Verstappen sbaglia: il caso Giappone e quella reazione che non può ripetersi

Mar 26, 2026

Piergiuseppe Donadoni

Il caso che ha coinvolto Max Verstappen e l’allontanamento del giornalista Giles Richards del The Guardian (per capirne il perché clicca qui), avvenuto durante la sessione media del pilota olandese nel giovedì del GP del Giappone, riaccende un tema che ciclicamente torna al centro del dibattito: quale deve essere il ruolo della stampa all’interno del paddock moderno?

Negli ultimi anni è innegabile che la Formula 1 abbia costruito una narrazione sempre più controllata, ma resta un elemento chiave che distingue il Circus da altri contesti sportivi: l’accesso relativamente libero ai protagonisti, con una giornata – il giovedì – dedicata proprio al confronto con i media. È proprio questa libertà, forse imperfetta ma ancora reale, che permette ai giornalisti di andare oltre le dichiarazioni di facciata, quelle confezionate nei comunicati ufficiali, dove difficilmente emergono criticità o opinioni scomode.

Il punto centrale è proprio questo: il giornalista ha il dovere di porre domande scomode quando la situazione lo richiede. È una linea sottile, certo, che deve essere mantenuta sempre nel perimetro della professionalità, ma che non può essere cancellata senza snaturare il mestiere. Poi è altrettanto chiaro che il soggetto intervistato ha il pieno diritto di reagire se ritiene che una domanda superi il limite. Il problema, però, sta nel come. L’allontanamento di un giornalista è una misura estrema e inaccettabile, che inevitabilmente può generare un pessimo precedente e spostare l’equilibrio del rapporto tra media e protagonisti. Una Formula 1 con meno domande scomode è anche una Formula 1 meno trasparente, meno autentica. E, alla lunga, meno interessante. Il rischio è quello di ritrovarsi con conferenze stampa “sterilizzate”, dove tutto è filtrato e nulla realmente spiegato. Un contesto in cui le vere sensazioni dei piloti emergono solo quando i riflettori si abbassano, invece che davanti a microfoni e taccuini. In questo senso, quanto successo in Giappone dovrà necessariamente restare un episodio isolato, un chiaro errore da parte del campionissimo olandese, figlio anche di un rapporto mai davvero disteso con una parte della stampa inglese ma che non può trovare alcuna giustificazione. 

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