Quella corsa sabato è stata una 6 Ore di Spa del WEC probabilmente candidabile agli Oscar per tutto quello che è accaduto, come se alla regia ed alla sceneggiatura si sia imposto il grande Alfred Hitchcock. Dal primo acuto BMW in Hypercar, peraltro con doppietta, ai saliscendi vissuti da Ferrari, arrivando alla sempre solida Toyota, alle gioie sia di Aston Martin che di Genesis e gli amari epiloghi di Alpine, Cadillac e Peugeot.
LA CHIAMATA DELLA VITTORIA: COME BMW HA PORTATO A CASA LA 6 ORE DI SPA DEL WEC
Il successo della BMW M Hybrid V8 al WEC, nella gara di casa del Team WRT, è nato da una scelta strategica audace effettuando un rifornimento parziale, pari a mezzo serbatoio, durante il primo pit stop. Questa mossa ha permesso alla vettura #20 di guadagnare 16 secondi sulla Cadillac-Jota #12 in testa nella prima ora, acquisendo la leadership e facendo poi crescere il vantaggio grazie all’aria pulita sfruttata prima da Rast e poi da Sheldon van der Linde.
Il rischio di aver imbarcato meno benzina è stato ripagato a circa due ore dal termine: la Virtual Safety Car chiamata per l’incidente tra Matteo Cressoni e la Peugeot di Theo Pourchaire ha permesso a Robin Frijns, salito in macchina mezz’ora prima, di rientrare ai box nel momento perfetto, allineandosi ai consumi degli avversari, costretti a fermarsi perché a fine stint, senza perdere la prima posizione.
Nelle tante ripartenze delle ultime due ore fondamentale è stato il ruolo della BMW gemella #15 di Kevin Magnussen: il danese ha agito come “scudiero”, difendendo con aggressività la posizione dagli attacchi della Ferrari #50 e della Toyota #7, in pista con gomme medie nuove nell’ora finale, permettendo a Frijns di gestire il vantaggio in testa.
Grazie, quindi, a una gestione perfetta prima della strategia, poi dei duelli e della velocità sul dritto, BMW ha conservato il primo e secondo posto, vincendo a distanza di 27 anni dal successo della BMW V12 LMR di Martini/Dalmas/Winkelhock nella 24 Ore di Le Mans 1999. Col senno del poi, si può dire che la BMW #20 ha vinto la gara al 50° minuto, giocando quel jolly che ha poi dato ragione alla casa bavarese ed al Team WRT.
FERRARI, UN PODIO CHE FA DA “SALVAGENTE”
Terzo posto con la #50, sesto con la #83 e ritiro per la #51: il fine settimana a Spa di Ferrari è stato decisamente altalenante, ma si potrebbe comunque dire che piloti e squadre hanno fatto il possibile per ottimizzare il pacchetto tecnico. Sicuramente Antonio Fuoco, Nicklas Nielsen e Miguel Molina hanno rappresentato le punte di Maranello, trovandosi nel ruolo di riferimento tra le 499P, in qualifica così come in gara. Il terzo posto a pochi secondi dalla vittoria ha un sapore dolce per i tre che hanno vinto la 24 Ore di Le Mans di due anni fa, anche considerando i tanti secondi persi nella seconda sosta, quando il dado dell’anteriore sinistra non ne voleva sapere di venire via.
Ciò nonostante, Ferrari ha giocato bene sul campo strategico e, almeno con la #50, ha fatto il possibile per mettere in cascina punti pesanti, soprattutto vedendo le difficoltà affrontate nel primo e terzo settore, zone di sorpasso non proprio agevoli (nel duello tra Fuoco e Magnussen è stato evidente).
LA #51 NON VEDE LA BANDIERA A SCACCHI: RAMMARICO PER UNA GARA TUTTO SOMMATO POSITIVA
Discorso simile per la #51 di Alessandro Pier Guidi, Antonio Giovinazzi e James Calado, ma esito molto più frustrante. Le noie delle prove libere hanno creato dei grattacapi che Giovinazzi ha testimoniato dopo le qualifiche, chiuse al 15° posto, ma la gara stava comunque prendendo una piega positiva. In lotta per un piazzamento in Top5 ad un’ora dalla fine, la 499P #51 si è improvvisamente ritrovata in testacoda alla Source e, soprattutto, con la fiancata destra totalmente aperta.
