Stella: la maturazione di Norris e l’importanza delle Papaya Rules

Dic 7, 2025

Loris Preziosa

In una stagione in cui il titolo costruttori è stato conquistato con ben sei gare d’anticipo era difficile prefigurarsi un finale tensivo fino all’ultimo giro. Lando Norris ha però saputo gestire ogni tipo di pressione nell’ultima gara del campionato, conquistando quel terzo posto necessario per laurearsi campione del mondo di F1 per la prima volta in carriera. Nel post gara di Abu Dhabi è intervenuto il Team Principal Andrea Stella, che ha commentato la crescita del britannico non solo a livello di pilota, ma anche sul fronte della solidità mentale. Fra gli aspetti analizzati, anche quell’identità di squadra fondata sulle papaya rules sin dal primo giorno della coppia Norris-Piastri, che anche nel gran finale a Yas Marina non è stata abbandonata.

Il titolo mondiale accerta la definitiva maturazione di Norris, Stella: “il processo ha avuto un’accelerazione dopo le difficoltà iniziali”

Sono stati 58 giri di pura tensione per Lando Norris, che sin dal primo giro ha avuto un macigno sulle spalle da gestire. Dapprima il sorpasso subito dal compagno in curva 9, che lo ha messo nella condizione di non poter più perdere terreno, perché in testa al GP c’è stato Max Verstappen dal primo all’ultimo giro. Si è poi presentato il rischio penalità in seguito al sorpasso della Red Bull di Yuki Tsunoda, senza dimenticare la pressione messa a più fasi da un Leclerc e una Ferrari sorprendentemente rinvigorita in termini di passo gara. Norris si è mostrato solido, dimostrando la sua maturazione, coronata con la conquista della sua prima stella iridata. Di questo aspetto ha parlato il numero uno del muretto McLaren, Andrea Stella, intervistato nel post gara da Matteo Bobbi. “Questo risultato ripaga un percorso personale che quest’anno ha avuto un’accelerazione importante a seguito delle difficoltà di inizio stagione.” Un Norris dunque maturato non solo a livello del pilota, ma anche in termini di solidità mentale, dimostrando un’eccezionale costanza nell’ultimo terzo di campionato. “Un’atleta deve evolvere, ma pur sempre rimanendo fedele a sé stesso. Non bisogna diventare qualcun altro, ma bisogna soltanto integrare alcuni elementi con il proprio modo di essere e la propria personalità. Lando è evoluto anche su aspetti come la pressione dei media, a cui sono soggetti molti atleti in epoca moderna.”

McLaren Norris Abu Dhabi

E sulla crescita come pilota rivela: “abbiamo affinato alcuni aspetti, come togliere il delta time dal volante in qualifica”

A questo processo di maturazione, si aggiunge quella del pilota. Nell’economia dei 24 GP, Norris è colui che nel box McLaren ha fatto la differenza, riuscendo ad estrarre quel plus in più nelle corse in cui la straordinaria rimonta di Verstappen procedeva a gonfie vele. “Abbiamo compiuto tanti piccoli adattamenti dal punto di vista della guida e dell’interazione con la macchina, fra sviluppi e altri piccoli dettagli.” Andrea Stella ha voluto spiegare quest’ultimo aspetto prendendo in esame un esempio pratico. “Nei momenti importanti in qualifica, per esempio – ha rivelatoabbiamo rimosso il delta time dal volante, per far si che si concentrasse unicamente sulle sue sensazioni durante la guida, piuttosto che vedere se stesse guadagnando o perdendo. È un percorso fatto di tantissimi elementi, di grande volontà e del crederci continuamente. È bello che tutto ciò sia stato ripagato.”

McLaren Norris Piastri

Sulla gestione piloti: “con le papaya rules abbiamo evitato che si distruggesse un percorso di continuità”

In una stagione in cui i colori papaya sono sempre stati al top delle classifiche, una fetta importante dell’attenzione è stata ricoperta dalla gestione piloti, mai in contrasto reciproco grazie all’attenta gestione da parte di Andrea Stella e dei suoi colleghi al muretto. “Abbiamo affrontato questa maratona cercando di rimanere coerenti con un approccio che potesse dare la stessa possibilità ad entrambi i piloti, finché la matematica non avrebbe detto il contrario.” Non bisogna trascurare però come, alla luce delle due sole lunghezze che hanno negato a Verstappen il quinto titolo, il rischio che la politica potesse rovinare l’egemonia papaya è stato tutt’altro che esiguo. “Il volume di lavoro richiesto da ogni singola discussione con team, piloti e manager è stato davvero impegnativo,” ha proseguito l’ingegnere italiano. “Siamo orgogliosi che il lavoro sia stato ripagato con il titolo mondiale, anche se talvolta fra vincere e perdere è questione di piccoli dettagli,” ha riconosciuto Stella. “Ad ogni modo, indipendentemente dal risultato, siamo contenti di aver posto una buona base per il futuro. Perché non c’è solo il presente, bisogna stare attenti a non distruggere la continuità di un percorso e per noi era importante proteggerla. Volevamo evitare di creare crepe e la crescita del team lo ha dimostrato. Tre anni fa eravamo ultimi e ora abbiamo conquistato due titoli costruttori e uno piloti, il merito va alla nostra coesione, è un fattore non molto visibile ma fondamentale.”

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