Mentre la stagione 2025 si avvia al termine, si discute molto su quelle che saranno le prestazioni delle monoposto rivoluzionate dal nuovo regolamento tecnico F1 2026. Negli ultimi giorni, sono arrivati commenti preoccupanti da parte dei piloti che hanno cominciato a prendere confidenza con le prossime vetture attraverso il simulatore. Isack Hajdar ha dichiarato candidamente che, in termini di prestazioni, sono “più vicine a una F2“. Jack Crawford, collaudatore dell’Aston Martin, ha rilasciato un commento analogo, parlando di auto “abbastanza simili nella guida a una monoposto di F2“, pur non facendo diretto riferimento ai tempi sul giro. Non è la prima volta che i piloti fanno anticipazioni piuttosto catastrofiche sulle vetture del prossimo anno, con la FIA che ogni volta non tarda a rispondere. È avvenuto anche questa volta, con Nikolas Tombazis che ha preso parte alla conferenza stampa dei team principal a Las Vegas.
Tombazis: “Non si può iniziare il ciclo andando più veloci del precedente”
L’ingegnere greco ricopre il ruolo di Direttore delle monoposto FIA e, per rispondere ai piloti, ha quantificato di quanto sarà il rallentamento atteso rispetto alle attuali vetture: “I commenti sul ritmo da F2 sono completamente fuori luogo. Stiamo parlando di tempi sul giro complessivi che sono nell’ordine di 1/2 secondi inferiori a quelli attuali, a seconda della pista e delle condizioni“.

Tombazis ha spiegato poi perché è normale che le prime auto di un nuovo ciclo tecnico non siano veloci come le precedenti: “Ovviamente, all’inizio di un ciclo sarebbe sciocco essere più veloci del ciclo precedente. Non ci costerebbe nulla dal punto di vista regolamentare. Sarebbe molto facile far andare le auto più veloci, ma bisogna recuperare gradualmente ciò che si è guadagnato con lo sviluppo naturale. Non si può iniziare il ciclo andando più veloci del precedente: tra 20 anni, potete immaginare cosa succederebbe. Quindi è naturale che le monoposto siano un po’ più lente, ma non credo che siamo minimamente vicini alla discussione ‘non è F1’ in alcun modo o forma“.
Sul team si è espresso anche Paul Monaghan, ingegnere capo della Red Bull, il quale si è detto d’accordo sul ritenere sbagliato il paragone con le F2, pur sottolineando la presenza di molte incognite al momento: “Dipenderà un po’ dalla pista. Abbiamo quelli che potremmo definire circuiti ricchi di energia e circuiti poveri di energia. Quindi sarà più facile riempire le riserve di energia su alcune piste. Il tempo sul giro è un po’ più lento: su alcuni di quelli peggiori, stiamo faticando un po’ al momento, siamo un po’ più lontani. Ma una delle grandi difficoltà ora è cercare di stabilire effettivamente quanta aderenza avremo. Possiamo avere una mappa aerodinamica e dire che raggiungeremo questo livello di deportanza, ma è davvero così? Una volta che avremo le gomme definitive da Pirelli, forse saranno un po’ migliori, un po’ peggiori. Questo ha un effetto a catena sul tempo sul giro complessivo. Saranno un po’ più lente, ma non credo che avremo un ritmo da F2. Spero di no“.

Attualmente, la differenza di prestazioni sul giro tra una vettura F1 e una F2 è decisamente superiore ai 2 secondi, quindi una retrocessione sul cronometro di questa grandezza non avvicinerebbe particolarmente le due categorie. Per fare alcuni esempi relativi a quest’anno: a Imola tra le due pole position ci sono quasi 13 secondi, a Silverstone attorno ai 15, a Monza poco meno di 14.
Attese gare più imprevedibili
Le monoposto F1 2026 saranno rivoluzionate nell’aerodinamica, nei motori, nelle gomme e persino nell’utilizzo di carburanti sostenibili. Tutti questi cambiamenti potrebbero avere un peso soprattutto sull’andamento delle gare. Simone Resta, direttore tecnico Mercedes, ha fatto riferimento soprattutto alle nuove ali mobili: “Penso che sarà molto diverso, soprattutto in gara piuttosto che in qualifica. Siamo tutti abituati a un certo formato con il DRS che facilita i sorpassi e lo usa in aree definite e con determinati distacchi. In realtà, l’anno prossimo, ogni pilota utilizzerà alettoni anteriori e posteriori mobili insieme, in molti punti del giro, e userà l’energia per facilitare i sorpassi. Quindi suppongo che sarà diverso e potenzialmente molto più imprevedibile nel modo in cui i piloti useranno l’energia per sorpassare“.

L’analisi ha trovato d’accordo Tombazis, il quale ha sottolineato anche come l’effetto scia tornerà ad essere meno penalizzante dopo i passi indietro su questo aspetto registrati con le vetture degli ultimi anni rispetto a quelle che avevano aperto l’attuale ciclo tecnico: “Ci aspettiamo che, dal punto di vista aerodinamico, le monoposto siano in grado di seguirsi molto più da vicino di adesso. Le caratteristiche della scia sono notevolmente migliorate e riteniamo di aver imparato molto dalle monoposto del 2022, per poter implementare molti di questi insegnamenti per i regolamenti aerodinamici F1 2026. Poi c’è quello che ha detto Simone sul passaggio dall’uso del DRS all’energia come strumento per assistere i sorpassi. Tutto questo credo che renderà le gare in definitiva più emozionanti“.