Il motivo? La Porsche Manthey #91 di Guven ha colpito in staccata la BMW WRT #32 di Farfus, spostatosi in frenata, la cui corsa ha incrociato la traiettoria della Ferrari guidata in quel momento da Pier Guidi. Un ritiro che pesa nella classifiche piloti e costruttori ed un finale davvero amaro vedendo la concretezza dell’equipaggio, dimostratosi molto consistente nell’arco della gara.
BIG impact between #51 Ferrari and #32 BMW 😰
Alessandro Pier Guidi was completely helpless in this situation… both cars go back to the pits.#WEC #6HSpa #Ferrari pic.twitter.com/lfAVyTjrrG
— FIA World Endurance Championship (@FIAWEC) May 9, 2026
Quanto ad AF Corse, alla buona partenza di Phil Hanson, capace di passare dal 13° al 9° posto, è seguito un finale di stint un po’ in difficoltà per l’inglese. La 499P giallo Modena ha militato anche fuori dalla zona punti, ma nel team piacentino sono stati bravi a recuperare prima con Ye Yifei, poi con Robert Kubica, che nella lotta con la Cadillac #12 all’ultima curva ha perso una parte del diffusore. Il sesto posto si potrebbe considerare un buon risultato se si pensa a come si stavano mettendo le cose dopo circa due ore.
ASTON MARTIN: FINALE DA CINEMA. GAMBLE-GUNN REGALANO IL MIGLIOR RISULTATO AL TEAM
Nel trambusto di Spa due marchi hanno ottenuto i rispettivi migliori risultati nel WEC, uno di loro addirittura alla seconda gara nel campionato. Il primo è Aston Martin, che con il quarto posto sfiora il podio e mette in tasca il miglior risultato dall’esordio della Valkyrie targata The Heart of Racing. Il tutto grazie a Tom Gamble e Ross Gunn, piloti della 007, giunti quarti e sopravvissuti al delirante ultima ora di gara. Sopravvissuti perché proprio Gamble si è ritrovato l’Alpine di Antonio Felix da Costa di traverso dopo l’Eau Rouge-Raidillon, inchiodando e, con grande freddezza, evitando un impatto che sembrava certo.
Il tutto pochi minuti dopo il ritiro della 009 di Marco Sorensen e Alex Riberas, quest’ultimo spinto sull’erba proprio da da Costa in mezzo al Kemmel. L’impatto con i guardrail ha decretato la fine della gara della 009, ma la 007 ha messo una toppa regalando comunque dei sorrisi a marchio e squadra. Pista sicuramente ideale, rapporto potenza-peso favorevole e un’ottima gestione di tutti gli aspetti, hanno messo per la prima volta davvero in luce entrambi gli equipaggi.
TOYOTA CONCRETA CON LA #7, MA BEFFATA DALLA SAFETY CAR CON LA #8
Partito in salita, il fine settimana di Toyota a Spa è stato salvato dal quarto posto della #7 di Conway, de Vries e Kobayashi, partiti al 12° posto ma capaci di lottare addirittura per il podio grazie alle proverbiale lungimiranza strategica della squadra giapponese. Anche la #8 ha avuto le giuste carte, ma l’intervento della Safety Car nel momento sbagliato ha reso vana la strategia. Hartley, infatti, ha anticipato la prima sosta di quasi un quarto d’ora per liberarsi dal traffico e, grazie a questa chiamata, la #8 ha artigliato il secondo posto. Per mantenerlo, esattamente come accaduto alla BMW #20, bisognava sperare in una VSC per tenere la posizione e allinearsi, ma l’incidente di Pier Guidi è arrivato esattamente un giro dopo la chiamata ai box. Questo ha relegato l’equipaggio vincitore della 6 Ore di Imola ad un mero 10° posto.
