Nel frenetico mondo della F1, dove i contratti dei piloti durano spesso quanto un battito di ciglia, esiste qualcuno capace di conservare il suo sedile da oltre due decenni. Non è l’alfiere di un top team, eppure è l’uomo che ha guidato più giri in testa di chiunque altro nella storia, anche se non ha mai vinto un Gran Premio: parliamo ovviamente di Bernd Mayländer. In occasione del GP Australia che aprirà la stagione 2026, il tedesco celebrerà un traguardo leggendario: il suo 500° Gran Premio come pilota ufficiale della FIA F1 Safety Car. Un ruolo che ricopre dal 2000 e che coincide con il 30° anniversario della fornitura ufficiale di Mercedes-AMG al Circus.
Prima di diventare l’angelo custode dei piloti, Mayländer è stato un pilota di razza, capace di farsi valere nelle competizioni più dure del motorsport internazionale. Classe 1971, ha iniziato la sua scalata nei primi anni ’90, distinguendosi nella Porsche Carrera Cup Germania (vinta nel 1994) prima di diventare un pilastro della Mercedes nel DTM e nell’ITC. La sua velocità non era in discussione: nel 1999 ha chiuso al secondo posto di classe la 24 Ore di Le Mans e, nel 2000, ha trionfato nella leggendaria 24 Ore del Nürburgring. Questa solida base tecnica è ciò che gli ha permesso di gestire per venticinque anni vetture stradali portate al limite estremo per tenere dietro di sé in fila indiana, con un ritmo sufficiente per mantenere in temperatura gomme e impianti frenanti ma sempre in piena sicurezza, le monoposto di F1.
La chiamata di Charlie Whiting e il debutto a Imola
La carriera di Mayländer come pilota della Safety Car è iniziata in modo quasi fortuito, durante un weekend di gara a Imola nel 1999. In una recente intervista rilasciata ai canali ufficiali Mercedes, Bernd ha ricordato quegli istanti: “Nel 1999 ero ancora attivo come pilota nella Porsche Supercup. Ricevetti una chiamata il venerdì pomeriggio da Charlie Whiting, l’allora direttore di gara. Mi chiese se potessi sostituire con breve preavviso il pilota della Safety Car in Formula 3000, dato che Oliver Gavin era impegnato a correre lui stesso nella categoria”. Quella sostituzione, caldeggiata da Norbert Haug, fu il provino decisivo. “Un anno dopo, mi fu offerto ufficialmente il ruolo in F1. Accettai con gioia. Da allora, Melbourne 2000 ha segnato l’inizio di un’era che considero il periodo più significativo della mia vita”.

Ma cosa serve per resistere 25 anni in un ruolo così delicato? Secondo Mayländer, il segreto risiede in un mix di umiltà e precisione chirurgica. “Non devi immaginare di stare vincendo una gara, anche se guidi il gruppo ogni volta che entri in pista. È fondamentale seguire le istruzioni della direzione gara con precisione, essere in costante dialogo con loro e sapere esattamente quali informazioni passare e come farlo accuratamente. Devi comprendere il DNA delle corse e capire che sei responsabile della sicurezza del gruppo prima di riconsegnarlo alla direzione gara per la ripartenza”. Nonostante i 54 anni, il tedesco non sembra intenzionato a fermarsi: “Il traguardo dei 600 GP è nel mirino, ma 750 sarebbe un numero fantastico. Finché mi divertirò e manterrò il livello richiesto da Mercedes-AMG e dalla FIA, sarò lì”.
Momenti indelebili: tra l’emozione del debutto e lo stress tecnico
In 500 weekend di gara, Mayländer ha visto la F 1 trasformarsi radicalmente. Eppure, il ricordo più vivido resta quello del primo giorno di scuola. “Ricordo ancora benissimo la mia prima gara a Melbourne nel 2000. Ero sulla griglia di partenza del circuito di Albert Park con la Mercedes-Benz CL 55 AMG, con l’intero schieramento della F1 alle mie spalle. Fu un momento che non dimenticherò mai”. Tuttavia, il ruolo comporta anche il dover gestire situazioni ad alta tensione, non sempre legate a incidenti in pista.

Mayländer ha raccontato un aneddoto curioso legato alla gestione operativa dietro le quinte: “Una volta ricevemmo il carburante sbagliato. I nostri meccanici AMG dovettero smontare i serbatoi in pochissimo tempo e far arrivare i pezzi di ricambio con un volo d’urgenza. Fu estremamente stressante, ma grazie a un lavoro di squadra perfetto riuscimmo a gestire la situazione”. Oltre ai problemi tecnici, restano purtroppo i ricordi dei momenti più bui. “Penso soprattutto ai gravi incidenti in F1, F2 e F3. Avrei fatto volentieri a meno di quegli eventi, ma anche in quelle situazioni devi funzionare e fare il tuo lavoro. Non voglio citare singoli episodi negativi, preferisco concentrarmi su come abbiamo lavorato insieme per rendere migliori le situazioni difficili”.
L’evoluzione della sicurezza: dal comando radio ai sistemi digitali
Il passaggio dalla CL 55 AMG alla moderna Mercedes-AMG GT Black Series non è stato solo un incremento di cavalleria, ma una vera rivoluzione tecnologica nel modo di gestire le emergenze. Mayländer ha evidenziato come la tecnologia di bordo sia diventata fondamentale per assistere la direzione gara. “La F1 è cambiata enormemente, così come le Safety Car. Oggi abbiamo sistemi di monitoraggio a bordo che ci forniscono informazioni aggiuntive in tempo reale. La comunicazione non avviene più solo via radio, ma è visualizzata su monitor dedicati”.

Questi progressi hanno ridotto drasticamente il margine di errore e i malintesi durante le fasi concitate di una neutralizzazione. “Questo garantisce procedure chiare e ci aiuta a trasmettere informazioni con precisione assoluta. La velocità e l’efficienza della cooperazione con la FIA sono migliorate sensibilmente; oggi i processi sono molto più rapidi e professionali. Non è solo la Safety Car a essere cresciuta: le auto di F1, i circuiti e l’intero panorama motoristico operano oggi a un livello di sicurezza altissimo. È stato impressionante vivere questa evoluzione in prima persona e contribuire a modellarla durante tutta la mia carriera”.



