Williams, non è solo una questione di peso: Sainz ed Albon indicano altri limiti della FW48

Mar 23, 2026

Jacopo Moretti

I due punti raccolti in Cina hanno mosso la classifica, ma senza cambiare il quadro. A quasi due settimane da Shanghai e con il GP del Giappone ormai alle porte, in casa Williams resta la sensazione di una macchina ancora lontana dalle attese di inizio stagione. Carlos Sainz lo ha detto con grande chiarezza, andando anche oltre il semplice risultato: il problema non è un singolo difetto da correggere, ma un insieme di limiti che oggi impediscono alla FW48 di essere competitiva con continuità. “Sappiamo di essere troppo lenti – ha ammesso lo spagnolo – soprattutto rispetto a dove speravamo di essere”. Una frase che fotografa bene il momento della squadra di Grove, attesa a un salto di qualità con il nuovo regolamento 2026 e invece costretta a rincorrere già nelle prime corse stagionali.

Sainz: Il peso è solo uno dei problemi della Williams

Il tema del peso, già emerso nel weekend cinese e richiamato anche dalle parole di James Vowles, resta soltanto una parte del problema. Nel suo intervento post-gara, Sainz ha infatti allargato il campo con un’analisi piuttosto netta: “Una parte dipende dal peso, che sappiamo di dover togliere dalla vettura. Ma un’altra parte, e molto grande, riguarda il carico aerodinamico che dobbiamo migliorare”. È probabilmente questo il punto più delicato dell’attuale Williams. Perché se il “sovrappeso” è un limite quantificabile, sul quale si può intervenire con una direzione relativamente chiara, la mancanza di downforce racconta una difficoltà più profonda, che investe il comportamento complessivo della vettura. Non a caso, già in Cina era emersa la sensazione di una macchina incapace di offrire una finestra di funzionamento stabile, con bilanciamento precario e prestazione difficile da estrarre in modo coerente lungo il weekend.

 

In questo senso, le dichiarazioni di Sainz si inseriscono perfettamente nel quadro già delineato da Vowles dopo Shanghai. Il team principal aveva parlato di una squadra non ancora capace di “avere due macchine nelle condizioni giuste”, sottolineando come il problema non riguardi soltanto il cronometro, ma anche la perdita di dati e dunque di comprensione tecnica. Le parole del pilota spagnolo vanno nella stessa direzione, perché all’elenco dei limiti di performance aggiungono anche un tema di affidabilità e continuità operativa. “Non siamo stati la macchina più affidabile”, ha detto Sainz. “Alex non è partito, ha saltato tante prove libere e abbiamo avuto troppi problemi. Onestamente, dobbiamo fare un salto di livello, perché stiamo avendo troppi problemi in troppe aree e come squadra dobbiamo guardarci dentro”. È forse il passaggio più duro, ma anche il più significativo: la Williams non paga soltanto un ritardo tecnico, paga il fatto di non riuscire ancora a mettere insieme esecuzione, affidabilità e sviluppo.

Il risultato è che anche i weekend utili diventano parzialmente incompleti. Se da una parte la gara cinese ha permesso a Sainz di conquistare i primi punti stagionali del team, dall’altra il bilancio tecnico resta povero, soprattutto considerando i problemi accumulati tra test, prove libere e qualifiche nelle prime due gare. Lo stesso spagnolo ha spiegato di non aver potuto davvero valutare la macchina in Australia, avendo disputato “tutta la gara di Melbourne con l’ala anteriore danneggiata”. Per questo la corsa di Shanghai, al netto del nono posto, ha avuto soprattutto il valore di una prima lettura attendibile del comportamento della FW48 in condizioni normali: “Penso che stavolta tutto abbia funzionato come previsto e questo, si spera, darà finalmente al team il mio primo vero feedback sulla macchina in condizioni di gara”. Anche questo è un elemento non secondario: Williams non è soltanto in ritardo, ma è in una fase in cui sta ancora cercando di capire con precisione che macchina abbia davvero tra le mani.

Williams, Albon: “La macchina va su tre ruote, il bilanciamento non c’è”

Anche Alex Albon, dopo il weekend cinese, ha invitato a non usare il peso come alibi, parlando apertamente di “qualcosa di strano” nel comportamento della macchina. Il riferimento è a una vettura che continua a cambiare faccia senza che gli interventi di assetto riescano davvero a correggerne i limiti. “Nulla sembra sistemare la macchina”, ha ammesso il thailandese, indicando come problema principale il fenomeno del cosiddetto “three-wheeling”, cioè la tendenza della monoposto a scaricare o addirittura sollevare una ruota in percorrenza, con effetti pesanti sia sul grip meccanico sia sulla stabilità della piattaforma aerodinamica.

