Red Bull contro l’omologazione dei motori: “Rende difficile recuperare sui rivali”

Mar 2, 2026

Jacopo Moretti

Fosse per me eliminerei l’omologazione dei motori per favorire la sfida in pista”. Non ha dubbi Ben Hodgkinson, direttore tecnico di Red Bull Powertrains, l’ambizioso progetto che ha portato la scuderia anglo-austriaca a dotarsi di una propria power unit a partire da questa stagione. Del resto, in Formula Uno “ci sono già tanti limiti, abbiamo il budget cap e ore contingentate per lo sviluppo al banco… aggiungere l’omologazione non era necessario”.

L’indifferenza del britannico verso il sistema di omologazione dei propulsori si spiega subito: “portare una modifica su una power unit non è come farlo su un telaio. Non significa aggiornare solo due auto, ma magari l’intera flotta di motori e questo richiede tempo. Il fatto che tutto debba essere omologato significa non poter azzardare nulla che non sia già ben collaudato perché altrimenti i problemi sarebbero sicuramente maggiori dei benefici”. Parlando di numeri: “alcune componenti richiedono fino a 12 settimane di produzione e poi ce ne vogliono altrettante per ottenere l’approvazione e portarle realmente in pista”. E il risultato è chiaro: “Se un team si troverà in vantaggio in termini di motore alla prima gara, recuperare sarà molto complesso”.

Red Bull: “ADUO aiuterà solo in parte. Omologazione in due settimane è impossibile”

Red Bull

Un aiuto arriva però dal regolamento, che da quest’anno prevede l’ADUO (acronimo di Additional Development and Upgrade Opportunities), sistema studiato per permettere una risalita ai produttori di power unit che abbiano incontrato difficoltà a livello prestazionale. “Effettivamente l’ADUO ci aiuta, ma solo in parte – spiega Hodgkinson – dopo sei gare valuteremo la situazione e, sulla carta, la settimana dopo si potranno introdurre aggiornamenti. Ma, come ovvio, produrre e ottenere l’omologazione per una novità in un paio di settimane è molto difficile”.

Al netto delle difficoltà sullo sviluppo, il motore Red Bull ha già stupito quanto ad affidabilità e prestazione. Un risultato del tutto inatteso, specie considerando che si tratta del primissimo propulsore realizzato dal team, e che Laurent Mekies ha voluto celebrare. “Non posso che ringraziare tutti in fabbrica. Tre anni fa, dove oggi c’è il nostro stabilimento per i motori, c’era soltanto un campo. Stiamo facendo la storia di questa squadra e non possiamo che esserne orgogliosi”. Ma guai a sentirsi arrivati: “Non possiamo certo essere soddisfatti ora – spiega il francese – siamo ben consapevoli della forza della concorrenza e sappiamo di avere una montagna enorme da scalare dinnanzi a noi”.

 

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