La pausa estiva arriva nel momento forse più importante della stagione McLaren. Dopo mesi complicati, il successo conquistato da Lando Norris all’Hungaroring ha cambiato il morale all’interno del team di Woking, confermando che il primo pacchetto di aggiornamenti della MCL40 ha riportato la monoposto in lotta per il vertice della classifica. Nessuno, però, vuole illudersi. Andrea Stella ha più volte ribadito che Budapest rappresentava un banco di prova molto particolare e che serviranno conferme su piste differenti, mentre Norris guarda alla seconda parte del campionato con ottimismo, convinto che il vero potenziale della vettura sia ancora tutto da scoprire.
Il campione del mondo in carica non nasconde una certa soddisfazione personale nonostante una classifica che non rispecchia le sue aspettative. “Dal punto di vista della guida sono molto soddisfatto. Credo di aver fatto un buon lavoro nel massimizzare il potenziale della macchina. Penso di aver guidato meglio rispetto allo stesso momento della scorsa stagione, ma purtroppo non sto guidando il campionato. Ovviamente vorrei una macchina migliore, che mi permetta di trasformare queste prestazioni in risultati più importanti, ma questa è la Formula 1.” Una valutazione che fotografa bene la situazione vissuta dalla McLaren nella prima metà del 2026. Il team ha spesso dovuto limitare i danni con una monoposto ancora difficile da interpretare, soprattutto dopo il radicale cambio regolamentare.
Gli aggiornamenti hanno cambiato la direzione della MCL40

Il successo ottenuto in Ungheria non viene certo considerato un punto di arrivo, ma il primo risultato concreto di un programma di sviluppo destinato a proseguire fino al Gran Premio d’Azerbaijan. A Budapest la MCL40 ha introdotto componenti caratterizzati da un concetto aerodinamico differente rispetto a quello seguito nella prima parte dell’anno, una scelta maturata anche osservando le soluzioni adottate dai principali rivali.
Una filosofia che ha immediatamente prodotto effetti positivi, anche se Stella ha invitato tutto l’ambiente alla prudenza, ricordando come il layout dell’Hungaroring rappresenti un caso particolare nel calendario. Norris, però, riconosce che qualcosa sia realmente cambiato. “Come squadra non siamo ancora al livello in cui vogliamo essere e nemmeno a quello dello scorso anno. Abbiamo ottenuto alcuni buoni risultati, ma sappiamo di non essere dove dovremmo essere.
Non siamo soddisfatti e siamo rimasti delusi dalle nostre prestazioni, però stiamo lavorando duramente per migliorare. Stiamo iniziando a vedere i benefici di questo lavoro: la vittoria in Ungheria è arrivata grazie ai forti aggiornamenti introdotti sulla vettura, ma dobbiamo continuare a svilupparla se vogliamo lottare con continuità per le vittorie.”
Il nodo resta la comprensione delle nuove regole

Credit: Martina Bonaita
Più ancora dell’aerodinamica, il 2026 ha imposto ai piloti una rivoluzione nello stile di guida. L’eliminazione dell’MGU-H e il maggiore peso della componente elettrica hanno reso fondamentale la gestione della batteria, modificando profondamente il modo di affrontare ogni giro. “La vettura è completamente diversa e anche la power unit è cambiata molto. Bisogna adattarsi soprattutto al modo in cui si gestisce la batteria.
Ci sono situazioni in cui devi modificare il tuo stile di guida proprio per aiutare il sistema elettrico. È un approccio completamente diverso rispetto al passato.” Anche gli pneumatici hanno richiesto un cambiamento importante. “Le gomme sono diverse e non puoi più essere aggressivo come negli anni precedenti. Ogni gara ci insegna qualcosa di nuovo e, arrivati a metà stagione, comprendiamo molto meglio come estrarre prestazione da queste vetture. La vittoria in Ungheria lo dimostra, anche se come squadra abbiamo ancora del lavoro da fare.”
Parole che si sposano perfettamente con quanto emerso nel weekend magiaro, dove Andrea Stella ha sottolineato anche il grande passo avanti compiuto insieme a Mercedes HPP nello sfruttamento della power unit. Dopo mesi in cui la gestione del sistema ibrido aveva rappresentato uno dei principali punti deboli della McLaren, Budapest è stato probabilmente il miglior fine settimana dell’intera collaborazione con il motorista tedesco.
Nonostante il ritorno al successo, Norris ritiene comunque che la McLaren sia ancora lontana dal proprio limite. “Vediamo ancora molto potenziale nella macchina e crediamo di poter cambiare la nostra situazione. Il problema è che in Formula 1 il tempo è sempre il tuo nemico e dobbiamo portare gli sviluppi il prima possibile. Non abbiamo ancora trovato la piena comprensione di questa vettura. Sappiamo cosa succede quando riusciamo davvero a massimizzare un pacchetto tecnico, perché lo abbiamo visto negli ultimi anni. Oggi non siamo ancora vicini a quel livello e questo ci rende ottimisti.”
In questo senso assume ancora più valore il lavoro con Oscar Piastri, che Norris considera fondamentale nello sviluppo della monoposto.“Oscar e io diamo spesso indicazioni molto simili agli ingegneri. Quando non sei davanti devi lavorare insieme per aiutare la squadra a sviluppare la macchina e riportarla nella lotta per le vittorie.”
McLaren: ottimismo, ma senza illusioni

Credit: Martina Bonaita
Il successo dell’Hungaroring ha restituito entusiasmo a tutto il team, ma Norris preferisce mantenere un approccio estremamente pragmatico. “La cosa più importante che ho imparato è non avere aspettative sul futuro e concentrarmi sul presente. È esattamente quello che abbiamo fatto in Ungheria. Sono ottimista e penso che possiamo vincere ancora, ma ci sono ancora circuiti sui quali non sono particolarmente fiducioso perché la macchina non è ancora abbastanza competitiva in alcune aree. Ho però piena fiducia nella squadra. Pensavo che saremmo tornati a vincere e ci siamo riusciti persino prima del previsto. Ora dobbiamo continuare a migliorare.”
La sensazione, condivisa anche all’interno di Woking, è che Budapest abbia rappresentato soprattutto un nuovo punto di partenza. La direzione di sviluppo sembra finalmente quella corretta e il programma di aggiornamenti proseguirà fino a Baku. Solo allora sarà possibile capire se la vittoria di Norris sia stata un episodio favorito dalle caratteristiche dell’Hungaroring oppure il primo segnale di una McLaren tornata stabilmente nella corsa al vertice.



