La F1 affronta un ritorno dallo stop forzato piuttosto movimentato. Il cambio regolamentare, i tanti aggiornamenti, un meteo incerto ed allarmante a Miami, all’interno di un weekend Sprint. Tra le tante voci in uscita dal paddock della prima tappa americana della stagione, c’è quella di un loquace Lance Stroll che ha offerto una riflessione sulla direzione tecnica della F1 attuale. Il pilota dell’Aston Martin non ha nascosto le proprie perplessità, confrontando le monoposto di oggi con quelle del passato e sottolineando la distanza rispetto a ciò che dovrebbe essere una “vera” Formula 1.
Stroll ha rivelato di aver avuto modo di tornare al volante di altre vetture e di rivedere immagini del passato durante questa pausa, elementi che hanno influenzato la sua visione rispetto alla F1 odierna: “Ho guidato altre macchine, ho fatto test con una F3 e ho corso anche una GT al Paul Ricard. Ho guardato anche vecchie gare, le auto storiche girare a Monaco. Sentivo le Ferrari dei primi anni 2000 e ho pensato a quanto fossero belle da vedere e da sentire: piccole, leggere, agili. E’ stato mille volte più divertente: quando le guidi dai quello che vuoi e ottieni quello che vuoi.”

Il tema del peso e del caratteristiche delle monoposto è un qualcosa di molto importante per Stroll, che è parte del problema della F1 di oggi: “Macchine da 550-650 kg sono molto più belle da guidare rispetto a quelle da 750-800 kg. Sono dettagli che fanno la differenza.” Come per i tanti appassionati, anche il rumore dei motori è un tema che manca e che rappresenta un aspetto negativo rispetto al passato: “Quando senti un V10 o un V8 pensi subito: ‘questa è Formula 1’. Oggi invece senti una macchina che scala marcia in curva senza carattere, senza suono.”
Il canadese riconosce le complessità del regolamento di oggi: “Non sono un ingegnere, so che ci sono limiti come il fuel flow e la configurazione dei motori. Non ho tutte le risposte, ma è un peccato essere in questa situazione. Ho sentito voci sui prossimi regolamenti, ma per ora dovremo convivere con questi per tre o quattro anni. Spero che si torni a macchine più leggere, veloci e divertenti, sia per i piloti che per i tifosi.”
Questo confronto con il passato lo ha portato a criticare alcuni aspetti delle attuali monoposto: “Tutto questo gestione con il pedale, il lift and coast… sta distruggendo le gare e anche i giri di qualifica. Spero che si torni a qualcosa di più normale da guidare, senza dover pensare continuamente a quanta energia usare.” Secondo Stroll, la Formula 1 è lontana dall’essenza della categoria: “Siamo ancora molto lontani da vere macchine di Formula 1, da poter spingere al massimo senza pensare alle batterie.”
Le difficoltà di oggi non sono però del tutto impreviste, anzi, è un qualcosa che viene da lontano e che ci si attendeva potesse accadere: “Da più di un anno si diceva che aggiungere batterie e ridurre il carico aerodinamico non sarebbe stato positivo. Fondamentalmente è un sistema con dei limiti evidenti. La Formula 1 non è così divertente da guidare in questo momento.”

Nelle sue dichiarazioni, il pilota dell’Aston Martin evidenzia e conferma anche quelle che sono ad oggi posizioni piuttosto diverse tra piloti e chi gestisce la Formula 1, che hanno bisogni e priorità diverse. “La Formula 1 è un business e vuole proteggere la propria immagine. Ma noi piloti sappiamo cosa significa guidare una macchina davvero buona.” E aggiunge: “Il pubblico guarda comunque le gare, Netflix, tutto il resto. Ma chi conosce davvero questo sport sa com’era prima. Non si può nascondere che oggi non sia al livello che potrebbe essere. Non sono l’unico a pensarla così. Alcuni possono dirlo, altri no per via dei contratti. Ma tutti vorremmo macchine migliori, più vicine a quelle vere della Formula 1.”
Nonostante le critiche alla F1, Stroll resta fiducioso nel progetto Aston Martin, non pensa ad abbandonare il team e nemmeno la Formula 1 in generale, speranzoso per il futuro: “Credo molto in questo progetto. Siamo lontani dal nostro potenziale, ma abbiamo basi solide: Adrian Newey, la nuova fabbrica, la galleria del vento. Non voglio trovarmi tra due o tre anni sul divano a guardare due Aston Martin davanti senza farne parte. Voglio esserci.”



