Russell, non è solo Miami: manca del feeling nel lento con la W17?

Mag 7, 2026

Andrea Vergani

Le voci invernali (diventate realtà) che davano Mercedes per stra-favorita ad inizio stagione avevano spinto verso grandi aspettative su George Russell: dall’arrivo a Brackley, il pilota inglese non ha mai avuto una vettura da titolo e – dopo due stagioni di altissimo livello nel 2024 e 2025 – questo è l’anno in cui deve dimostrare di riuscire a fare il passo in avanti definitivo. Tuttavia, dopo quattro Gran Premi e due Sprint, il leader del Mondiale è Andrea Kimi Antonelli grazie a tre vittorie consecutive tra cui quella in Florida, dove il numero 63 ha faticato molto a trovare un briciolo di competitività. “Sono davvero felice che sia finita e non vedo l’ora di tornare su circuiti più tradizionali. È stato chiaramente un weekend fuori dal comune per me”, ha detto Russell al termine del 57 giri di domenica. Il passo gara complessivo è stato sette decimi più lento di Kimi, aiutato da una track position più favorevole. 

“Miami tra i tre circuiti più difficili per me” ammette Russell: in gara male anche nei ‘picchi’

Il sabato, Russell ha fornito le spiegazioni tecniche dietro le sue difficoltà dopo aver concluso a quattro decimi dal compagno, il distacco più grande (in condizioni totalmente asciutte) dalle qualifiche del GP di Spagna del 2023. Scarsa aderenza e temperature alte, una combinazione che spesso va di pari passo con un posteriore più instabile di quello che preferisce George. “Ho difficoltà su questi circuiti a bassa aderenza, quindi qui [a Miami], a Zandvoort e in Brasile. È stato lo stesso l’anno scorso: su 24 circuiti, ci sono tre outlier. Sono un pilota piuttosto fluido e preciso: è sempre stato il mio stile. Su questi circuiti devi accontentarti di una macchina che scivola. Fa caldissimo, le pressioni sono alte, l’aderenza è bassa e non è una sensazione piacevole”. Il confronto in qualifica tra Russell e Antonelli ha sottolineato un distacco che nasce principalmente nelle sezioni più lente del circuito, dove l’italiano è capace di entrare in curva molto più forte e limitare molto bene le perdite in trazione grazie ad un’ottima rotazione. A questo ha contribuito anche un asfalto molto liscio, un altro fattore che ha partecipato alla destabilizzazione del numero 63. Un grattacapo simile era stato al centro delle analisi riguardanti il difficile periodo autunnale di Oscar Piastri nel 2025. 

Il distacco cumulativo in gara accentua le difficoltà del pilota inglese, alle prese con diverse battaglie che hanno influito direttamente nei tempi sul giro e indirettamente sulla gestione degli pneumatici. “Nei primi giri ero in lotta, poi con le gomme dure non ha funzionato più nulla”. Nel primo stint c’è stato un divario di quasi mezzo secondo, cresciuto a nove decimi con le hard anche a causa di una differenza di cinque giri nella vita della gomma. Nel corso della gara la conversazione con il suo ingegnere di pista si è focalizzata molto sul tratto dello Snake e in particolare il tratto di curva 7 e 8. Nella parte conclusiva della gara il suo ingegnere, Marcus Dudley, suggerisce di modificare il “diff magic” e il differenziale a centro curva per risolvere gli snap in curva 8: “Mi sono avvicinato molto a come Kimi ha corso per tutto il weekend e ha avuto un impatto maggiore di quanto pensassi”, ha raccontato Russell. Le modifiche hanno consentito di azzerare le perdite nel tratto più veloce del tracciato grazie ad un feeling migliore con la W17. Il gap è tornato ad essere simile a quello visto nel primo stint e in qualifica: più di quattro decimi hanno separato i due compagni di box, nati quasi totalmente nelle curve a bassa velocità.

Non solo a Miami: i dati sottolineano un filo conduttore da Melbourne, in Canada per ritrovare il vero Russell

“È un po’ frustrante, ma nel corso di un anno succede sempre. Sono qui a testa alta perché in Australia sono stato il più veloce, ho fatto la pole e ho vinto. In Cina avevo il passo giusto e ho vinto lo Sprint, ma ho avuto un problema in Qualifica. Anche in Giappone c’era il potenziale per la vittoria se non fosse stato per lo sfortunato ingresso della Safety Car. Con qualche piccolo dettaglio a favore, potrei considerare Miami come un caso isolato e il mio primo weekend negativo della stagione”, ha analizzato Russell, difendendo il suo operato nelle prime quattro gare. Tuttavia, non è sbagliato dire che le prestazioni domenicali non sono state superlative: dopo un confronto piuttosto equilibrato a Melbourne e Shanghai, a Suzuka dopo i primi dieci giri il passo di Kimi è stato superiore di diversi decimi. Il trend è evidente, nonostante la mancanza di dati di Suzuka riduca un campione già limitato: in qualifica il divario tra i due nelle curve lente supera i tre decimi al giro. Anche in Australia, dove Russell fece la Pole, Kimi guadagnò più di due decimi nel lento. La costante è la capacità del giovane italiano di entrare più forte in curva e ridurre le perdite in uscita grazie a una buona rotazione. Per piloti che preferiscono un posteriore più stabile, come Russell e Piastri, questo effetto è più difficile da ottenere e controllare.

Non c’è dubbio che le difficoltà specifiche di un paio di weekend non segneranno tutta la stagione: l’anno scorso Norris era a 31 punti da Piastri con otto gare rimanenti. In questa fase della stagione la classifica conta molto meno di quello che può sembrare. “George sarà sicuramente fortissimo in Canada, lì è sempre andato molto forte, quindi tornerà sicuramente davanti”, ha ammesso Kimi. A svoltare una stagione può essere anche un pacchetto di aggiornamenti, come quello previsto sulla W17 a Montreal: in Mercedes conoscono bene l’importanza del primo pacchetto di aggiornamenti in una stagione che sarà segnata dalla capacità di sviluppo, la correlazione tra i dati e la pista e la gestione ottimale delle risorse del budget cap. McLaren ha fatto il primo passo, riducendo significativamente il divario soprattutto in gara, e adesso la palla passa a Brackley. In terra canadese, Russell ha vinto nel 2025 e conquistato un podio nel 2024 oltre a due Pole Position. 

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