Max Verstappen è di nuovo in Pole Position: la MCL39 non è ancora una macchina perfetta ed è attaccabile in particolar modo su circuiti veloci, come Jeddah e Suzuka, dove il vantaggio in trazione è evidente ma meno schiacciante in termini di tempo sul giro o quando le temperature della pista diventano più umane. Chiaramente l’errore di Norris ci lascia qualche dubbio prestazionale visto che l’inglese era spesso stato più veloce del compagno nel corso del weekend. Oscar Piastri ha ora una grande occasione per diventare leader del mondiale per la prima volta in carriera, ma con una vittoria Verstappen (così come Russell) si avvicinerebbe in maniera incredibile dopo 5 gare corse. La Red Bull l’ha voluta a tutti i costi la pole position se si pensa che, dopo la bandiera rossa causata da Norris, è stato l’unico top team ha effettuare due tentativi in pochissimi minuti oltre ad aver pensato con Tsunoda di dare la scia a Verstappen, con un piccolo guadagno che è stato cruciale per la pole. Dietro i primi due, Russell può affidarsi a una vettura costantemente in lotta per le prime tre posizioni e la vittoria non è fuori portata. La Ferrari per ora rimane indietro, confermandosi quarta forza anche a Jeddah.
Qualifiche Jeddah: Red Bull-Verstappen si esaltano nei circuiti veloci, freddo e Tsunoda decisivi
Lo squillo di Max Verstappen nelle FP2 di ieri non era un caso: il lavoro svolto nella notte a Milton Keynes e il gran giro del campione del mondo in carica hanno permesso di ottenere la seconda Pole Position stagionale, entrambe su circuiti molto veloci in cui conta avere tanto carico aerodinamico sopra i 150 km/h – Suzuka e Jeddah. La strategia aggressiva di Red Bull ha permesso di far segnare due giri veloci dopo la bandiera rossa causata dall’errore (l’ennesimo) di Norris ed è simbolo di una muretto che massimizza ogni occasione: la scia di Tsunoda, ottenuta sacrificando la posizione del giapponese che per la seconda volta consecutiva è arrivato in Q3, è stata cruciale perché ha permesso a Verstappen di guadagnare ottanta millesimi sul primo rettilineo. “Abbiamo ricalibrato la macchina per le qualifiche e Max ha fatto un giro impareggiabile, ha perso un po’ di tempo nel secondo settore, ma l’ultima curva è stata incredibile”, ha dichiarato Helmut Marko. “Più fa freddo, più la macchina migliora, ma la messa a punto era quella giusta”.

Al di la di tutto, la RB21 si è dimostrata una vettura capace di competere – almeno sul giro singolo – su circuiti ad alta velocità: il confronto con la MCL39 si è deciso sui millesimi, ma i settori raccontano una storia piuttosto accurata. Sfruttando la scia e il tratto dello snake dove McLaren non eccelle, Verstappen accumula un guadagno di un decimo e mezzo nel primo settore; nel resto del giro Piastri accorcia il gap fino ad arrivare quasi alla pari prima di curva 27, nella quale il distacco non è diminuito ed è lì dove l’olandese ha conquistato la Pole. Vincere la gara di domani sarà un compito molto arduo per il pilota Red Bull perché il tracciato di Jeddah è molto diverso da Suzuka: Piastri potrà attaccare grazie al DRS, ma lo potrà fare anche Verstappen e stare nella scia della McLaren numero 81 nei primi tre quarti di gara permetterà di sferrare un attacco finale.
Non è da trascurare la qualifica della Mercedes: la W16 si è accesa con temperature più basse rispetto alle FP2 di ieri e, senza una perdita di quattro decimi in curva uno da parte di Kimi Antonelli, l’italiano sarebbe stato vicino al compagno. La bandiera rossa è stata sfortunata perché per pochi secondi non ha permesso a entrambi i piloti di far segnare un ‘banker lap’: per l’ultimo giro del Q3 non poteva essere un all-in. La W16 è stata la miglior vettura nelle curve di media e alta velocità ribadendo i propri punti di forza, ma le perdite nel lento (curva 27) e anche in rettilinei – due decimi rispetto a Verstappen – sono stati cruciali, ma Russell è arrivato in linea per la pole alla staccata dell’ultima curva. Da Brackley traspare la sensazione che si sarebbe potuto fare di più, ma la gara di domani può essere un’ottima occasione perché il passo mostrato in FP1 non era lontano da quello di Piastri.
Ferrari ‘eterna’ quarta forza: anche Jeddah non esalta la SF-25, non ci sono punti di forza
L’unico aspetto positivo da sottolineare nel box di Maranello è il giro di Charles Leclerc. Come fatto a Suzuka e Sakhir, il monegasco ha lasciato poco e nulla sul tavolo, al contrario di quello che dice Vasseur, ma il potenziale della SF-25 non è sufficiente in questo frangente della stagione. Il distacco di cinque decimi su Lewis Hamilton è indice di un grande giro, ma la monoposto è difficile da portare al limite e questo è evidente nella telemetria del giro. La frenata di curva uno è in linea con i rivali, ma dal punto di corda si registra una perdita di quasi tre decimi rispetto a tutti gli altri rivali, con la Ferrari che è il penultimo team, prestazionalmente parlando, in quelle due curve. Un disastro. Il posteriore debole della Ferrari causa una perdita di aderenza molto costosa sia in ingresso che in uscita di curva. Il secondo punto in cui Leclerc perde è curva 16: uno snap in uscita costringe il monegasco a correggere con l’acceleratore e provoca una perdita di un decimo rispetto a Piastri. Lo stesso Leclerc ha parlato della difficoltà di guida, che a Jeddah si è vista in altri punti tra cui curva 4: “Ho un enorme sovrasterzo o sottosterzo, ma il risultato finale è che non ho abbastanza grip per produrre quello che fanno quelli davanti”.

Il simbolo di questa Ferrari in difficoltà è Lewis Hamilton: il sette volte campione del mondo fatica molto con gomme morbide nuove e questo lo porta a soffrire molto il confronto sul giro secco con Leclerc. Le stesse difficoltà le aveva affrontate Carlos Sainz a inizio 2022 quando la F1-75 era una monoposto, seppur meglio bilanciata, molto puntata sull’anteriore che il pilota ex-FDA era capace di gestire in maniera eccelsa. Il confronto in qualifica a inizio stagione dice 4-1 per Leclerc, con un vantaggio medio di tre decimi sull’inglese: da Hamilton ci si aspettava un inizio di stagione molto migliore. L’instabilità della SF-25 non ha collaborato nel creare un legame di fiducia con la superstar ex-Mercedes, tuttavia da Ferrari e Hamilton ci si aspettava tutt’altro inizio di stagione.