GIOIA GENESIS: PUNTI NELLA SECONDA GARA NEL WEC
Il secondo costruttore a trovare la prima, notevole gioia è Genesis. Ai problemi elettronici riscontrati nella prima ora dalla GMR #19, il team coreano ha risposto correndo una gara sostanzialmente perfetta con la #17 di Lotterer, Jaubert e Derani. La macchina è stata veloce, restando sempre ancora al gruppo in lotta per la zona punti e avvicinando il ritmo dei migliori, in una 6 Ore di Spa equilibratissima.
Restando nel giro del leader e rimanendo alla larga da problemi tecnici, tutt’altro che scontato per la gioventù del progetto, il trio ha approfittato dei vari ko, lottando nel traffico e resistendo nel finale anche alla Cadillac #38 ed alla Toyota #8. Giù il cappello alla formazione guidata da Cyril Abiteboul e Gabriele Tarquini: quattro punti alla seconda gara nel WEC in uno schieramento così compatto e serrato sono oro che cola. I coreani fanno sul serio e, ad oggi, le buone voci circolate durante i test stanno avendo riscontro.
PEUGEOT MANCA, DI NUOVO, IL COLPO: CHE SFORTUNA PER JAKOBSEN
Chiudiamo l’approfondimento della 6 Ore di Spa con i delusi. Risulta obbligatorio menzionare Peugeot, partita dalla Pole conquistata da Malthe Jakobsen il venerdì. La #94 ha perso subito la prima posizione nel primo passaggio sul Kemmel, venendo superata dalla Cadillac-Jota #12 di Will Stevens.
BIG impact between #51 Ferrari and #32 BMW 😰
Alessandro Pier Guidi was completely helpless in this situation… both cars go back to the pits.#WEC #6HSpa #Ferrari pic.twitter.com/lfAVyTjrrG
— FIA World Endurance Championship (@FIAWEC) May 9, 2026
La gara del trio Duval/Pourchaire/Jakobsen stava comunque facendo sperare in un buon piazzamento, ma i sogni di gloria si sono infranti contro la Mercedes Iron Lynx di Matteo Cressoni, portato sullo sporco da una Toyota a Les Combes e tornato in pista mentre passava Jakobsen, appena uscito dalla pit lane. Il settimo posto della 9X8 #93 non può bastare per vedere il bicchiere mezzo pieno, soprattutto perché Peugeot confidava in Spa per interrompere un digiuno che nella classe regina dell’endurance dura dalla 6 Ore di Zhuhai del 2011.
CADILLAC: BAMBER ESAGERA, LA #12 CROLLA A METÀ
Anche Cadillac e Alpine escono sconfitte dal rodeo belga. E pensare che con Will Stevens la Cadillac ha dettato il passo nel primo terzo della gara, tanto che la #12 ha comandato il gruppo di chi ha seguito la strategia convenzionale (pit stop ogni ora). Tuttavia, il secondo stint di Louis Deletraz, subentrato all’infortunato Alex Lynn, è stato tutt’altro che convincente. I tempi si sono alzati e, successivamente, la scelta di montare le gomme morbide per le due ore finali, affrontate da Normann Nato, non ha pagato. Peggio è andata alla Cadillac #38: Bamber ha commesso un errore di valutazione nel doppiaggio della Porsche #92 di Yasser Shahin all’ingresso delle Campus e, danneggiando la posteriore sinistra, ha compromesso l’intero weekend dell’equipaggio.
ALPINE: DA COSTA SPRECA TUTTO NEL FINALE, ZERO PUNTI
Ne abbiamo già scritto, citandola nei contrasti con le Aston Martin, ma anche Alpine ha incassato un bel colpo in un fine settimana in cui il potenziale della A424 era da vittoria. Se la #36 è stata beffata dalla strategia, ritrovandosi bloccata nel traffico, la #35 sembrava ambire quantomeno al quarto posto, lo stesso ottenuto a Imola. Punti sprecati nel momento in cui a mezz’ora dalla fine Antonio Felix da Costa ha perso il controllo in cima al Raidillon, tradito dalle gomme raffreddatosi nella Safety Car chiamata per l’incidente tra lui stesso e Riberas a mezz’ora dalla fine. Zero punti in una Spa che sembrava il contesto perfetto per assaltare la vetta del Mondiale Hypercar.







