Nella 6 Ore di Spa del WEC BMW conquista una storica doppietta con la M Hybrid V8 nella gara di casa del Team WRT, Ferrari salva il podio con la #50 nonostante una corsa complicata, mentre Alpine mastica amaro dopo aver probabilmente mostrato la vettura più completa del weekend. Gran colpo per Aston Martin, quarta, così come per Genesis, che porta a casa i primi punti. In LMGT3 la Ferrari AF Corse #21 perde la vittoria per una penalità e alla fine vince la McLaren #10 di Garage59, che si prende una bella rivincita dopo l’amaro epilogo di Imola
BMW: VITTORIA DI SQUADRA E STRATEGIA
Spa consegna a BMW un risultato dal peso storico enorme. La #20 di Robin Frijns, René Rast e Sheldon van der Linde riporta infatti la Casa dell’Elica al successo assoluto in una gara ACO per la prima volta dalla 24 Ore di Le Mans 1999 vinta dalla V12 LMR di Yannick Dalmas, Joachim Winkelhock e Pierluigi Martini.
Eppure, la M Hybrid V8 non era sembrata nelle prove la Hypercar più veloce del lotto. La #20 ha costruito il proprio successo attraverso una strategia “offset”, rimanendo fuori sincronizzazione rispetto ai principali rivali per sfruttare al meglio eventuali neutralizzazioni e girare in aria pulita. Una lettura della corsa che ha premiato il Team WRT in una Spa caratterizzata da continue safety car.
Nel finale è poi emersa anche la forza del gioco di squadra. Magnussen, sulla #15, ha di fatto protetto Frijns dagli attacchi di Ferrari e Toyota, fungendo da vero e proprio “scudo” per la vettura gemella, fondamentale per blindare la doppietta.
Number 1 in our hands. History made.
Our first ever Hypercar WEC win. And a 1-2 to make it even sweeter. This one means everything. 🏆🔥 pic.twitter.com/sMyP2Q19Mz
— BMW M Motorsport (@BMWMotorsport) May 9, 2026
FERRARI: BUON PODIO IN UNA GARA NON PRIVA DI PROBLEMI
Ferrari esce dal Belgio con sensazioni contrastanti. Da una parte, la 499P ha mostrato ancora una volta un ottimo passo gara, facendo registrare peraltro la punta massima della giornata con oltre 321 km/h. Dall’altra, la gara del team capitanato da Antonello Coletta è stata condizionata da episodi sfavorevoli e qualche limite emerso nella gestione delle varie fasi di gara.
La #50, unica Ferrari presente in Hyperpole, ha perso tempo prezioso a causa di un pit stop lento dovuto a problemi nell’inserimento dell’anteriore sinistra. La successiva strategia aggressiva ha però rimesso in corsa Fuoco, Molina e Nielsen, capaci di arpionare il podio nel finale.
Molto più pesante il colpo subito dalla #51. La vettura campione del mondo è stata costretta al ritiro dopo un contatto alla Source scaturito dalla battaglia in classe LMGT3 tra la BMW WRT #32 e la Lexus Akkodis #78.
Interessante anche il confronto tecnico con BMW. Ferrari non è mai sembrata realmente efficace quanto la M Hybrid V8 in uscita curva e sul dritto, aspetto che ha reso particolarmente complicato attaccare nelle fasi decisive quando Fuoco stava puntando al secondo posto di Magnussen.
ALPINE, QUANTA AMAREZZA
Se BMW festeggia, Alpine lascia Spa con tanti rimpianti. La A424 è apparsa probabilmente la vettura più completa dell’intero fine settimana, competitiva sia sul giro secco sia nella gestione gara. Colpisce soprattutto la gestione del Virtual Energy Tank: le A424 riuscivano agilmente a completare uno stint con un giro in più rispetto ad alcune rivali dirette come Cadillac.
La #35, però, ha compromesso parte della propria corsa con un testacoda al Raidillon in fase di ripartenza, mentre la #36 è rimasta intrappolata in finestre strategiche poco fortunate.
