Davanti al pubblico più caldo e appassionato della Formula 1, quello di Monza, la Ferrari SF-25 si è mostrata per quello che è davvero: una monoposto incapace di eccellere in qualsiasi area e destinata quindi a vivere mediamente di piazzamenti? Il rosso e i cori sotto al podio, come sempre, non sono mancati nemmeno quest’anno a Monza: il rosso delle bandiere, le facce emozionate dei tifosi, di cui tanti giovanissimi e con famiglie al seguito, come se ci fosse un orgoglio che si tramanda da generazioni.
Ferrari SF-25: la più ‘simile’ alla McLaren, ma senza punti forti è difficile vincere le gare
Ma i numeri dicono ben altro. Quando si osservano i confronti diretti con i rivali e l’evoluzione del campionato, resta una domanda inevitabile: su cosa possono davvero contare Charles Leclerc e Lewis Hamilton? La SF-25 non ha un vero e chiaro punto forte. Non è la più veloce sui rettilinei, come lo era la SF-23, non è la più efficace nelle curve lente, come lo sono state la F175 e anche la SF-24, non ha una gestione gomme di super livello in stile McLaren, non eccelle né sul giro secco né sul passo gara. È un’auto mediamente competitiva in tutto, ma eccellente in niente ed è per questo che spesso non riesce neanche a sorprendere. In Formula 1, però, la mediocrità non paga per le vittorie di tappa, piuttosto, serve sempre una caratteristica dominante.

Lo si vede bene osservando la concorrenza. Pur vivendo un 2025 non cosi positivo rispetto alle prestazioni del primo, secondo e prima parte del terzo anno di queste auto a effetto suolo, la Red Bull conserva un aerodinamica eccellente nel veloce che ha consentito a Verstappen di vincere tre gare. Anche Mercedes, pur essendo mediamente tra la terza e la quarta vettura in pista, ha dimostrato di primeggiare in un circuito come quello del Canada, dove è stata ‘dominante’ con il doppio podio (P1 Russell P3 Antonelli). E’ chiaro che la McLaren rappresenti il benchmark assoluto: una monoposto solida ovunque, veloce in ogni condizione e capace di crescere ancora. Ferrari è forse ciò che si avvicina di più, caratteristicamente parlando, alla MCL39 perchè non ha picchi né cadute troppo vertiginose, ma proprio questa linearità l’ha condannata spesso ad un ruolo non da vera protagonista.

Il paradosso della SF-25 è che, essendo più regolare delle rivali, si trova in seconda posizione nel Costruttori, sfruttando anche l’assenza di una vera e proprio seconda vettura in casa Red Bull e una parte centrale della stagione negativa per Kimi Antonelli in Mercedes, ma non è scontato che riesca a sfruttare le loro giornate storte. Perché, quando la McLaren ‘sottoperforma’, arriva la Red Bull a Monza, a Imola e in Giappone a vincere. In Canada è riuscita la Mercedes. E quando la Ferrari è seconda forza, si trova davanti almeno una della McLaren proprio per il fatto che la SF-25 è una MCL39 meno performante per dirla facile. E questa è una condizione che toglie entusiasmo ai piloti e speranza ai tifosi: perché senza picchi di prestazione, l’illusione di una vittoria è impossibile.
Secondo Leclerc, Baku, Singapore e Las Vegas saranno tre opportunità…di salire sul podio?
La verità è che la Ferrari SF-25 avrebbe dovuto rappresentare la continuità di un percorso di crescita, un’ulteriore evoluzione del lavoro iniziato con Vasseur e i suoi uomini. Invece, gara dopo gara, ha certificato i limiti di un progetto che potremmo definire ormai privo di identità. Non c’è un vero settore della pista in cui la SF-25 faccia la differenza sui competitors. Non c’è un circuito dove il Cavallino parta favorito. Non esistono più quelle domeniche in cui la Ferrari, anche solo per un giorno, diventava imbattibile. Almeno finora.

Leclerc, dall’hospitality Ferrari a Monza, non ha voluto fare proclami o alzare troppo l’asticella, ipotizzando che Baku, Singapore e Las Vegas siano i tre GP dove la Ferrari potrebbe avere una opportunità, più di far podio che di vittoria. “Baku è una pista che mi piace molto ma in gara è una pista dove si possono fare sorpassi in modo molto facile, per questo sarà complicato” – ha infatti affermato Leclerc dopo il Gran Premio d’Italia – “Poi andremo a Singapore, dove anche quel tracciato mi piace molto, le qualifiche sono molto importanti e in gara è molto più difficile superare. Per questo motivo penso che Singapore, e forse anche Baku e Las Vegas, sono piste in cui forse potremmo essere un po’ più vicini alla vittoria, ma questo non significa che saremo tra i due team favoriti che restano la Mclaren e la Red Bull“. Sentendo Leclerc, c’è insomma il rischio di vivere un campionato intero senza nemmeno la consolazione di una vittoria inattesa e di un exploit tecnico. È un destino che i piloti stessi faticano a sopportare, il monegasco soprattutto, e che la marea rossa vista a Monza non merita. E allora è questa la domanda che sorge spontanea, diretta ma inevitabile: dopo le attese invernali, generate soprattutto da quelle parole pronunciate nell’evento dello scorso marzo al Castello Sforzesco, il Cavallino rischia ancora una volta di trasformarsi in un simbolo di incompiutezza?



