“Penso che abbiamo individuato alcuni dei problemi che ci hanno frenato durante il weekend a Spa ed è incoraggiante sentire e vedere il duro lavoro svolto in fabbrica per arrivare alla radice del problema”. Dunque secondo George Russell si è scoperta la motivazione delle difficoltà avute specialmente nelle ultime settimane, dove il pilota britannico nonostante gli innumerevoli sforzi non è riuscito a trovare il feeling giusto con la sua W17. “Quello che è successo in Belgio e i segnali che ne sono derivati a Silverstone non sono all’altezza degli standard che vogliamo raggiungere collettivamente. Quando vieni estromesso dalla gara e ti ritrovi nella ghiaia al primo giro, le emozioni sono molto forti. Soprattutto dopo gli eventi che hanno portato alla curva cinque, ma non è mai mancato il nostro impegno nel cercare di capire quale fosse il problema”.
RUSSELL, MERCEDES ED I PROBLEMI FINALMENTE RISOLTI
Il pilota inglese ha ovviamente analizzato i problemi avuti nel corso dell’ultimo periodo, con il Belgio che si è rivelata la chiave per la loro risoluzione grazie al lavoro della squadra. “Spa ci ha davvero offerto un’ottima opportunità per individuarlo e quando il team ha esaminato quest’area, ha scoperto il problema. Il che è stato fantastico, ma queste auto, queste unità di potenza sono così complesse. Non si può controllare che ogni singola minuscola unità di potenza funzioni correttamente. Ce ne sono troppe”.

Nello specifico, in merito alla problematiche riscontrate: “In pratica, sullo schermo c’erano dei numeri che non erano calibrati correttamente. Quindi non si tratta di un problema hardware o di un malfunzionamento dell’hardware, ma di un’anomalia di software. Il dispiegamento non avveniva in modo ottimale sull’intera superficie. Abbiamo riscontrato lo stesso problema anche con Piastri, che aveva una cosa simile. Quindi questo era uno dei miei problemi.
Ma non è tutto, visto che questo era solamente uno dei due problemi riscontrati. Anche se l’origine dovrebbe essere la stessa e ciò ovviamente ha semplificato di fatto la scoperta e la risoluzione del malfunzionamento. “Tutto era legato alla stessa calibrazione, che non era del tutto corretta. E non mi riferisco semplicemente ai numeri sullo schermo, ma ora sappiamo quali numeri potenzialmente non erano corretti. Possiamo rimediare, ricalibrare le cose e dare agli analisti delle prestazioni del gruppo propulsore tutto il loro potenziale”. Dunque il tutto nasce dalla complessità delle nuove power-unit, che richiedono un lavoro di gestione non assolutamente semplice da parte del team e da quest’anno, anche da parte dei piloti.
RUSSELL: “PENSAVO IL PROBLEMA FOSSE LA MIA GUIDA”
Ovviamente George Russell ha dubitato e cercato di adattare il più possibile il suo stile di guida per tentare di arginare le problematiche emerse. E non è stato semplice dal punto di vista mentale, soprattutto perché dall’altro lato del box c’è un Antonelli sempre più leader. Ma finalmente il britannico si è potuto togliere questo peso di dosso: “È un enorme sollievo, anche a livello di guida. Perché durante alcune notti a Silverstone, e poi per la maggior parte di venerdì e sabato a Spa, pensavo a come avrei dovuto guidare per rendere la power unit veloce sul rettilineo, a come avrei dovuto dare gas, a come avrei dovuto usare le marce, a quanto presto avrei dovuto accelerare. I dati ci dicevano che probabilmente era quello il motivo, ma alla fine si è scoperto che non lo era.”

Concludendo infine questa questione: “Tutto quello sforzo profuso in tre sessioni, cercando di ottimizzare nuovamente la mia guida con una nuova tecnica, è stato praticamente inutile. Ora guardo avanti, al weekend, dove potrò concentrarmi solo sulla velocità, sulle cose semplici. So che è in quei momenti che do il meglio di me, ma il nostro non è uno sport semplice, quindi dire ‘concentriamoci solo sulle cose semplici’ a volte è più facile a dirsi che a farsi”. E sulla risoluzione dei problemi già a partire dall’Ungheria, Russell ha risposto in questa maniera: “Sì, crediamo di sì”.
L’inglese ha poi parlato dell’aspetto mentale e dello sforzo per sopportare ed uscire da una situazione che fino a questo momento è stata insostenibile. Anche se l’obiettivo è sempre rimasto lo stesso fino ad adesso: “Affronto ogni settimana con l’obiettivo di ottenere il miglior risultato possibile. Rialzarmi dopo le difficoltà, senza dare per scontato il successo. Ogni singolo fine settimana sono qui per lottare, per lottare per la vittoria e per dare il massimo. Come ho detto, questi ultimi due weekend di gara sono stati duri. Avevo un buon slancio dopo Austria e Barcellona, soprattutto dopo Monaco. Monaco è stato un punto molto basso per me nella mia stagione e sono tornato a Barcellona, conquistando la pole position, il secondo posto, la pole position in Austria e la vittoria. Spero quindi di poter ripartire da dove eravamo rimasti in Austria”.
LA PREOCCUPAZIONE FERRARI E SULLE GARE DA RECUPERARE
Dunque Russell non aspetta altro che l’Ungheria per levarsi tutti i dubbi dalla testa: “Non vedo l’ora di arrivare a Budapest, che è un circuito che mi piace. Sarà un weekend davvero impegnativo. Sappiamo che è uno dei circuiti meno sensibili alla potenza di questa stagione“. Ovviamente la sfida ora non è più solamente con Antonelli, ma con una Scuderia di Maranello sempre più sul pezzo: “Abbiamo la Ferrari alle calcagna. Al momento hanno un telaio migliore del nostro. Quindi, su tutti i circuiti, ci si può aspettare che siano competitivi. Qui, ovviamente, Kimi sta ottenendo risultati eccezionali in ogni singolo weekend di gara. Quindi non sarà un weekend semplice, ma sarà comunque positivo”.

E sulla possibile cancellazione definitiva del GP del Bahrain, vista la situazione geopolitica in Medio Oriente che è tornata a complicarsi: “Mi piacerebbe disputare una stagione di 24 gare e correre il maggior numero possibile di gare da qui alla fine della stagione. Questo non cambia il fatto che fossi in testa, secondo, terzo o quarto. Voglio correre. Adoro le corse. Adoro la competizione. E spero che, se non dovessimo correre in Medio Oriente, ci siano due alternative. Spero che si possa trovare una gara tra Baku e Singapore. Sarei felice di correre ogni fine settimana, se fosse possibile”.



