Kimi Antonelli e la Mercedes. Due Mondiali… ineluttabili?
6 Cilindri prova a capirlo, tra passato e presente.
TRA SCARAMANZIA E PISTA, KIMI (CON)VINCE
La sesta vittoria stagionale di Kimi Antonelli, ottenuta a Spa-Francorchamps, ha prodotto un inevitabile carico di (meritatissimi) complimenti, accompagnato da una dose di scaramanzia senza precedenti.
Il Mondiale Piloti è quel concetto ormai per nulla astratto ma, soprattutto dentro ai confini nazionali, quasi impronunciabile. Addirittura, impensabile.
Se però Kimi non avesse passaporto italiano, e riuscissimo a raccontarne e valutarne le imprese e il campionato senza il comprensibile timore di portar rogna, ci ritroveremmo davanti a un Mondiale sostanzialmente… privo di storia.
La Mercedes W17 dentro la quale si siede il pilota bolognese ha vinto 8 dei 10 Gran Premi fin qui disputati, 2 delle tre Sprint, ha ottenuto 11 delle 13 Pole Position possibili considerando anche le Qualifiche Sprint e, per finire, ha mostrato il passo gara inequivocabilmente migliore nell’ottanta percento degli appuntamenti.

Dentro a questi numeri, si annida un dominio di Antonelli senza appelli. Non siamo ancora arrivati a metà stagione – accadrà a Budapest, con tutta probabilità, vista la situazione in Medio Oriente -, e l’italiano ha accumulato una sola vittoria in meno di quante sono bastate a Norris per vincere il Mondiale nel 2025.
Non solo: da quando, nel 2010, è stato introdotto il sistema di punteggio attuale, se si considerano i campionati nei quali il leader godeva dopo dieci gare di una corsa o più di vantaggio, pari a 25 punti o più, solamente in un’occasione il suddetto leader ha poi perso il campionato. L’esempio in questione, tra l’altro, è alquanto peculiare, dato che si tratta di Fernando Alonso nel 2012, una stagione nella quale l’asturiano portò la sua Ferrari F2012 in cima a vette di classifica giusto un tantinello sballate rispetto al reale valore della monoposto, poco più che una vettura da midfield.
Se non bastassero i numeri, è la storia del 2026 fin qui a suggerire che, scaramanzie di cui sopra a parte, Antonelli si ritrovi con il Mondiale in frigorifero.
Kimi ha un vantaggio di quasi due gare sul migliore degli avversari, nonostante due ritiri contro gli zero dell’avversario stesso, Lewis Hamilton. Lo si può tranquillamente definire tra i migliori interpreti di questa generazione di monoposto e della sfida energetica imposta dalle Power Unit 2026.
La qualifica di Spa ne è stata l’esempio più lampante: su una pista dove un minimo cambiamento nello stile di guida poteva mandare in crisi l’intera gestione ibrida del giro, Kimi ha abbassato il proprio riferimento nel settore centrale di mezzo secondo alla fine del Q3, affrontando le curve chiave molto più forte di chiunque altro, senza che questo lo mettesse minimamente in crisi. Il passaggio a Stavelot, comunque vada il campionato, rimarrà una delle perle di guida dell’intera stagione.
Se poi si valuta il passo gara, non c’è stato un singolo appuntamento nel quale Antonelli non abbia mostrato un ritmo superiore o almeno uguale a quello di Russell, a pari vettura. Nemmeno a Melbourne, dove George vinse e si convinse di essere destinato al titolo, Antonelli era stato inferiore, come testimoniato dai tre secondi di distacco al traguardo nonostante avesse concluso il primo settore al settimo posto dopo una partenza disastrosa.

