Mercedes, il podio di Russell salva il weekend. Ma i dati premiano Antonelli

Lug 8, 2026

Cristiano Sponton

Il secondo posto di George Russell permette alla Mercedes di lasciare Silverstone con un risultato pesante, ma non basta per spiegare davvero il fine settimana della squadra di Brackley. La classifica premia l’inglese, bravo a restare dentro la gara e a capitalizzare ogni occasione, però il passo racconta una storia diversa: il podio ha salvato il bilancio, non ha cancellato i limiti emersi nell’arco del weekend.

La gara di Russell è stata ordinata, senza errori evidenti, ma il secondo posto è maturato anche dentro una sequenza favorevole. La foratura lenta accusata a inizio secondo stint lo ha costretto a una seconda sosta e avrebbe potuto compromettere la sua corsa. Poi sono arrivati il ritiro di Verstappen, il problema tecnico di Antonelli, il pit stop di Hamilton e una Safety Car finale che ha congelato le posizioni. Nella sfortuna della micro-foratura, Russell è stato anche fortunato.

Il risultato, quindi, va pesato. Russell ha massimizzato ciò che aveva, ma non è stato il riferimento prestazionale Mercedes. Prima del cedimento tecnico, Andrea Kimi Antonelli aveva mostrato una W17 più efficace nei punti chiave di Silverstone: curve medio-veloci, stabilità aerodinamica, gestione dell’anteriore e consistenza sulla Medium nella seconda parte dello stint.

Il giro secco aveva già dato una prima indicazione. Nella Sprint Qualifying Antonelli aveva chiuso in 1:28.387, contro l’1:28.733 di Russell: 346 millesimi di margine. Il giorno dopo, in qualifica, il divario è rimasto nella stessa area: 1:28.111 per Kimi, 1:28.481 per George, altri 370 millesimi. Anche la Sprint Race ha confermato il quadro: sul passo con gomma Medium, Antonelli ha girato in media sull’1:32.213, Russell sull’1:32.712. Mezzo secondo al giro, su una distanza breve ma significativa, è un segnale pesante.

Russell Silverstone

Il primo stint del Gran Premio è il punto focale dell’analisi. Tra il giro 3 e il giro 21 Antonelli ha viaggiato in media sull’1:34.407, mentre Russell si è fermato sull’1:34.849. Il delta è di 442 millesimi al giro. La differenza diventa ancora più netta nella seconda metà dello stint: dal giro 11 al giro 21 Kimi scende a 1:34.263, George sale a 1:34.891. Sono 629 millesimi al giro a favore dell’italiano, con Antonelli più veloce in tutti gli undici passaggi considerati.

Il confronto con Ferrari rende il dato ancora più interessante. Nello stesso segmento Leclerc gira in 1:34.366, Hamilton in 1:34.865. Antonelli, quindi, non era soltanto davanti a Russell: stava viaggiando praticamente sul passo del leader e con una costanza che lo rendeva una minaccia reale per la vittoria. Su una pista come Silverstone, dove il degrado è soprattutto controllo della temperatura e stabilità dell’anteriore sinistra tra Copse, Maggotts, Becketts e Chapel, quel ritmo indica una macchina ben dentro la finestra.

Antonelli Mercedes

Il tema gomme, però, va separato dal semplice confronto sul passo. La correzione per fuel effect e track evolution non racconta una Mercedes perfetta nella gestione degli pneumatici: a livello complessivo, nel weekend di Silverstone, la W17 si attesta su un degrado di circa 0.056 s/giro, contro lo 0.046 s/giro della Ferrari. Il dato più interessante emerge però nel profilo dei singoli piloti. Antonelli, sulla Medium del primo stint, resta su un degrado corretto di circa 0.039 s/giro, un valore vicino al riferimento di Leclerc e molto più pulito rispetto al profilo di Hamilton sulla stessa mescola. Russell, invece, non crolla immediatamente sulla Medium, ma vede la propria gara sporcarsi nella fase successiva: il secondo stint con Hard, condizionato dalla foratura lenta, porta il degrado corretto su valori più alti e introduce diverse cadute di passo sopra soglia. Per questo il dato va letto con attenzione: Kimi non era semplicemente più “gentile” con la gomma, era più efficace nel tenere insieme passo, stabilità e continuità quando la Medium iniziava a perdere la parte migliore della finestra.

La differenza non nasceva da una guida semplicemente più aggressiva. Nel primo stint Antonelli ha registrato una velocità media superiore a Russell, 243,3 km/h contro 241,8 km/h, pur con una percentuale di full throttle più bassa: 53,3% contro 55,0%. Russell passava leggermente più tempo a gas pieno, ma non trasformava quel tempo in velocità media. Kimi sembrava costruire meglio la velocità in percorrenza e in uscita, nelle fasi in cui la W17 doveva restare stabile sotto carico.

Qui si inserisce la lamentela di Russell sulla mancanza di potenza. La sensazione del pilota va ascoltata, ma i numeri suggeriscono una lettura più ampia. Sul totale dei rettilinei Antonelli guadagna circa 65 millesimi: un margine contenuto. Dividendo però il dato sopra e sotto i 240 km/h, il quadro cambia. Sotto quella soglia Russell è più efficace e recupera circa 198 millesimi; sopra i 240 km/h Antonelli ribalta il confronto e guadagna circa 245 millesimi. Non sembra quindi una questione di motore puro, ma di efficienza complessiva: drag, deploy, qualità dell’uscita precedente e capacità della monoposto di continuare a costruire velocità quando il carico aerodinamico diventa determinante.

