Nella giornata di venerdì 12 dicembre, Honda ha pubblicato sui propri canali ufficiali il video dell’accensione della power unit 2026, facendo “cantare” l’unità lungo tutta la scala dei rapporti. È il primo vero assaggio del sound della nuova generazione di power unit, costruita attorno al noto V6 1.6 turbo ma con un equilibrio interno profondamente diverso. L’architettura del motore endotermico resta, mentre cambia radicalmente il peso dell’ibrido: dal 2026 la potenza elettrica triplicherà, e quel timbro più secco e nervoso racconta già molto del futuro.
You heard it here first. Our soundtrack for 2026 🔊
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— Honda Racing F1 (@HondaRacingF1) December 12, 2025
Per Honda non si tratta soltanto di un’anticipazione tecnica, ma di una vera dichiarazione d’intenti. Dopo aver accompagnato Red Bull alla conquista dei titoli nell’era dell’effetto suolo, il marchio nipponico tornerà a un impegno ufficiale a tutto campo, diventando fornitore esclusivo di power unit per Aston Martin a partire dal 2026. Una partnership factory con la squadra di Lawrence Stroll che, secondo quanto raccontato da HRC, è già entrata in una fase molto avanzata sotto il profilo tecnico e culturale.
Watanabe: “C’è sempre stata la sensazione di essere un’unica squadra”
Ovviamente, l’integrazione tra telaio e motore riveste un ruolo importantissimo, soprattutto in questa fase iniziale del nuovo regolamento. Da questo punto di vista, la partnership tra Honda e Aston Martin sembra essere nata nel migliore dei modi: “Il rapporto tra gli ingegneri è ora molto forte, ma mi aspetto che migliori ulteriormente e si intensifichi man mano che entriamo sempre più in profondità nel progetto – ha spiegato Koji Watanabe, presidente di Honda Racing Corporation, in una lunga intervista ai canali ufficiali Aston Martin – Il terreno comune, fin dall’inizio, è stato questo spirito vincente: c’è sempre stata la sensazione di essere un’unica squadra. Ed è una cosa molto importante“.

Non si tratta soltanto di dichiarazioni di facciata. Il progetto vive quotidianamente tra persone, strutture e fusi orari diversi. Alcuni ingegneri Aston Martin Aramco sono stabilmente presenti a Sakura, sede HRC in Giappone, mentre personale Honda lavora a Silverstone, all’interno dell’AMR Technology Campus. Un’organizzazione distribuita che ha trasformato le nove ore di differenza di fuso in un vantaggio operativo: “La differenza di fuso orario è qualcosa che possiamo trasformare in un vantaggio – ha aggiunto Watanabe – Il Giappone è sveglio e al lavoro mentre il Regno Unito dorme, e viceversa, quindi il progetto va avanti 24 ore su 24. Quando qualcuno arriva in ufficio, può trovare una nuova serie di risultati e dati freschi provenienti dall’altra parte del mondo“.
Il rapporto con Newey
L’esclusività del rapporto tra Aston Martin e Honda riunisce tutti gli elementi per qualcosa di davvero speciale. Da un lato c’è l’esperienza recente del motorista giapponese, vincitore di diversi titoli mondiali con Red Bull e Max Verstappen; dall’altro c’è il genio di Adrian Newey – che quelle monoposto vincenti del team austriaco ha disegnato – chiamato a firmare la AMR26 e a dare forma tecnica alla nuova era del team. Un connubio che, secondo Watanabe, vive già di un confronto continuo e diretto: “Adrian è una delle persone con cui mi confronto più spesso, e si tratta spesso di scambi di opinioni, suggerimenti e feedback piuttosto intensi, ma sempre con l’obiettivo di vincere“.

