Il fine settimana del GP Canada ha ribadito come al momento la lotta per il titolo iridato sia un affare privato all’interno del box della Mercedes. Sul circuito di Montreal, George Russell e il compagno di squadra Kimi Antonelli hanno dato vita a un confronto senza esclusione di colpi, infiammando sia la Sprint sia la gara principale con continui scambi di posizione spesso al limite del regolamento. Gli aggiornamenti introdotti in Nordamerica hanno scavato nuovamente il solco tra la W17 e il resto dello schieramento, dopo il riavvicinamento che si era registrato nel precedente appuntamento di Miami.
In questo quadro, la convivenza tra i due piloti delle Frecce d’Argento sta raggiungendo livelli di pressione altissimi, costringendo il Team Principal Toto Wolff a delineare pubblicamente i confini di ciò che è consentito nelle battaglie corpo a corpo. La gestione di questa rivalità interna evoca inevitabilmente lo spettro della storica faida vissuta nel team di Brackley tra il 2014 e il 2016, richiedendo una mano ferma per evitare che un campionato finora dominato si trasformi in un clamoroso autogol.
Il fattore Verstappen: il nuovo metro di giudizio per il corpo a corpo
La tensione tra i due contendenti è esplosa nella giornata di sabato, quando Russell ha difeso con estrema aggressività la prima posizione alla staccata di curva 1, innescando una sequenza di team radio furiosi da parte di Antonelli. La situazione è rimasta incandescente nella gara domenicale, caratterizzata da un lungo bloccaggio del pilota italiano che ha rischiato di tamponare violentemente la vettura gemella durante le prime fasi della corsa. Questi episodi hanno spinto i vertici della Mercedes a chiarire quale sia il reale perimetro d’azione concesso ai piloti.

Invece di imporre rigidi ordini di scuderia, Wolff ha indicato lo stile di guida di Max Verstappen come il perfetto punto di riferimento per definire la durezza dei duelli in pista: “È un bene conoscere le regole. Max avrebbe lasciato spazio in quella situazione? No. Avrebbe aperto la porta o concesso spazio sufficiente in curva 1? Non lo avrebbe mai fatto – ha evidenziato il manager austriaco – Di conseguenza, dobbiamo capire come vogliamo comportarci tra compagni di squadra. Diventa essenziale che siano i piloti stessi a stabilire come intendono sfidarsi, assumendosi la responsabilità del risultato finale“. Secondo Wolff, la squadra ha accettato di buon grado questa filosofia, definendola come un quadro regolamentare che i due contendenti hanno stabilito autonomamente.
Il fantasma di Hamilton e Rosberg e lo spettro del freno a mano
Un’accesa rivalità interna non rappresenta una novità assoluta per la scuderia di Brackley. Wolff si trova a dover gestire una situazione speculare a quella vissuta nel triennio compreso tra il 2014 e il 2016, quando il sodalizio tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg sfociò in una vera e propria guerra psicologica e sportiva. A differenza della McLaren, che nella passata stagione ha commesso non pochi errori nel gestire i propri piloti con le controverse e poco chiare ‘Papaya Rules‘, la Mercedes vuole muoversi con linee guida precise e prontezza d’intervento.

La condotta tenuta in Canada ha confermato la volontà di lasciare liberi i piloti di gareggiare, ma Wolff non ha nascosto la propria determinazione a intervenire drasticamente qualora la situazione dovesse sfuggire di mano. Il manager ha messo in guardia entrambi i contendenti sul peso degli interessi aziendali: “Più che mai, questa lotta è aperta. C’è moltissimo in gioco per entrambi. Come squadra dobbiamo accettare che questa sia la battaglia per la quale sono stati addestrati, per quanto il viaggio possa risultare talvolta scomodo – ha ammonito fermamente l’austriaco – Ma allo stesso tempo, se si presentasse uno scenario in cui riteniamo che i punti del team siano a rischio, o se stessimo perdendo troppo tempo nei confronti dei nostri avversari diretti, non avrei la minima esitazione ad azionare il freno a mano“.
Adrenalina al muretto: il trionfo di Antonelli e il calcolo dei distacchi
Il GP Canada si è concluso con sentimenti contrastanti all’interno del box Mercedes. Da un lato, la scuderia ha festeggiato la straordinaria prestazione di Antonelli, capace di conquistare la quarta vittoria consecutiva; dall’altro, rimane il rammarico per il prematuro ritiro di Russell, costretto ad abbandonare la contesa a causa di un problema tecnico mentre si trovava al comando della corsa. Fino a quel momento, il duello ravvicinato tra le due monoposto aveva mantenuto il muretto in uno stato di costante apprensione.
Wolff ha ammesso che la gestione emotiva della gara ha richiesto un notevole sangue freddo, svelando i retroscena dei dialoghi interni al muretto durante le fasi cruciali della sfida: “Ci siamo goduti solo a metà lo spettacolo del loro duello. Ogni volta che valutavamo l’opportunità di dire che per il momento poteva bastare così, nei due giri successivi tornavano a girare su ritmi velocissimi”.

“Fino a quando abbiamo mantenuto un vantaggio rassicurante sugli inseguitori, è stato accettabile osservare la loro sfida, ma sappiamo bene che le cose possono andare storte – ha aggiunto Wolff – Se il gruppo dietro di noi fosse stato più vicino, saremmo intervenuti immediatamente“. Il fattore determinante per concedere il via libera è stato dunque il margine di sicurezza sul resto della griglia, una condizione che ha evitato il ricorso immediato agli ordini di scuderia ma che stabilisce un precedente chiaro per i prossimi appuntamenti del mondiale.