Il rischio, infatti, è che alla base non ci sia soltanto una macchina troppo pesante, ma una piattaforma meccanica che non sta lavorando come previsto in simulazione. Albon ha parlato di “molti problemi di bilanciamento” e di un carico aerodinamico che, semplicemente, non si vede in pista come dovrebbe. È un tema che per Williams non è del tutto nuovo: già in passato la vettura di Grove aveva mostrato difficoltà nelle curve lunghe e nelle fasi di ingresso in cui frenata e carico laterale si sovrappongono, situazioni in cui la sospensione tende a non accompagnare bene il lavoro dell’avantreno e la macchina perde coerenza. Se anche la FW48 soffre dello stesso male, allora il problema diventa più profondo di un semplice ritardo di sviluppo: significa dover intervenire non soltanto per togliere peso e recuperare prestazione, ma per restituire alla vettura una base tecnica credibile su cui costruire il resto della stagione.

Verso Suzuka con più dubbi che certezze

Ecco perché il riferimento al Giappone va letto soprattutto in chiave tecnica. Suzuka è un banco di prova molto più severo di Shanghai sul piano dell’efficienza aerodinamica, della fiducia nei curvoni veloci e della qualità complessiva del carico. Se il problema della FW48 è davvero, come sostiene Sainz, anche “molto” legato alla downforce, il prossimo weekend rischia di offrire indicazioni ancora più crude sul livello reale della vettura. Il peso continua a togliere prestazione, ma la mancanza di carico incide in maniera ancora più strutturale, perché condiziona il bilanciamento, la gestione gomma e la possibilità stessa di costruire un assetto stabile. In altre parole, non si tratta solo di una macchina lenta sul dritto o penalizzata in accelerazione: c’è il rischio che manchi proprio la base tecnica da cui partire per svilupparla con una direzione chiara.

In questo scenario, Sainz sta provando almeno a spostare qualcosa sul piano dell’esecuzione. Non è casuale che abbia posto l’accento sulle partenze, uno dei pochi aspetti nei quali il pilota può ancora fare la differenza in una fase così complicata. “Le partenze sono state buone in questo inizio di stagione. Ho fatto una partenza incredibile a Melbourne, una grandissima nella Sprint e un’altra molto buona anche oggi”, ha spiegato. “Almeno in quel reparto sto cercando di metterci qualcosa in più, perché so che il pilota può sempre fare un po’ di differenza”. È un dettaglio interessante, perché racconta il tentativo di compensare con l’esecuzione immediata ciò che oggi la macchina non riesce a garantire sul passo puro. Ma è anche un’ammissione indiretta: quando un pilota è costretto a cercare margine soprattutto allo start, significa che il potenziale di base è ancora insufficiente.

Williams

Del resto, anche la parte conclusiva dell’analisi di Sainz è abbastanza eloquente. “Per il resto, onestamente, abbiamo fatto tutto giusto e facendo tutto giusto alla fine abbiamo portato a casa un nono posto, che prima della gara mi sembrava molto improbabile”. Una frase che pesa quasi quanto quella iniziale sulla lentezza della vettura. Perché descrive una Williams che, anche quando esegue bene il weekend, resta confinata ai margini della top ten. Il nono posto di Shanghai, quindi, non va letto tanto come un punto di partenza, quanto come il massimo ottenibile da una macchina che oggi presenta limiti diffusi: sovrappeso, carico insufficiente, affidabilità incerta e una base tecnica ancora difficile da decifrare fino in fondo.

La pausa tra Cina e Giappone, da questo punto di vista, serve più a ordinare le priorità che a risolvere davvero il problema. Il messaggio arrivato da Sainz è diretto: i due punti devono essere “una motivazione extra per tornare in fabbrica e scavare a fondo, perché questa non è la posizione in cui il team voleva trovarsi. Ed è proprio qui che le sue parole si saldano con quelle di Vowles: Williams sa di dover migliorare “gara dopo gara”, ma il rischio è che il tempo richiesto dalla trasformazione della squadra non coincida con quello imposto dalla stagione. Per ora, la realtà resta quella vista nelle prime uscite del 2026: una monoposto che non ha un solo difetto da correggere, ma troppi problemi aperti contemporaneamente. E prima ancora del risultato, è questa la vera emergenza che Grove è chiamata a risolvere.

 

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