Anche il confronto per tipologia di curva va nella stessa direzione. Russell è migliore nelle curve lente, dove guadagna circa 204 millesimi sotto i 140 km/h. Antonelli però ribalta il saldo nelle curve medie, tra 140 e 200 km/h, con un vantaggio di circa 234 millesimi, e soprattutto nelle curve veloci, sopra i 200 km/h, dove il margine sale a circa 276 millesimi. Silverstone non si decide nelle curve lente: il peso principale arriva dalle sezioni ad alto carico, ed è lì che Kimi ha costruito la parte più significativa del vantaggio.

Tradotto sulla mappa del circuito, il dato diventa più leggibile. Sull’Hangar Straight, il rettilineo che porta da Chapel alla staccata di Stowe, Antonelli guadagna oltre un decimo e mezzo, con una velocità massima superiore di circa 6 km/h. Nel complesso Maggotts-Becketts-Chapel, la sequenza più selettiva per stabilità e piattaforma aerodinamica, Kimi continua a fare la differenza. Russell risponde meglio nel complesso Village-The Loop, la parte lenta del primo settore, dove contano rotazione meccanica e trazione a bassa velocità. Ma nel bilancio pesano di più i tratti veloci, da Maggotts-Becketts-Chapel all’Hangar Straight fino a Stowe.

Per questo la gara di Antonelli stava assumendo un peso diverso. Mercedes aveva preparato per lui una strategia aggressiva, con Hard più fresche e la possibilità di arrivare nel finale con un vantaggio di gomma importante. Il campione dati dell’ultimo stint è breve, ma eloquente: 1:31.777 e 1:31.904 nei due passaggi disponibili con gomma Hard. Il secondo riferimento pesa ancora di più se letto insieme al distacco: al giro 40 Leclerc passava in 1:33.101, mentre Antonelli girava in 1:31.904 ed era già risalito a 3.655 dalla Ferrari. Con un ritmo nell’area dell’1:32 basso, Kimi avrebbe potuto portarsi in zona overtake tra il giro 42 e il giro 43. Non basta per dire che avrebbe superato Leclerc, perché a Silverstone avvicinarsi è una cosa e completare l’attacco in aria sporca nei curvoni è un’altra. Però basta per dire che la pressione sulla Ferrari non sarebbe semplicemente arrivata: stava già arrivando.

Russell, al contrario, ha avuto una gara più irregolare. L’inizio con gomma Hard sembrava promettente: tra il giro 25 e il giro 28 gira in media sull’1:32.907. Poi, dal giro 29 al giro 33, il passo sale a 1:34.064. Il salto è troppo marcato per essere letto come semplice degrado lineare: è la fase della foratura lenta, quella in cui la macchina perde efficienza e la strategia si complica. Il secondo pit stop obbligato lo rimette su un’altra traiettoria. Nel finale, tra il giro 36 e il giro 46, Russell torna competitivo con una media di 1:32.707, meglio di Leclerc sull’1:33.172 e di Hamilton sull’1:33.340. Ma il dato va contestualizzato: gomma diversa, meno carburante, corsa ormai alterata dagli eventi e posizioni congelate dalla Safety Car.

Il ritiro di Antonelli è arrivato per il cedimento del wheel shield, la paratia in carbonio prevista dal regolamento e integrata nella zona della brake duct, il gruppo che gestisce raffreddamento dei freni e controllo dei flussi attorno alla ruota. Non è un componente secondario: su una Formula 1 moderna, quella zona incide su temperature, turbolenze generate dallo pneumatico e pulizia del flusso verso il resto della monoposto. Se la paratia si danneggia o collassa, può alterare il raffreddamento, generare vibrazioni e compromettere la sicurezza del pacchetto.

C’è chi ha collegato la rottura a una guida di Antonelli molto aggressiva sui cordoli. Silverstone impone carichi laterali elevati e sollecitazioni continue sulle parti in carbonio. Ma ridurre tutto allo stile del pilota sarebbe una lettura parziale. Toto Wolff ha difeso Kimi, spostando l’attenzione sull’affidabilità della W17. Se Mercedes ha già perso punti pesanti per problemi tecnici, ogni cedimento non può essere archiviato come episodio isolato.

Antonelli Silverstone

Il secondo posto di Russell pesa, soprattutto in classifica, ma non esaurisce il contenuto tecnico del weekend Mercedes. La squadra di Brackley lascia Silverstone con un podio importante e, allo stesso tempo, con domande non secondarie: perché Russell ha perso così tanto ritmo nella parte centrale del primo stint? Perché la sua W17 faticava sopra i 240 km/h pur risultando competitiva sotto quella soglia? E soprattutto, perché una vettura capace di generare quel passo continua a non trasformarlo in un risultato pieno?

Russell ha salvato il bilancio Mercedes, ma il fine settimana di Silverstone aveva indicato in Antonelli il riferimento prestazionale più convincente. Più veloce sul giro secco, più consistente nella Sprint, più efficace nella gestione della Medium e superiore nelle sezioni in cui il tracciato inglese misura carico, efficienza e fiducia sull’anteriore. A Brackley resta un podio importante, ma anche una certezza meno rassicurante: la W17 aveva passo, ma è mancata ancora una volta la solidità.

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