Per i motori V8 è davvero l’ora del ritorno: da Mercedes a Ford, ecco perché tutti dicono sì

Mag 9, 2026

Luca Manacorda

Sono passate appena quattro gare dall’introduzione del nuovo regolamento tecnico, ma in F1 si discute già animatamente del futuro a lungo termine. Sebbene i regolamenti 2026 abbiano appena introdotto nuove Power Unit con una componente elettrica potenziata e carburanti totalmente sostenibili, il vertice dello sport sta valutando un clamoroso cambio di rotta: il ritorno ai più semplici e rumorosi motori V8 già a partire dal 2030. Durante lo scorso weekend a Miami, il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, ha confermato come il ritorno al passato sia sempre più probabile.

Secondo le attuali normative, la Federazione avrebbe il potere di imporre il passaggio ai V8 nel 2031 senza necessità di voto da parte dei costruttori, ma l’intenzione è quella di anticipare il debutto di un anno. Questa discussione, pur sembrando prematura, è parte di un ciclo naturale di pianificazione necessario per concedere ai motoristi i tempi tecnici indispensabili per progettare e testare le unità propulsive del futuro. Questa inversione di tendenza riflette un panorama automobilistico globale in continua evoluzione, dove la transizione totale verso l’elettrico sembra aver subito un rallentamento rispetto alle previsioni di pochi anni fa.

Il mercato cambia rotta: l’analisi di Nikolas Tombazis

Il direttore del settore monoposto della FIA, Nikolas Tombazis, ha spiegato in un’intervista a The Athletic come le basi dei regolamenti attuali fossero state gettate in un momento storico differente, quando le case automobilistiche erano convinte di una imminente fine dei motori a combustione. Tuttavia, la realtà industriale si è dimostrata più complessa: “Quando abbiamo discusso le normative attuali, le aziende molto coinvolte ci dissero che non avrebbero mai più prodotto un nuovo motore termico: ha rivelato il dirigente greco. “Sostenevano di voler eliminare gradualmente la combustione per passare all’elettrico totale entro una certa data, ma ovviamente ciò non è accaduto – ha sottolineato Tombazis – Ciò non significa sottovalutare l’importanza dell’elettrificazione a livello globale, ma non è avvenuta nella misura in cui si diceva“.

Tombazis

Il ridimensionamento dei piani elettrici da parte dei grandi costruttori ha dunque reso nuovamente realistica la prospettiva di un V8 potente e semplificato. La F1 recupererebbe anche un aspetto che ha contribuito al suo fascino: l’urlo dei propulsori, notevolmente affievolito dall’introduzione delle Power Unit ibride nel 2014. Tombazis ha riconosciuto come sia più facile ridurre il rumore se eccessivo piuttosto che tentare l’operazione inversa, e che il ritorno a motori “urlanti” non rappresenterebbe un problema per i fan, inclusi i neofiti arrivati durante il recente boom della serie: “Questi motori provocano un certo livello di emozione in molte persone.

Uno degli ostacoli principali delle attuali motorizzazioni risiede nel peso eccessivo delle vetture, causato in gran parte dalle massicce batterie necessarie per alimentare il sistema ibrido. Tornare a un’architettura a otto cilindri permetterebbe di abbracciare motori più leggeri, semplici ed economici, risolvendo una sfida tecnica che persiste dal 2014. Un fattore chiave che apre la porta a questa soluzione è l’impiego di carburanti sostenibili al 100%, considerati un passo avanti decisivo per ridurre l’impatto ambientale della combustione interna senza rinunciare alle prestazioni tipiche del motorsport di alto livello.

La discussione, già avviata lo scorso anno da Ben Sulayem e dall’AD della F1 Stefano Domenicali, è destinata a farsi estremamente seria nelle prossime settimane per definire i contorni della prossima generazione di propulsori.

La posizione di Wolff: tra nostalgia e “mega motori”

Il Team Principal della Mercedes, Toto Wolff, ha accolto con favore l’idea di riabbracciare una configurazione che fa parte del DNA del marchio tedesco, pur avvertendo dei rischi di un isolamento tecnologico eccessivo. Mercedes ha una storia di successi legata ai motori termici e, nonostante i trionfi in serie raccolti nell’era ibrida, non si oppone per principio a un ritorno al passato: “Amiamo i V8, conserviamo ricordi grandiosi legati a quelle unità” ha dichiarato il manager austriaco a Miami. “Dal nostro punto di vista è un puro motore Mercedes, capace di girare molto in alto ha evidenziato Wolff, sottolineando però la necessità di non perdere il contatto con il mondo reale eliminando del tutto l’ibrido.

La proposta di Wolff per il 2030 prevede una sorta di “mega motore” che unisca la potenza bruta della combustione a una solida base elettrica, così da non apparire anacronistici agli occhi del mercato globale: “Se passassimo alla combustione al 100%, potremmo sembrare un po’ ridicoli nel 2030 o nel 2031. Potremmo invece pensare a qualcosa di più semplice ma potente, magari estraendo 800 cavalli dal motore termico e aggiungendone altri 400 o più tramite l’energia elettrica” ha suggerito Wolff confermando che Mercedes sarà pronta a partecipare se il piano sarà ben pianificato ed eseguito.

Il consenso dei nuovi costruttori: l’entusiasmo di Ford e Cadillac

Le discussioni sul 2030 vedono spettatori interessati anche i costruttori (ri)entrati in F1 attratti dall’attuale regolamento, come Audi e Honda, che devono ora valutare i costi di una nuova transizione. Un caso particolare è quello di General Motors, che attraverso il marchio Cadillac ha già ricevuto l’approvazione per competere come motorista dal 2029. Se il passaggio ai V8 venisse confermato per l’anno successivo, avrebbe poco senso per il colosso di Detroit investire ingenti risorse in un V6 destinato a durare una sola stagione. Mark Reuss, presidente di GM, si è detto pronto al cambiamento: “Siamo molto rispettosi degli investimenti fatti, ma se la F1 e la FIA decideranno per il V8, noi saremo pronti” ha dichiarato alla testata Detroit News.

Cadillac Livrea Test Barcellona 2026

Anche in casa Ford, partner di Red Bull per il programma motori, l’entusiasmo per un ritorno alle origini è evidente. Mark Rushbrook, responsabile del settore racing, ha espresso il pieno supporto dell’azienda: “Siamo una società che produce molti V8 aspirati, quindi ci piacerebbe molto vedere un ritorno a questa architettura ha confermato il dirigente. Le parole di Ben Sulayem hanno tracciato una linea chiara per il futuro, ora spetta a tutti i principali attori della F1 sedersi al tavolo e formulare un piano che unisca sostenibilità finanziaria, spettacolo acustico e rilevanza tecnologica in quello che potrebbe rivelarsi un successo per una categoria che sta sì vivendo il suo momento di massima popolarità, ma non senza far storcere il naso agli appassionati duri e puri per le soluzioni tecniche introdotte negli ultimi due decenni.

 

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