il titolo Piloti 2024.

Le ruggini di questi episodi, e la crisi di risultati a cui la Red Bull è andata incontro durante l’estate, ha portato alla decisione dei vertici della scuderia di licenziare Horner dopo il GP Gran Bretagna di quest’anno. In mezzo a tutti questi cambiamenti, a cui si sono aggiunte le uscite di altre figure chiave come ad esempio l’ex direttore sportivo Jonathan Wheatley passato in Sauber/Audi, Helmut Marko aveva saputo mantenere il suo ruolo di consigliere e responsabile del Red Bull Junior Programme. L’ex pilota austriaco non ha mai cambiato il suo stile fatto di dichiarazioni spesso sopra le righe, ultima in ordine di tempo l’accusa infondata rivolta a Kimi Antonelli dopo il GP Qatar, quando ha additato l’italiano di aver fatto passare deliberatamente Lando Norris nel finale di gara, contribuendo a fomentare i terribili abusi online di cui il pilota della Mercedes è stato vittima nelle ore successive.
A ciò, come riportato da diversi media olandesi, si aggiunge la gestione spregiudicata del vivaio Red Bull: gli ultimi episodi riguardano la decisione presa in prima persona di ingaggiare Arvid Lindblad per la Racing Bulls già in estate e quella di mettere sotto contratto Alex Dunne contro il volere dei vertici del team. Quest’ultimo episodio è poi costato diverse centinaia di migliaia di euro alla Red Bull per annullare l’accordo con il pilota irlandese, di fatto mai presentato ufficialmente come membro del vivaio.