TOYOTA PROVA L’AZZARDO, MA LA SAFETY CAR NON AIUTA
Dopo qualifiche molto difficili, Toyota ha cercato di ribaltare il weekend affidandosi alla strategia. La #8 ha infatti tentato un approccio molto simile a quello poi rivelatosi vincente per la BMW #20, puntando tutto sulla possibilità di sfruttare una safety car nella giusta finestra.
La neutralizzazione, però, non è arrivata nel timing ideale e la strategia della Toyota #8 non ha funzionato, relegando Buemi, Hartley e Hirakawa fino al decimo posto finale.
Paradossalmente è stata la #7, meno appariscente sul piano strategico, a ritrovarsi nel gruppo di testa. Kobayashi ha lottato a lungo con BMW, Ferrari e Aston Martin per il podio, salvo poi perdere terreno nel finale dopo il sorpasso subito dalla Valkyrie di Tom Gamble.
PEUGEOT: JAKOBSEN KO, BOTTINO MAGRO
Il weekend Peugeot si è trasformato rapidamente da possibile sorpresa a nuova occasione persa. La pole position conquistata dalla #94 aveva lasciato intravedere una 9X8 Evo finalmente competitiva anche sul passo gara, ma tutto è cambiato nell’arco di poche ore.
Jakobsen, appena salito in macchina per lo stint finale, non è riuscito ad evitare la Iron Lynx #79 di Cressoni in testacoda a Les Combes, finendo coinvolto in un incidente che ha compromesso immediatamente la corsa della #94. Un episodio che ha riportato al centro il tema delle Michelin fredde.
Lo stesso Jakobsen, già protagonista di un testacoda in qualifica, ha spiegato come le Hypercar moderne siano estremamente difficili da guidare senza temperatura sufficiente sull’anteriore. E Spa, con le sue curve veloci e temperature ambientali mediamente basse, ha amplificato ulteriormente il problema del warm-up.
La #93 salva almeno qualche punto e il giro veloce della gara, magra consolazione per una Peugeot che continua a mostrare sprazzi di competitività senza però riuscire a concretizzare.
CADILLAC, GENESIS E GLI ALTRI
Weekend complicato anche per Cadillac. La #38 è uscita quasi subito dai giochi dopo un contatto in fase di doppiaggio con la Porsche Manthey #92 LMGT3, mentre la #12 ha progressivamente perso competitività dopo la scelta di montare gomme Soft, mai realmente efficaci nel corso della gara.
Segnali molto incoraggianti, invece, da Genesis Magma Racing. La squadra coreana conquista i primi punti nel FIA WEC mostrando una competitività già interessante nonostante la freschezza del progetto. I problemi tecnici accusati dalla #19 hanno limitato il risultato finale di squadra, ma il passo mostrato – non lontano persino dal miglior giro Peugeot – conferma il buon potenziale della GMR-001.
LMGT3: SEMPRE PIÙ “SPRINT ENDURANCE”
Anche la LMGT3 ha offerto una gara estremamente intensa, profondamente influenzata dalle penalità per track limits e dalle continue safety car che hanno trasformato il finale in una sorta di sprint conclusivo tra piloti Gold e Platinum. Ferrari AF Corse #21 sembrava avere in mano la vittoria, ma una penalità di 5 secondi per unsafe release nell’ultimo pit stop ha consegnato il successo alla McLaren 720S GT3 Evo #10 di Kirchhöfer, Fleming e Au. Per McLaren si tratta di un risultato storico. Il marchio inglese diventa infatti il primo costruttore LMGT3 capace di vincere nel WEC con due team differenti, United Autosports e Garage 59.
Torna sul podio Aston Martin con la #27 di Drudi, James e Robichon, mentre Porsche riesce a rimontare dopo una gara difficile fino al terzo gradino con la #92. Fine settimana invece molto amaro per BMW e Ford, unici costruttori rimasti fuori dalla zona punti. Eppure, la Mustang GT3 Evo ha mostrato segnali incoraggianti su un circuito affine alle proprie caratteristiche, pagando però errori e track limits, incluso il testacoda di Eric Powell dopo aver conquistato la leadership nelle fasi iniziali.






