Pirelli: al GP Monaco il ritorno delle strategie a una sola sosta

Giu 2, 2026

Luca Manacorda

Il fine settimana del GP Monaco non rappresenta soltanto un evento sportivo di prima grandezza, ma si conferma come l’appuntamento più affascinante del mondiale di F1, capace di unire una storia gloriosa al glamour del Principato. Il tracciato cittadino, dove si gareggia dal lontano 1929, si snoda lungo una distanza di 3,337 chilometri e presenta un totale di 19 curve, molte delle quali caratterizzate da raccordi estremamente stretti che mettono a dura prova l’agilità delle moderne monoposto.

La sede stradale ricalca fedelmente le corsie dedicate al normale traffico urbano, palesando una carreggiata ridotta al minimo e una totale assenza di vie di fuga regolari. Le barriere di protezione costeggiano l’intero perimetro della pista e vengono costantemente sfiorate dai piloti nel tentativo di ottimizzare le traiettorie ideali. La velocità media mantenuta nel corso dei 78 giri previsti è la più bassa dell’intero campionato, con vetture che in determinati tratti rallentano fino a toccare i 50 km/h, rendendo le qualifiche del sabato l’unico vero fattore determinante del weekend a causa delle scarse possibilità di sorpasso.

Le mescole Pirelli e le insidie del nuovo asfalto nel Principato

Dal punto di vista prettamente tecnico, i team sono chiamati a trovare assetti specifici che privilegiano il massimo carico aerodinamico per compensare la mancanza di lunghi rettilinei. Pirelli ha annunciato i dettagli relativi alla scelta degli pneumatici per la tappa monegasca, selezionando come tradizione per questo appuntamento le tre mescole più soffici della propria gamma per la F1. I tecnici della casa milanese hanno riassunto così la scelta delle gomme: “Per Monaco viene sempre scelta la gamma di pneumatici più morbida, quest’anno C3, C4 e C5, per garantire la massima aderenza su un asfalto molto liscio” ha evidenziato il fornitore unico, specificando come le coperture siano soggette quasi esclusivamente a forti sollecitazioni in fase di trazione.

Pirelli GP Monaco 2026

Le squadre dovranno prestare particolare attenzione alle recenti modifiche apportate alla superficie stradale. Gli organizzatori hanno infatti provveduto a stendere un nuovo manto d’asfalto nel tratto compreso tra le curve 19 e 1, nella sezione che unisce la curva 7 all’ingresso del tunnel, oltre alle zone di inserimento e uscita della pit lane. Questa novità potrebbe favorire la comparsa del fenomeno del graining durante le prime sessioni di prove libere, anche se i tecnici prevedono che l’evoluzione della pista mitigherà rapidamente il problema senza compromettere il comportamento generale delle vetture.

Strategie di gara: decade l’esperimento del 2025 e si torna alla sosta singola

La caratteristica principale del circuito cittadino di Monaco è l’indice di degrado degli pneumatici eccezionalmente basso, un fattore che indirizza storicamente la corsa verso una strategia a sosta singola. L’edizione del 2026 segnerà il ritorno a questa consuetudine tecnica, sancendo la definitiva abolizione dei vincoli provati nell’edizione della scorsa stagione. La Federazione ha infatti deciso di accantonare i correttivi introdotti dodici mesi fa, i quali avevano snaturato la gestione classica dei cambi gomme.

Nel corso del 2025, la FIA aveva introdotto una norma sperimentale finalizzata a movimentare l’azione in pista, obbligando i piloti a utilizzare almeno tre set differenti di mescole durante i 78 giri. Quella scelta regolamentare aveva forzato l’esecuzione di un doppio pit stop obbligatorio, costringendo sei scuderie a utilizzare persino la mescola Soft C6 a causa delle limitazioni previste dalle allocazioni originarie. La Federazione ha fatto marcia indietro rispetto alle decisioni passate, confermando la fine della sperimentazione: “La norma è stata successivamente abbandonata e si tornerà al formato classico – ha confermato Pirelli, restituendo ai muretti box la totale libertà strategica nella gestione delle mescole Medium e Hard.

L’incognita delle neutralizzazioni e il peso strategico delle bandiere rosse

Nonostante l’uniformità teorica delle strategie verso la sosta unica, i piani elaborati dai team restano fortemente subordinati alle variabili esterne, storicamente frequenti tra le strade del Principato. La ridotta larghezza della pista e la vicinanza dei muretti elevano sensibilmente la probabilità di contatti, rendendo l’ingresso della Safety Car o l’esposizione della bandiera rossa elementi capaci di ribaltare l’ordine d’arrivo in pochi secondi.

Il precedente andato in scena nel 2024 costituisce, in tal senso, l’esempio più lampante di come una neutralizzazione immediata possa azzerare l’interesse strategico della corsa. L’interruzione avvenuta nel corso del primo passaggio aveva permesso all’intera griglia di assolvere all’obbligo regolamentare del cambio mescola direttamente sulla griglia di partenza. I piloti avevano così potuto ricostruire la propria gara dividendo il gruppo tra chi ha scelto di montare la gomma bianca e chi la gialla, completando la distanza rimanente senza la necessità di fermarsi nuovamente ai box e trasformando il Gran Premio di quell’anno in una lunga processione che aveva poi spinto a tentare l’esperimento visto lo scorso anno e ora rinnegato.

 

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