IndyCar | Schumacher sorride, buona la prima a Indy: Mick vuole le ruote scoperte

Ott 14, 2025

Matteo Pittaccio

A distanza di 19 anni dall’ultima volta uno Schumacher è tornato a correre a Indianapolis, teatro dei test post-stagionali della IndyCar Series. Parliamo di Mick, campione F2 2020 e attuale pilota Alpine nel WEC, in pista con la Dallara-Honda del Rahal Letterman Lanigan Racing per una giornata molto interessante. Il figlio del sette volte campione del mondo F1 ha esordito ufficialmente al volante di una IndyCar, cimentandosi alla guida delle tanto amate ruote scoperte nella pista in cui papà Michael ha trionfato per cinque volte, spinto dall‘obiettivo di capire se la categoria a stelle e strisce possa rappresentare una buona opzione per il prossimo futuro.

Chiusa la parentesi F1 dopo due stagioni in Haas e il biennio nel ruolo di collaudatore Mercedes, Schumacher ha dedicato tutte le attenzioni sull’endurance, legandosi ad Alpine nel WEC. Tuttavia, in molte uscite pubbliche il figlio d’arte ha affermato di preferire le monoposto e, prendendo coscienza delle poche possibilità di trovare un sedile in F1, la IndyCar è entrata nel mirino.

TERZO TEMPO AL DEBUTTO, PER SCHUMACHER LA INDYCAR È ALLETTANTE

Ieri, lunedì 13 ottobre, il Rahal Letterman Lanigan Racing ha quindi messo a disposizione del tedesco la Dallara #75, guidata in campionato da Louis Foster, per due turni di prove tra mattinata e pomeriggio. Oltre a Schumacher, in pista hanno girato il pilota Andretti/Coyne Dennis Hauger, campione IndyNXT, il vincitore della Indy500 2016 Alexander Rossi insieme al compagno Christian Rasmussen (Ed Carpenter Racing), Caio Collet (A. J. Foyt), Lochie Hughes (Andretti) e James Roe (Juncos Hollinger Racing). All’altezza della pausa pranzo Schumacher si è imposto su tutti, ma dei problemi al sistema di cronometraggio hanno cancellato i tempi. Tornato in pista per la sessione pomeridiana, il tedesco ha messo a segno il terzo crono in 1:10.980 a fronte del 1:10.768 di Hauger, capace di battere il più esperto Alexander Rossi.

Al netto dei tempi, sono le parole di Schumacher ad aver aperto qualche scenario interessante in ottica 2026: “non posso tornare in F2 perché ho vinto il campionato, la IndyCar sarebbe una buona opzione. Negli ultimi anni il mio obiettivo è stato tornare in F1, ma questo non è stato possibile. Vorrei correre di nuovo con le monoposto e questa categoria è interessante. È un gran campionato con 17 gare (contro le otto del WEC, ndr). Sono ancora giovane, voglio correre il più possibile e penso che le persone che lavorano in questo ambiente vivano per il motorsports. Mi piace anche la mentalità, il pilota è al centro della squadra, la guida in tutti i sensi. Credo che la scelta dipenda da me, devo capire se voglio correre in IndyCar o meno. Abbiamo qualche settimana per pensarci, consultare le possibilità e decidere.

IMPEGNO A TEMPO PIENO, MACCHINA “DIVERTENTE DA GUIDARE”

Schumacher ha citato anche gli ovali, parlando del tipo di impegno che prenderebbe nel caso in cui decidesse di correre in America: “Sarei curioso di provare gli ovali, penso che sarebbe un errore impegnarsi in questa categoria solo in parte. Se dovessi gareggiare in IndyCar, lo farei al 100%. Vorrei godermi le corse e per farlo mi devo sentire a casa. Non sto dicendo che l’Europa, il WEC o qualsiasi altra serie non siano accoglienti, ma forse sento che gareggiare nelle ruote scoperte sia ciò che ho sempre voluto.”

Ancora una volta, quindi, Schumacher ha sottolineato la spontanea tendenza a preferire le monoposto, nonostante la sua avventura nel WEC con Alpine lo abbia messo in luce come uno dei piloti più veloci della categoria (in ogni gara Schumacher è tra i più competitivi stando alla media dei giri). Nelle competizioni di durata, però, il ruolo del singolo passa più che mai in secondo piano rispetto alla squadra, basti pensare alla condivisione di una stessa macchina. Schumacher, invece, vorrebbe una posizione centrale all’interno di un team e la IndyCar potrebbe diventare la dimensione giusta.

Interessante, inoltre, l’opinione sulla Dallara DW-12: “tutti mi hanno detto che l’auto sarebbe stata pesante da guidare senza servosterzo, ma in realtà l’ho trovata più leggera del previsto, il ché è positivo, giusto? È divertente da guidare, è fisica, devi spingere sempre e questo è tutto ciò che cerchi in una macchina da corsa. Penso che la preparazione seguita negli scorsi anni mi abbia messo nelle condizioni giuste per questa giornata. Sono felice di aver lavorato con il team e, al contempo, di aver approfondito i loro programmi per capire cosa possa risultare utile alla squadra.”

Mick Schumacher IndyCar

Fonte: RLL Racing – X

IL QUADRO SUL MERCATO: SCHUMACHER È UNA MINACCIA?

Ma in quale contesto Schumacher potrebbe inserirsi in vista della prossima stagione? Teoricamente, il team di Bobby Rahal avrebbe tutti i sedili occupati. Graham Rahal, figlio del proprietario, avrà tra le mani la #15 fino a quando in famiglia non si penserà ad un cambio, mentre Devlin DeFrancesco e Louis Foster hanno dei contratti validi in corso. Tuttavia, la posizione di DeFrancesco non è così al sicuro, specialmente perché nel 2025 l’italo-canadese ha faticato molto, chiudendo 26° con un 11° posto nella Indy500 come miglior risultato. Inoltre, finire così indietro non ha permesso alla famiglia Rahal di entrare nel Leader’s Circle con la Dallara #30, mancando il bonus economico che spetta alle prime 23 auto in classifica.

Foster è giovane, ha prospettive sicuramente interessanti, ha conquistato una gran Pole a Road America e ha vinto il titolo di Rookie of the Year contro Robert Shwartzman. Guardando ai meri risultati, anche l’inglese non ha mai visto la Top10, ma tempi e prestazioni sono stati all’altezza, specialmente considerando le difficoltà tecniche sofferte dalla squadra nell’ultimo periodo. Tra i tre, quindi, a sentirsi più minacciato dal test di Schumacher a Indianapolis sarebbe proprio DeFrancesco, che spera di vedere rinnovata la fiducia e non perdere il posto. Mercato a parte, un eventuale arrivo di Schumacher tra le fila del team consentirebbe a Bobby Rahal di pianificare un 2026 più aggressivo sotto il profilo delle performance, affidandosi ad un pilota giovane sì, ma già forte di grande esperienza e, non meno importante, di un bel cognome. Tutto ciò di cui il team owner dell’Ohio avrebbe bisogno per lasciare le retrovie della IndyCar.

Autore

RIPRODUZIONE VIETATA. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge

SEGUICI SU
PODCAST