Il GP di Gran Bretagna rischia di rappresentare uno dei momenti più delicati dell’intera storia recente tra Max Verstappen e Red Bull. Non tanto per il ritiro in sé, arrivato a sei giri dalla bandiera a scacchi mentre l’olandese occupava la terza posizione, quanto per il clima di tensione esploso dopo la gara. Da una parte un quattro volte campione del mondo furioso con la squadra, dall’altra un team principal Laurent Mekies costretto ad ammettere pubblicamente le responsabilità del team per un guasto tecnico che si è ripetuto, seppur con cause differenti, a distanza di appena una settimana.
Verstappen: “Due volte è pericoloso. Non voglio parlare con il team”

L’episodio decisivo si è verificato alla curva Stowe. La RB22 del quattro volte campione del mondo è finita improvvisamente nella ghiaia non per un errore del pilota, bensì per un malfunzionamento del sistema di chiusura dell’alettone posteriore, una situazione che ha immediatamente riportato alla mente quanto accaduto nelle qualifiche del GP d’Austria. “È successo lo stesso in Austria: l’alettone posteriore non si è chiuso completamente. Che succeda una volta va bene, può capitare. Ma due volte diventa pericoloso per me.”
Le tensioni, però, non sono nate soltanto dal guasto tecnico. Verstappen ha infatti rivelato di aver chiesto al team di modificare radicalmente il setup della monoposto e partire dalla pit lane, richiesta che Red Bull ha respinto. “Perché non siamo partiti dalla pit lane? Dovete chiederlo alla squadra. Io lo avrei preferito, perché in gara ho avuto esattamente gli stessi problemi. Mi hanno spiegato la loro decisione e io ho risposto: ‘Vedrete che succederà di nuovo in gara’. Ed è esattamente quello che è successo”.
Anche l’eventuale podio non avrebbe cambiato il giudizio del campione del mondo sulla competitività della RB22. “Se fossimo arrivati terzi sarebbe stato grazie alle penalità, alle Safety Car e alle Virtual Safety Car. Non ci saremmo meritati quel podio.” Ma la chiusura è stata forse la frase più significativa dell’intero weekend. “Parlare con il team? Ad essere sincero, al momento non voglio avere niente a che fare con loro”.
Mekies: “Max ha ragione. Noi in difficoltà sulle piste che richiedono tanta energia”

Di fronte all’evidente tensione interna, Laurent Mekies non ha cercato attenuanti. “Ha ragione a non essere felice. È estremamente spiacevole per un pilota essere tradito dalla macchina in curve ad alta velocità per due gare consecutive. Ed è altrettanto spiacevole per noi mandare i nostri piloti nella ghiaia”.
Il manager francese ha confermato che il problema verificatosi a Silverstone è diverso rispetto a quello dell’Austria, ma il risultato resta identico.“Comprendiamo il guasto. Dalle prime analisi possiamo dire che è un tipo di problema differente rispetto alla settimana scorsa. Questo però non cambia nulla: esamineremo tutta l’area interessata per assicurarci che non possa più accadere”.
Mekies ha spiegato anche perché la squadra abbia deciso di ignorare la richiesta di Verstappen di modificare il setup. “Dopo le qualifiche era evidente che non fossimo soddisfatti del bilanciamento. Cambiare l’assetto avrebbe però significato partire dalla pit lane. Abbiamo ritenuto che, pur con una vettura difficile, quella non fosse comunque la scelta migliore. Ne abbiamo discusso con Max. Accetto pienamente che lui possa avere una sensazione diversa, perché è lui a guidare la macchina”.
Oltre ai problemi di affidabilità, Mekies ha evidenziato anche i limiti prestazionali della RB22, soprattutto sui circuiti ad alta richiesta energetica. “A Silverstone abbiamo sofferto particolarmente. Su piste dove il consumo energetico è elevato sembriamo faticare più dei nostri avversari”. Una caratteristica che potrebbe penalizzare Red Bull anche a Spa. “Probabilmente Spa rientra nella stessa categoria. Non significa che ci arrendiamo, ma che dobbiamo migliorare sotto tutti gli aspetti”.