Il 2026 porrà inevitabilmente altre sfide ad Antonelli, dallo sviluppo della W17 ad eventuali corse sotto la pioggia, passando per la tensione di una seconda metà di stagione nella quale il traguardo comincerà ad avvicinarsi, ma la sensazione è che non ci sia qualcuno davvero in grado di attaccare Antonelli.
Il maggior indiziato, ossia il compagno di squadra, è imprigionato in una spirale di competitività che lui stesso non esita a definire insufficiente, viziata da un nervosismo ormai palese verso il team reo di non fornirgli una monoposto ‘’uguale a Kimi’’. Lewis Hamilton, il pilota Ferrari con più punti, è rimasto finora ‘agganciato’ al treno Antonelli, grazie a un’ottima performance generale, a tanta affidabilità, e anche alla capacità di portare a casa molti punti nei weekend no, dove magari ha commesso qualche errore – Silverstone e Spa su tutte -.
Ma senza una vettura che inizi ad inanellare vittorie come riesce ad Antonelli, il Baronetto inglese può ‘solo’ lavorare per continuare a rimanere agganciato all’italiano e accumulare intanto, nelle corse giuste, qualche vittoria di tappa. Per recuperare quasi due gare piene di distacco, servirebbe una Ferrari che, tra ADUO 2 e pacchetto di Zandvoort, diventi capace di battere Mercedes sulla maggior parte delle piste rimanenti; a oggi, uno scenario improbabile.
Quindi sì, il Mondiale Piloti di Antonelli, dopo Spa, sembra con pieno merito ineluttabile. E il Costruttori?
COSTRUTTORI, ALLA FERRARI SERVE… McLAREN!
Lo storico della Classifica a squadre non è meno sconfortante per gli avversari di Mercedes.
Dal 2010 in poi, il team con più di 43 punti di vantaggio dopo 10 gare (pari al massimo ottenibile da una scuderia in un weekend senza Sprint) ha sempre vinto il campionato, tranne in una singola occasione. Il 2024, con McLaren che ha recuperato 93 punti su Red Bull. Le altre due storie di ‘ribaltamento’ della classifica sono il 2017 e il 2018, quando Mercedes superò Ferrari ma recuperò distacchi minimi dopo dieci corse, a testimonianze di campionati molto più tirati di quello che stiamo vivendo.

Tornando al 2024, si trattò di una stagione per certi versi assurda, come il 2012, anche se con un grande insegnamento in più. Due anni fa McLaren iniziò ad accumulare punti su punti da Miami in poi, mentre Red Bull visse una sorta di ‘suicidio’ sportivo che, pensate, nelle 14 gare successive alle prime 10 li portò ad accumulare 259 punti contro i 330 precedenti.
La ‘colpa’ fu da ricercare nelle prestazioni della RB20, sempre meno efficaci con il passare delle gare, e nelle grandi difficoltà di Checo Perez. Per quanto Russell stia faticando, la sua situazione è indubbiamente migliore, e non ci sono segnali di una caduta prestazionale da parte di Mercedes.
Un terzo attore chiave fu la Ferrari, che lottò fino al termine del Mondiale per il Costruttori. Fu la presenza del team di Maranello, capace di conquistare più punti di tutti nella seconda metà di stagione (emulata, nella classifica Piloti, da Charles Leclerc), il paradossale grimaldello che permise al team Papaya di scassinare il vantaggio di Red Bull con tremenda efficacia.
Esiste uno scenario simile per questa stagione? Mai dire mai, visto lo sviluppo rapidissimo delle monoposto, ma Ferrari dovrebbe sperare di sviluppare meglio di Mercedes e McLaren (non impossibile), ma con McLaren stessa che inizia a battere costantemente Mercedes, il Cavallino Rampante che vince spesso, e Russell che cade ancora più in basso nel rendimento.

Altrimenti, sperare di recuperare quasi due gare di distacco su un team che continua ad accumulare vittorie a colpi di pochi punti per volta, ottenuti tramite i piazzamenti, è purtroppo per la Rossa pretenzioso.
Per questi motivi, il Mondiale Costruttori Mercedes sembra molto più in bilico di quello Piloti, ma parliamo comunque di uno scenario alquanto improbabile. Questo dice la storia, e questo dice la valutazione delle forze in campo.
Chiaro che, se la Ferrari riuscisse nell’impresa, molto probabilmente vorrebbe dire che, da Zandvoort in poi, la SF-26 avrebbe soffiato il ruolo di monoposto globalmente migliore alla W17: in quel caso, c’è il rischio che i tanti punti persi in primavera diventino un enorme rimpianto per entrambi i lati dei box.
Difficile avere a che fare con l’ineluttabile, vero?



