Red Bull, Verstappen ed Hadjar in coro: “In Giappone macchina lenta e inguidabile”

Mar 28, 2026

Jacopo Moretti

La Red Bull esce dalle qualifiche di Suzuka con più domande che risposte. Il dato più pesante è l’eliminazione di Max Verstappen già in Q2, un risultato rumoroso non solo per il peso del nome del quattro volte campione del mondo, ma soprattutto per il modo in cui è maturato: con una monoposto descritta dallo stesso olandese come “inguidabile” e incapace di offrirgli fiducia nei tratti più veloci della pista giapponese.

L’11° posto finale, a oltre un secondo dal riferimento di sessione, fotografa un sabato complicatissimo per Verstappen, finito anche dietro al compagno di squadra Isack Hadjar, capace invece di portare l’altra Red Bull in Q3. Un confronto interno che pesa, perché conferma quanto il problema vada oltre il singolo giro sbagliato o una semplice finestra di utilizzo mancata. A Suzuka, infatti, è emersa una RB22 nervosa, imprevedibile e soprattutto lontana dall’equilibrio necessario per attaccare una pista che richiede precisione assoluta.

Verstappen, che frustrazione in Giappone: “La macchina è tornata ad essere inguidabile”

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Verstappen, al termine della sessione, non ha nascosto tutta la sua frustrazione. “Non è andata bene. Pensavamo di aver sistemato qualcosa in FP3, ma poi entrando in qualifica è tornato tutto molto difficile”, ha spiegato. Il nodo, secondo il quattro volte campione del mondo, è stato soprattutto un bilanciamento ingestibile: “La macchina scivola tanto, ma allo stesso tempo non ha rotazione a centro curva, praticamente ovunque. Questo rende il bilanciamento molto complicato. E qui non è affatto l’ideale”.

Parole che raccontano bene la difficoltà di convivere con una vettura incapace di dare risposte coerenti. Suzuka, con le sue curve veloci e la necessità di fidarsi del retrotreno, è uno dei circuiti più sensibili sotto questo aspetto. Ed è proprio lì che la Red Bull ha mostrato tutte le sue crepe. Verstappen ha ammesso che, rispetto allo scorso anno, il quadro è perfino peggiorato: “Penso che abbiamo problemi più grandi rispetto all’anno scorso. In questo momento ci sono parti della macchina che non stanno funzionando come vorremmo”.

Il problema, insomma, non sembra essere circoscritto a un semplice assetto sbagliato. Anche gli aggiornamenti portati in Giappone non hanno prodotto i benefici sperati. Red Bull si è presentata a Suzuka con modifiche evidenti, tra cui nuove prese d’aria laterali, fondo rivisto e un diverso cofano motore, ma Verstappen non ha percepito segnali incoraggianti. “La macchina non gira mai a centro curva, ma allo stesso tempo abbiamo tantissimo sovrasterzo in ingresso. È davvero difficile, imprevedibile”, ha detto. E ancora: “C’è ancora molto sottosterzo nella vettura, ma in qualifica, per me, è tornata a essere inguidabile. È una cosa che dobbiamo analizzare”.

Molto significativo anche il riferimento al pacchetto aerodinamico usato nel weekend giapponese: “Sto guidando con un pacchetto aero diverso questo fine settimana, ma sembra che non stia funzionando. E anche questo non è molto positivo”. Una frase che aggiunge un ulteriore livello di preoccupazione all’interno del box Red Bull, perché suggerisce che la direzione tecnica intrapresa non stia dando i riscontri attesi.

Quando gli è stato chiesto di spiegare cosa intendesse per macchina “inguidabile”, Verstappen ha scelto parole prudenti: “Abbiamo dei problemi che non posso spiegare qui nei dettagli, ma sappiamo che ci sono. A volte si presentano in misura maggiore, altre volte meno. E credo che in qualifica siano tornati a un punto in cui la macchina è diventata inguidabile”. Già via radio, nel corso della sessione, il tono era stato eloquente: “Credo ci sia qualcosa che non va nella macchina. È completamente inguidabile”.

Hadjar: “Fare punti sarà difficile, a malapena giravo il volante”

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Il quadro si fa ancora più interessante se si osserva il confronto con Hadjar. Il francese, pur riuscendo a entrare in Q3 e a chiudere davanti al compagno di squadra, non ha affatto dipinto una Red Bull competitiva o facile da interpretare. Al contrario, anche lui ha confermato la presenza di limiti profondi. “Sapevo che sarebbe stato molto difficile arrivare in Q3, considerando quello che avevamo visto nelle prove libere”, ha spiegato. “La macchina in qualifica sembrava molto diversa, non necessariamente in senso positivo, perché era comunque molto difficile da guidare, però era meglio”.

Hadjar ha anche raccontato come, realisticamente, il suo obiettivo fosse il settimo posto, pur considerandolo quasi irraggiungibile: “Il settimo posto era il target, anche se era quasi impossibile, ma alla fine ci siamo andati vicino”. Un risultato che lo lascia soddisfatto solo in parte, perché anche guardando alla gara il francese non si aspetta miracoli: “Fare un punto domani, considerando quanto è serrata la lotta, sarà complicato. Alla fine il vero obiettivo non è neppure segnare punti, ma capire come possiamo rendere la macchina più veloce”. E ancora “Ho fatto del mio meglio e questo mi dà soddisfazione, ma nel mio primo giro in qualifica ho pensato subito che sarei finito a muro. Scivolavo dappertutto. A malapena riuscivo a girare il volante”. Una testimonianza che rafforza l’idea di una RB22 nervosa e poco stabile, quasi impossibile da portare al limite. “Questa macchina è difficile da guidare ed è lenta. Giro dopo giro, sessione dopo sessione, devi solo indovinare cosa aspettarti. Quindi no, non è affatto piacevole”.

Red Bull, regna l’incertezza: “Non sappiamo quali soluzioni serviranno”

Anche sul fronte delle soluzioni, però, in casa Red Bull regna l’incertezza. Hadjar, esattamente come Verstappen e il team principal Laurent Mekies, ha ammesso di non avere una spiegazione chiara: “No, in questo momento non lo sappiamo”.

È forse questo l’aspetto più pesante emerso da Suzuka. Non tanto il singolo risultato, quanto la sensazione che la squadra non abbia ancora individuato con precisione la radice del problema. Verstappen non perdeva un confronto in qualifica contro un compagno di squadra, a parità di condizioni, da molto tempo. E il fatto che il campanello d’allarme arrivi proprio in una fase in cui Red Bull ha introdotto aggiornamenti rende il quadro ancora più delicato.

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