Watanabe ha poi approfondito la natura di questo dialogo costante, chiarendo come il lavoro con il progettista britannico vada ben oltre il semplice disegno dei componenti: “Ogni volta che affrontiamo una discussione tecnica su componenti o sviluppi, il focus è sempre a lungo termine: come arriviamo alla vittoria? E questo può riguardare qualsiasi aspetto: un dettaglio di progettazione molto specifico, ma anche l’analisi dei concorrenti, il modo di gestire le persone per ottenere il massimo da loro, oppure ancora la parte finanziaria e come sfruttare nel modo più efficace i limiti imposti dal budget cap“.
Gli obiettivi e la capacità di superare i momenti difficili
Nel dettagliare cosa Honda si aspetta dal proprio ritorno a tempo pieno in F1, Watanabe ha sottolineato ancora come il percorso passi da piccoli ma fondamentali passi iniziali, prima ancora dei risultati puramente sportivi: “Per me la definizione di successo è che il 2026 sia l’anno in cui possiamo assicurarci che la partnership che abbiamo creato tra Aston Martin e Honda funzioni come previsto, come un’unica squadra integrata. Dobbiamo essere certi di avere i valori che ci siamo prefissati e di raggiungere i nostri obiettivi di prestazione“.

Un approccio pragmatico, che tiene conto anche delle molte variabili fuori dal controllo diretto del progetto: “Ciò che non possiamo prevedere, e che è al di fuori del nostro controllo, è il livello dei nostri concorrenti. Finché non lo conosceremo, non possiamo parlare di nulla che vada oltre il raggiungimento dei nostri obiettivi interni per la stagione. Ovviamente, nel lungo termine, l’obiettivo finale di questa partnership, e la nostra vera definizione di successo, è vincere il Campionato del Mondo“.
Secondo Watanabe, la chiave del progetto Aston Martin-Honda sta proprio nella visione condivisa, che supera la semplice collaborazione tecnica: “È molto importante adottare una prospettiva di lungo periodo. Il nostro rapporto con Aston Martin va oltre una collaborazione tecnica: stiamo condividendo una visione comune. All’AMR Technology Campus c’è molta passione, ma anche una grande qualità. Se a questo abbiniamo le capacità di sviluppo di Honda e la nostra abilità nel fornire power unit vincenti, abbiamo il potenziale per avere successo in F1 non solo nel 2026, ma anche nel 2027, 2028 e oltre. Siamo alla vigilia di qualcosa di molto speciale“.
“We have the potential to be successful in F1, not just in 2026, but also ’27, ’28 and beyond. We are on the eve of something very special.”
HRC President Koji Watanabe discusses Honda’s next F1 chapter, reuniting with Adrian Newey, and late-night calls in Sakura. pic.twitter.com/LWRHE76T4h
— Aston Martin Aramco F1 Team (@AstonMartinF1) December 10, 2025
Tutti ricorderanno le stagioni difficili vissute da Honda quando il costruttore giapponese ha deciso di rientrare in F1 un anno dopo l’introduzione delle power unit ibride. Prima di tornare a festeggiare vittorie e titoli, il cammino è stato lungo e ricco di delusioni, oltre che di momenti poco gratificanti come il celebre “GP2 engine!” pronunciato da Alonso nel corso del GP Giappone 2015. Memore di ciò, Watanabe ha sottolineato come il rapporto tra Aston Martin e Honda dovrà poggiare su fiducia e rispetto reciproco, soprattutto nei momenti più difficili: “È fondamentale fidarsi dei propri partner, rispettarli e continuare a migliorare insieme. Honda ha fornito motori e power unit a diversi team nel corso dei decenni. Ci sono stati giorni e anni con risultati eccellenti, ma anche giorni e anni con risultati negativi“.
Il presidente di Honda ha concluso il suo ragionamento spiegando come questo approccio sia fondamentale in un mondo come quello della F1: “Qualunque cosa accada in pista, è importante che restiamo un’unica entità. La F1 può essere crudele. È un ambiente duro e, a volte, se i risultati non sono quelli che speri, diventa difficile migliorare. Ma è assolutamente vitale mantenere il rapporto di fiducia e rispetto con i propri partner“. Forse, un messaggio neppure troppo velato rivolto proprio ad Alonso, il quale punto tantissimo sul 2026 per conquistare finalmente – almeno – quella trentatreesima vittoria che insegue ormai dal lontano 2013.



